Per ventidue anni, il nome di Mario Fioretti è stato quasi un sinonimo del parquet del Mediolanum Forum. Una vita da assistente all’Olimpia, testimone di ere geologiche del basket milanese, fino al grande salto come head coach a Tortona. Molti si sono chiesti se, dopo l’era Messina e con l’ascesa di nuove figure come Poeta, ci fosse mai stato un momento in cui Fioretti avesse visualizzato se stesso come il “prescelto” per la panchina più prestigiosa d’Italia. In una chiacchierata sincera con Backdoor Podcast, il coach ha affrontato il tema del distacco e del “cosa sarebbe successo se”, con una lucidità che non lascia spazio a rimpianti malinconici, ma a una poetica visione della realtà.
La confessione di Fioretti: tra sogni e realtà
Fioretti ha spiegato con grande onestà il suo rapporto con il passato milanese e il modo in cui vive la sua nuova avventura sulla panchina piemontese:
“Sarei falso a dire che sogni di dire ‘magari un giorno l’alleno io’, ma è appunto un sogno. Sogno anche qualche giorno di essere quel pomeriggio in Sardegna a casa di mia nonna, ma so che non è fattibile. E quindi quando sogni puoi anche sognare quello, ma non perché pensassi che ne avessi un diritto particolare. Una volta che ho deciso di venire a Tortona, per come sono fatto io e per come vivo io le cose, una volta che intraprendi una strada poi dopo non ti guardi più dietro.
Vivo con trasporto e mi tengo stretto davvero quello che ho, penso che mi abbiano dato un’opportunità incredibile qua per fare il capo allenatore a Tortona e questo è diventato il mio sogno di tutti i giorni. Questo non vuol dire che mi sia dimenticato 22 anni della mia vita: il mio affetto per l’Olimpia e per le persone che la rappresentano resta immutato, ma adesso Tortona è la cosa più bella che io possa avere.”
Tortona, il nuovo sogno quotidiano
La grandezza di Fioretti sta proprio qui: aver trasformato l’affetto per un passato monumentale in energia per un presente concreto. Se la panchina di Milano resta nel cassetto dei desideri impossibili, come i pomeriggi d’infanzia in Sardegna, la realtà di Tortona è un “sogno quotidiano” costruito con il lavoro e la gratitudine, lontano dalle luci della ribalta milanese ma al centro di un progetto che ha finalmente trovato il suo leader.
