Zoran Savic non ha dubbi: la Capitale rappresenta un’opportunità straordinaria e atipica nel panorama cestistico continentale. Il forte interesse attorno alla città non è casuale, ma è strettamente connesso ai movimenti dei vertici del basket mondiale:
“Roma è la città più interessante perché è l’unica grande città d’Europa che non ha una squadra. Semplicemente, è normale che l’annuncio dell’arrivo di NBA Europe abbia messo in moto tutto questo”.
Una città di calcio con infrastrutture datate
Il percorso verso il basket d’élite, tuttavia, deve fare i conti con una radicata cultura calcistica e con evidenti limiti strutturali. Roma è una metropoli a trazione calcistica, dove circa il 70% della popolazione tifa Roma e il resto Lazio. Savic ricorda come in passato, persino durante le partite di EuroLeague, il pubblico al palazzetto si fermasse a sole tre-quattromila spettatori.
A questo si aggiunge il nodo cruciale delle infrastrutture: l’arena principale risale al 1958, costruita in vista delle Olimpiadi del 1960, e non è certamente all’altezza degli standard moderni. Nonostante queste criticità, Savic sottolinea la volontà concreta delle istituzioni locali — a partire dal sindaco — di sostenere lo sport di alto livello con nuovi impianti e progetti ambiziosi. La città, secondo il dirigente, potrebbe tranquillamente ospitare due o tre realtà competitive. Esiste inoltre già un progetto che ha ripreso il nome storico della Virtus Roma e che con ogni probabilità entrerà in seconda lega.
Savic rievoca il precedente del Messaggero e il nuovo modello economico
Il passato del basket romano è glorioso. Savic rievoca l’epoca d’oro del Messaggero Roma, un club capace di attirare la prima e la seconda scelta del Draft NBA. All’epoca, i top player potevano guadagnare in Europa cifre superiori a quelle offerte oltreoceano: Danny Ferry, ad esempio, scelse di trasferirsi nella Capitale direttamente dal college, rinunciando alla NBA per un anno.
Quel modello, basato su imprenditori facoltosi che investivano per pura passione e spesso a fondo perduto, ha caratterizzato a lungo il campionato italiano. Oggi, però, serve un cambio di paradigma radicale: i club devono poter contare su ricavi televisivi e strutturali più solidi:
“Penso che questa tendenza debba cambiare. I club devono proteggersi e avere molti più soldi provenienti dalla televisione e dalle organizzazioni delle leghe in cui giocano”.
Voci di mercato e lo scenario italiano
Sulle indiscrezioni che hanno accostato diversi nomi di spicco al nuovo progetto romano, Savic preferisce mantenere la massima prudenza e non sbilanciarsi:
“Non posso dire nulla a riguardo. C’è sempre qualcuno che tira fuori alcuni nomi e alcune idee, poi tutti le riprendono. Ma a volte in tutto questo non c’è assolutamente nulla di vero”.
Lo sguardo del dirigente si allarga infine al resto della penisola, evidenziando una situazione in forte evoluzione. Savic osserva con interesse quanto sta accadendo a Napoli, dove una cordata di investitori americani ha acquisito il club con l’intenzione di costruire un’arena moderna da 15.000 posti. Cita anche Milano, dove il proprietario del Milan starebbe valutando di investire in NBA Europe per creare una nuova squadra, distinta dall’Armani.
Il quadro complessivo è ricco di fermento ma presenta diverse incognite. Il rischio concreto è che la frammentazione tra troppe squadre, progetti e leghe possa danneggiare il movimento. L’auspicio di Savic resta una convergenza strategica tra FIBA, EuroLeague e tutti gli attori coinvolti, anche se al momento una vera sintesi appare complessa.
