Il basket a Trieste rischia di perdere la sua casa. Il timore che la squadra possa trasferirsi a Roma si fa sempre più concreto, e la città ha cominciato a reagire. La partita di domenica scorsa contro la Germani Brescia ha fatto da detonatore: il malcontento che covava da tempo è esploso in modo visibile, dentro e fuori dal palazzetto.
In questo clima, Trieste Basket Srl, socio di minoranza della Pallacanestro Trieste, ha deciso di uscire allo scoperto. La società ha emesso una nota ufficiale in cui si schiera apertamente con chi protesta, rivolgendosi direttamente al presidente Paul Matiasic, come riportato da Il Piccolo
L’appello a Paul Matiasic e il richiamo alle istituzioni
«Presidente Matiasic, collaboriamo per mantenere l’identità»
Un appello che guarda anche fuori dalla società. Nel comunicato si chiede l’intervento delle istituzioni regionali e locali, si invoca il sostegno del tessuto imprenditoriale che negli anni ha affiancato il club, e si torna sulle parole pronunciate dal ministro per lo Sport Andrea Abodi durante la sua visita a Trieste il 26 marzo scorso:
«Trieste Basket si appella alle istituzioni regionali e locali, al mondo imprenditoriale rimasto in questi anni vicino alla società, e chiede che le parole del Ministro Abodi vengano ascoltate»
La mobilitazione della Curva Nord
Anche il tifo organizzato ha scelto di non restare in silenzio. La Curva Nord ha convocato una conferenza stampa all’Hotel Milano di via Ghega, fissata per le 16.30. Sui muri della città sono comparsi manifesti con un messaggio diretto: «Tutto questo non può finire».
I tifosi hanno inoltre annunciato la volontà di farsi carico personalmente dell’ammenda da 1.200 euro inflitta alla società in seguito alle contestazioni, trasformando un atto disciplinare in un gesto di appartenenza collettiva.
Sullo sfondo resta la figura di Gianni Petrucci, presidente federale, mentre la città attende risposte concrete da chi ha in mano le sorti di una squadra che Trieste non vuole perdere. La tensione resta altissima: il rischio di vedere una storica piazza del basket italiano svuotata della propria identità sportiva a favore del progetto romano è un’ipotesi che la base non intende accettare senza lottare.
