A 37 anni, Aleksey Shved continua a dimostrare di essere uno dei talenti più cristallini del basket europeo con la maglia dell’Uniks Kazan. In una recente intervista rilasciata ai media serbi a San Pietroburgo, il veterano russo ha aperto il libro dei ricordi, svelando retroscena inediti sul suo mancato approdo a Belgrado e riflettendo sul difficile momento dei club russi.
La nostalgia dell’Eurolega e l’isolamento dei club russi
Il primo pensiero di Aleksey Shved è andato inevitabilmente all’esclusione delle squadre della VTB League dalle competizioni internazionali. Per un giocatore che ha scritto pagine di storia tra CSKA Mosca e Khimki, l’assenza dal massimo palcoscenico continentale è una ferita aperta:
«L’EuroLega mi manca tantissimo, ho sempre il desiderio di competere al massimo livello. Tutti sanno che non ci permettono di giocare. Aspettiamo che la situazione si risolva, non fa bene a nessuno sport e nemmeno alla competizione stessa.»
Stella Rossa e Partizan: i due trasferimenti sfumati
Il passaggio più clamoroso dell’intervista riguarda il quasi-accordo con la Stella Rossa di circa due anni fa. Aleksey Shved è stato molto esplicito nel chiarire i motivi che hanno impedito il suo arrivo alla corte di Duško Ivanović:
«Non mi hanno permesso di andare alla Stella Rossa perché sono russo. Avevamo parlato, so quali Paesi hanno bloccato tutto e cosa è successo». Secondo quanto emerso, le tensioni geopolitiche e la presenza in rosa del lituano Rokas Giedraitis avrebbero reso impossibile la trattativa.
Tuttavia, il destino di Aleksey Shved avrebbe potuto incrociare la Serbia già molti anni fa. Quando aveva solo 19 anni, il leggendario Duško Vujošević fece di tutto per portarlo al Partizan, ma il CSKA Mosca pose il veto al trasferimento: «Ero un loro giocatore e non mi lasciarono andare», ha ricordato con un pizzico di rammarico.
Il legame con Teodosić e Krstić
Nonostante i trasferimenti mancati, il legame di Aleksey Shved con il basket serbo resta fortissimo, cementato dagli anni d’oro trascorsi a Mosca con compagni di squadra indimenticabili. Il fuoriclasse russo ha dedicato parole di grande stima a Miloš Teodosić, sottolineando come gli manchino i suoi assist e la sua visione di gioco fuori dal comune.
Allo stesso modo, Shved ha ricordato con affetto la solidità di Nenad Krstić, definendo i suoi blocchi come straordinari e ribadendo quanto sia stato un piacere condividere il parquet con loro. Oggi, mentre si gode la sua esperienza all’Uniks, Aleksey Shved guarda al passato con la consapevolezza di chi ha sfiorato piazze leggendarie, ma resta fermo nella speranza di poter vedere presto il basket russo reintegrato nei circuiti d’eccellenza mondiale.





