Luca Banchi è tornato. Il commissario tecnico della Nazionale italiana di basket è di nuovo a Folgaria con il gruppo azzurro, impegnato nella preparazione alle gare della prima finestra della seconda fase di qualificazione al Mondiale 2027. Un ritorno atteso, dopo che un periodo di lontananza per motivi familiari lo aveva costretto a lasciare temporaneamente il timone nelle mani del vice Ramondino e del resto dello staff. Ha parlato così al Corriere dello Sport:
«La pallacanestro è il mio ambiente e mi è mancato. Questa Nazionale è una seconda famiglia. La palestra è il luogo dove mi sento a mio agio, dove riesco a esprimermi. È stato bellissimo ritrovare persone che, in queste settimane di assenza, non hanno mai smesso di far sentire a me e alla mia famiglia un sostegno costante, a cominciare dal presidente Petrucci. Sono qui anche per ripagarli dell’affetto ricevuto.»
Parole che raccontano un legame profondo con il gruppo azzurro, al di là del semplice ruolo tecnico. E il lavoro svolto dallo staff durante la sua assenza non ha fatto che rafforzare quella fiducia reciproca:
«Non avevo alcun dubbio sulle competenze dei miei assistenti. Le loro qualità confermano la bontà della nostra scuola tecnica. Credo si possa riconoscere di aver creato un ambiente capace di valorizzare ogni componente, a garanzia degli atleti e dei club.»
Trentanove convocati, un’identità da costruire
Tra i nuovi innesti nel gruppo di Folgaria figurano Melli, Fontecchio e Darius Thompson, mai impiegati da quando Banchi ha preso le redini della panchina azzurra. L’obiettivo dichiarato è rendere il sistema di gioco il più possibile chiaro e assimilabile per i giocatori, affinando concetti che i tempi ristretti delle finestre non sempre permettono di consolidare.
Sul fronte delle qualificazioni, la situazione è positiva ma non lascia spazio alla leggerezza: Bosnia e Serbia attendono l’Italia, e Banchi non sottovaluta nessuno:
«Abbiamo una classifica confortante, ma sappiamo che tutto può essere rimesso in gioco. Tutte le Nazionali schiereranno i migliori. Il livello sarà molto alto.»
Il futuro del basket italiano, tra club e Nazionale
Banchi guarda anche al panorama dei club, con interesse per le realtà che stanno costruendo il proprio progetto attorno a un nucleo di giocatori italiani. Cita come modelli virtuosi l’Olimpia Milano dell’era Armani e la Virtus Bologna dell’era Zanetti, capaci di stabilizzarsi ai vertici grazie a un’identità italiana riconoscibile. Apprezza la direzione intrapresa da club come le due nuove squadre romane e Napoli, e segue con curiosità la neopromossa Verona, che potrebbe offrire visibilità a giovani come Loro, Zampini e Poser, già nel radar della Nazionale maggiore.
Sul fronte del monitoraggio dei talenti all’estero, Banchi sottolinea il ruolo fondamentale di Rick Fois, che insieme a Filippo Messina rappresenta il punto di riferimento della Federazione negli Stati Uniti: non solo supporto operativo durante l’estate, ma osservatore costante di tutti i giocatori italiani attivi oltreoceano, dalla NBA fino alle high school.
Quanto al suo futuro sulla panchina azzurra, il contratto con la FIP gli garantisce la continuità, ma Banchi va oltre il dato formale: vuole proseguire il lavoro avviato e lasciare un’organizzazione più solida di quella che ha trovato. In questo percorso, indica come figure determinanti il presidente Petrucci, Salvatore Trainotti e Gigi Datome.
