Ci vuole coraggio a presentarsi davanti ai giornalisti dopo certe partite. Veljko Mrsic lo ha fatto, e lo ha fatto senza cercare scappatoie. Il tecnico ha preso su di sé il peso di una prestazione che non ha lasciato spazio a interpretazioni: gli avversari hanno dominato dall’inizio alla fine, in ogni zona del campo, come riporta La Nuova Sardegna.
«Fin dall’inizio abbiamo visto una partita in cui gli avversari hanno comandato sul campo e ci sono stati superiori in ogni segmento del gioco. Non c’è molto altro da dire, se non che mi prendo tutta la responsabilità per la prestazione di oggi.»
Una sconfitta che Mrsic non ha attribuito a episodi o sfortuna, ma a qualcosa di più profondo. Alla domanda su un possibile problema di tenuta mentale del gruppo, la risposta è stata diretta: «probabilmente la squadra è stata condizionata anche dall’aspetto mentale». E ancora, con una sintesi brutale: «noi eravamo spenti».
Ceron l’unico a reggere il livello
In una serata così grigia, l’allenatore ha voluto salvare un solo giocatore: Marco Ceron, applaudito dal pubblico al termine della partita. Mrsic lo ha definito «l’unico giocatore con un livello di energia adeguato all’importanza della partita», aggiungendo che qualcun altro ha provato ad alzare l’intensità nel secondo tempo, ma che la palla a due era alle 17. Un dettaglio che dice tutto sull’approccio molle della squadra.
Il problema, secondo il tecnico, affonda le radici nelle ultime uscite esterne: «Le ultime sconfitte in trasferta hanno contribuito alla prestazione di oggi». Un circolo vizioso che rischia di erodere le certezze del gruppo proprio nel momento meno opportuno, con Bologna e Brescia in arrivo. «Vedendo questa prestazione e le prossime due avversarie sicuramente la fiducia non può essere massima», ha ammesso senza filtri.
«Siamo ancora vivi, ma non si può giocare così spaventati»
Mrsic non ha alzato bandiera bianca, ma ha tracciato una linea netta su ciò che è accettabile e ciò che non lo è. «Siamo ancora vivi, ma non possiamo continuare così» è il messaggio lanciato al gruppo. E soprattutto: «Si può perdere, ma non si può giocare così spaventati». Una distinzione importante, che separa la sconfitta sportiva dal blocco psicologico che va affrontato e risolto d’urgenza.
Il tecnico ha già avuto un confronto con la società e ora attende il prossimo turno di riposo per riordinare le idee. Il lavoro da fare, evidentemente, riguarda la testa prima ancora della tattica.





