Ogni anno, alla scadenza del mercato NBA, le squadre sono chiamate a scoprire le carte: puntare ai playoff o concentrarsi su una scelta alta al draft? È il momento in cui alcune franchigie decollano dopo un grande scambio, mentre altre sprofondano in classifica in piena modalità tank. E poi ci sono quelle bloccate nel mezzo, che non hanno fatto mosse quando avrebbero dovuto, pagandone ora le conseguenze. Bleacher Report ha stilato la classifica delle cinque squadre più deludenti dalla trade deadline in poi.
Golden State, Sacramento e Houston: occasioni mancate
Al quinto posto ci sono i Golden State Warriors, con un record di 6-12 dalla deadline. Stephen Curry non gioca dal 30 gennaio per un problema al ginocchio, e Jimmy Butler si è rotto il legamento crociato anteriore 11 giorni prima. Entrambi gli infortuni erano già noti prima della scadenza del mercato, eppure la “soluzione” trovata dalla franchigia — lo scambio per Kristaps Porziņģis — ha sostanzialmente ucciso ogni possibilità di corsa ai playoff. Il centro lettone, spesso alle prese con problemi fisici, ha giocato appena sei delle 18 partite dei Warriors dopo lo scambio, per un totale di sole 23 presenze stagionali. Dal titolo del 2022, Golden State non è riuscita a impegnarsi su nessuna delle due timeline: ha tenuto Jonathan Kuminga troppo a lungo, per poi ricavarne pochissimo con Porziņģis. Il net rating di -4.1 dalla deadline è inferiore persino a quello dei New Orleans Pelicans (24-46).
Al quarto posto i Sacramento Kings, che paradossalmente stanno giocando bene nel momento sbagliato. Con un record di 6-6 nelle ultime 12 partite, Sacramento sta risalendo quando invece l’obiettivo stagionale era cambiato: avevano il peggior record NBA alla deadline, ma ora tre squadre li hanno superati nella corsa alle migliori probabilità al draft. Trattenere veterani allergici alle sconfitte come DeRozan e Westbrook è stato un errore: cederli o liberarli tramite buyout verso una contender avrebbe facilitato la corsa dei Kings alla prima scelta assoluta.”
“Vincere quando si sta cercando di perdere è una forma di incompetenza tutta nuova, e aiuta a spiegare perché questa franchigia ha raggiunto i playoff solo una volta negli ultimi 20 anni”.
Terza posizione per gli Houston Rockets, che hanno scelto di restare fermi alla deadline, una decisione che potrebbe costare loro una reale chance al titolo. Il gioco delle guardie è stato un problema per tutta la stagione, dopo la perdita di Fred VanVleet per rottura del crociato. Houston è 10-9 con un net rating di +0.0 dalla deadline, con un attacco che si regge troppo su un Kevin Durant 37enne impiegato per 36 minuti a sera. I Rockets sono ultimi in NBA nel rapporto assist/palle perse (1.41) dalla deadline, con Durant, Alperen Şengün e Amen Thompson che da soli perdono quasi 10 palloni a partita. Il piano per fermare Houston è ormai noto a tutti, come dimostrato dai Los Angeles Lakers il 16 marzo: 12 punti concessi ai Rockets nell’ultimo quarto, raddoppiando sistematicamente Durant e costringendo gli altri a fare la differenza.
Philadelphia e Denver: le delusioni più grandi
Al secondo posto i Philadelphia 76ers. Al momento della deadline erano sesti a Est con un record di 29-22, e Joel Embiid stava vivendo un momento straordinario: 33.1 punti, 8.6 rimbalzi, 5.4 assist e 51.9% da tre nelle ultime nove partite. Tyrese Maxey stava per partecipare al suo secondo All-Star Game consecutivo. Da inizio febbraio, però, è stato un disastro: 8-11 con un net rating di -7.2, scivolati al nono posto a Est. Embiid ha giocato solo due partite dalla deadline per un infortunio agli obliqui, Maxey è ai box per un problema a un tendine del mignolo destro. Philadelphia ha sorpreso tutti diventando venditrice, cedendo Jared McCain agli Oklahoma City Thunder in cambio di scelte al draft. Con Embiid e Paul George che hanno ancora quasi 300 milioni di dollari sui rispettivi contratti — circa il 69% del salary cap — nessuno toccherà quei contratti in un eventuale scambio. Maxey e VJ Edgecombe restano le uniche speranze per il presente e il futuro, a meno che Daryl Morey non riesca a orchestrare un blockbuster in estate.
La squadra più deludente dalla trade deadline sono i Denver Nuggets. Sembravano essersi staccati insieme a Oklahoma City e San Antonio come élite della Western Conference, ma il record di 9-9 dal 5 febbraio li ha fatti precipitare dal terzo al sesto seed a Ovest, a sole 2.5 partite dal play-in. A differenza di altre squadre, Denver non può appellarsi agli infortuni: Nikola Jokić, Jamal Murray, Christian Braun, Tim Hardaway Jr., Jonas Valančiūnas e Bruce Brown hanno giocato tutte le 18 partite dalla deadline. Cameron Johnson, Julian Strawther e Spencer Jones ne hanno disputate 12 o più, e Aaron Gordon è rientrato da un infortunio al tendine del ginocchio. Solo Peyton Watson non ha giocato in questo periodo.
Un attacco che a inizio stagione era d’élite ha fatto un passo indietro: persino Jokić ha faticato con le palle perse (4.8 a partita) e dal tiro da tre (32.1%). La difesa dei Nuggets si piazza solo 14ª dalla deadline. Con Jokić ancora nel pieno dei suoi poteri e considerato il miglior giocatore al mondo, la pressione sull’organizzazione per vincere un altro titolo è enorme. Tutto ciò che è successo dalla trade deadline suggerisce che c’è ancora molto lavoro da fare.
