Il clima si fa pesante in casa Virtus Bologna dopo gara-3 delle semifinali Scudetto contro la Reyer Venezia. Al centro della contestazione c’è il capitano bianconero, Alessandro Pajola, preso di mira da alcuni sostenitori della sua stessa squadra all’uscita dal palazzetto.
A ricostruire dettagliatamente l’accaduto è Giuseppe Malaguti tramite un post su Facebook. Al termine del match, i giocatori della Virtus hanno imboccato l’uscita riservata agli atleti, camminando lungo un breve tratto all’aperto separato dalle transenne dietro cui si trovavano i tifosi. È in questo momento che sono partiti insulti pesanti all’indirizzo del playmaker. Malaguti ha commentato l’episodio sottolineando l’assurdità delle accuse:
«Le grandi colpe di Ale Pajola? Non aver ancora rinnovato con la Virtus. Forse, prima di urlare, bisognerebbe chiedersi quali siano i reali motivi del mancato rinnovo. O forse l’altra sua “grave colpa” è stata quella di abbracciare a fine partita Leo Candi, compagno di Nazionale ma ora rivale».
Pajola, tra fair play e mercato: i motivi della contestazione
La conferma delle tensioni è arrivata anche dalle colonne del Corriere di Bologna, firmata dal giornalista Daniele Labanti, che ha evidenziato come l’episodio abbia tenuto banco anche nei minuti successivi alla partita: «
Di questo si è discusso anche nel parcheggio, con alcuni tifosi bolognesi che hanno insultato Pajola per aver abbracciato l’avversario a fine gara».
A scatenare la rabbia di una parte della tifoseria è stato quindi un semplice gesto di fair play sportivo — l’abbraccio a fine partita con Leo Candi, amico e compagno in Nazionale — unito ai malumori per la situazione contrattuale del giocatore. Pajola, la cui stagione si è conclusa in anticipo a causa di un problema fisico, vedrà scadere il proprio contratto a fine anno. La separazione definitiva dalla Virtus Bologna, d’altronde, era già stata virtualmente anticipata dalla stessa società.
