Mai sbilanciarsi troppo con l’Urania Milano in perenne riassetto di questa complicata stagione, ma nella preziosa e netta vittoria su Forlì (99-81) l’impressione è che l’inserimento di Anthony Morse sia il tassello che mette finalmente a posto – o, meglio, fa tornare al loro posto – tutti gli altri.
Alla terza partita in maglia Wildcats e alla prima sul parquet dell’Allianz Cloud, non è certo sfolgorante il tabellino del centro americano naturalizzato italiano: 4 punti, 5 rimbalzi e un’uscita anticipata per raggiunto limite di falli. La sua presenza nelle rotazioni sotto canestro innesca però un positivo effetto domino con due prime, importanti conseguenze: Gentile può tornare a sfruttare tutta la sua fisicità da “3” per metterla anche al servizio della squadra (11 punti, ma soprattutto 9 assist, con l’aggiunta di 5 rimbalzi); Cavallero ritrova un ruolo da terminale offensivo che non a caso si trasforma anche in quello di top-scorer del match (25 punti, 7 rimbalzi). E il tutto senza togliere spazio a un Taylor che ne infila a sua volta 21 malgrado una serata storta da oltre l’arco (0/5, rimediato con un valido 8/12 da due e un perfetto 5/5 dalla lunetta).
L’effetto domino non pare poi finire qui. Anche l’eccellente prestazione di D’Almeida (14 punti, 8 rimbalzi e tanta difesa basso sulle gambe che vale anche due palloni recuperati) pare infatti conseguenza più o meno diretta dell’arrivo di Morse: perché la maggiore condivisione di responsabilità sotto i tabelloni (in panchina c’è comunque anche Morgillo, lui sì sacrificato dai nuovi equilibri ma in ogni caso a disposizione) si trasforma in una sicurezza che dà i suoi frutti a dispetto del difficile duello con Stephens (18, 7 rimbalzi), il migliore per coach Martino insieme con Pepe (18, con 4/4 e 2/4 dalla lunga) e Gaspardo (17, anche se con 2/8 da sotto, 4 rimbalzi).
Con Morse a dare manforte sotto le plance, a ritrovare un ruolo “su misura” nell’Urania è anche Lupusor (15, con 3/3 e 3/6 nelle triple), che può tornare a usare senza patemi i suoi centimetri di lungo atipico per contribuire dalla media e dalla lunga ai break vincenti. Per i quali, in un match che conferma l’altalenante momento di Amato (6 punti, 3 assist), è determinante anche e soprattutto la propulsione costantemente impressa in regia da Sabatini (3 punti, 5 assist e molte scelte efficaci).
Archiviato alla svelta il capitolo Rogic, che per la verità non abbiamo mai ben capito perché sia stato aperto (non per le condizioni fisiche del giocatore, ma appunto per la scelta di aggiungere al roster un esterno anziché un lungo), la squadra di coach Cardani chiude al meglio un gennaio difficile e aggancia in classifica proprio Forlì, aggiudicandosi anche il vantaggio negli scontri diretti (all’andata vinsero i romagnoli per 80-70). Con l’inizio di febbraio arriva la trasferta a Roseto contro il fanalino di coda del torneo: una sfida altrettanto decisiva per aumentare la distanza con la “zona rossa” come per capire se è stato finalmente trovato quel tassello a lungo mancante. Quello che può magari consentire di spingersi anche un pochino più su. (Paolo Corio)





