L’ormai ex Leonessa Brescia è pronta ad affrontare la nuova stagione dopo il rumoroso e dibattuto trasferimento nella Capitale, con conseguente nascita della Maxima Roma. Fatta eccezione del leader storico come Miro Bilan, che hanno scelto di rimanere e sposare il progetto del nuovo proprietario Paul Matiasic, il resto del roster era tutto da ricostruire. Ha costruito un gruppo che rappresenta un mix di veterani della categoria, giovani promettenti e giocatori internazionali, molti dei quali con un passato in NBA, tutti da scoprire per il nostro campionato. Proprio in quest’ultima categoria rientra Matt Ryan.
LA SUA CARRIERA
Matthew Richard Ryan è il nome completo del nativo di Valhalla, piccola località di circa 3.000 abitanti situata nella contea di Westchester, nello Stato di New York. Dopo un passato collegiale vissuto tra Notre Dame, Vanderbilt e Chattanooga, dove colleziona complessivamente 134 partite, nel 2020 viene inserito nel Second-team All-SoCon e decide di dichiararsi eleggibile per il Draft NBA, senza però essere scelto da nessuna franchigia.
Per un periodo torna a casa e lavora come fattorino, mentre continua a giocare per una piccola realtà locale. Nell’estate del 2021, però, dopo una buona Summer League con i Cleveland Cavaliers, torna nel basket americano che conta, dove rimarrà per cinque stagioni si dividendosi tra NBA e, soprattutto, G League, spesso attraverso contratti two-way. La sua prima esperienza nella massima lega americana arriva con i Boston Celtics nella stagione 2021/22, nella quale colleziona una sola presenza.
Nella stagione successiva firma con i Los Angeles Lakers, dove trova maggiore spazio, ma viene tagliato a stagione in corso dopo 12 presenze. Passa quindi ai Minnesota Timberwolves, con cui disputa altre 22 gare: chiudendo così l’annata con 34 apparizioni complessive, massimo stagionale della sua carriera NBA, seppur principalmente attraverso spezzoni di partita.
Nella stagione 2023/24 passa ai New Orleans Pelicans, dove disputa 28 gare di regular season, facendo registrare anche la sua prima e unica presenza in quintetto in NBA. A queste si aggiunge un’apparizione di tre minuti nella sconfitta di Gara 3 del primo turno playoff contro gli Oklahoma City Thunder. Infine, nella stagione 2024/25, si accasa ai New York Knicks, con cui fa gioca solamente 19 match.
A fine 2025 decide di intraprendere la sua avventura in Europa firmando per il Dubai Basketball, formazione al debutto in Eurolega. Il primo anno al di qua dell’Oceano, però, non è particolarmente fortunato. L’arrivo a stagione in corso non gli permette di svolgere la preparazione con la nuova squadra e i problemi di inserimento lo costringono a collezionare soltanto sei presenze con il club emiratino, tutte tra fine novembre e inizio febbraio.
Dopo aver trascorso diversi mesi fuori dalle rotazioni, a giugno termina la sua esperienza con Dubai. In estate, prima della firma con Roma, Ryan riceve anche la prima convocazione con la Nazionale statunitense per disputare due partite di qualificazioni Mondiali, contro Repubblica Dominicana e Messico, senza però lasciare particolarmente il segno.
Nonostante una stagione travagliata, dal 6 agosto 2026 Ryan diventa un giocatore della Maxima Roma. La sua firma è stata accolta con entusiasmo dalla società e c’è molta attesa per il suo arrivo nella Capitale. Andiamo quindi a scoprire perché e quale impatto può portare l’americano alla nuova formazione di coach Matteo Cotelli.
ATTACCO
Il contributo che può dare Ryan si vede principalmente nella fase offensiva. L’ex Lakers è uno specialista puro del tiro, un giocatore di striscia capace di spaccare le partite se trova ritmo, ma con limiti strutturali evidenti, legati soprattutto alla monodimensionalità offensiva e alle difficoltà nella propria metà campo, che ne hanno condizionato la carriera.
A livello statistico, l’ultima stagione propone un campione troppo ridotto per aiutarci a spiegare fino in fondo il giocatore. I numeri delle sue stagioni NBA, invece, raccontano meglio il profilo che Roma si troverà di fronte.
Nelle sue stagioni nella massima lega americana Matt ha viaggiato con un ottimo 40,2% da oltre l’arco, frutto di 80 canestri su 199 tentativi. Nella sua annata migliore, quella con i Pelicans, il prodotto di Notre Dame ha fatto registrare addirittura uno strepitoso 45,1% da tre punti, segnando 41 dei 91 tiri presi. Una percentuale che racconta bene la pericolosità di Ryan quando entra in ritmo e trova fiducia.


Come tutti gli specialisti della materia, possiede una meccanica di tiro pulita e rapidissima, alla quale aggiunge un punto di rilascio molto alto per il ruolo. Sfruttando i suoi 201 centimetri d’altezza, Ryan riesce spesso a tirare sopra la testa del diretto marcatore, soprattutto se si tratta di pari ruolo o guardie, riuscendo a segnare anche in presenza di una buona contestazione difensiva.
Inoltre, è molto abile ed efficace sia sugli scarichi sia in uscita dai blocchi. La grande maggioranza delle sue conclusioni realizzate nasce da una creazione altrui. Nella stagione 2023/24, infatti, il 92,7% delle triple segnate da Ryan arrivò dopo un assist di un compagno.
Un dato che fotografa perfettamente il suo profilo: pericolosissimo senza palla, molto meno efficace quando deve generarsi autonomamente una conclusione.
Questo dato può infatti essere letto anche in chiave negativa. Ryan è un giocatore fortemente monodimensionale: se lo costringi a mettere palla a terra dopo la ricezione o a crearsi un tiro da solo, il suo apporto cala drasticamente.
Non è un giocatore capace di creare per sé né tantomeno per gli altri dal palleggio, fatica ad attaccare il ferro e, soprattutto a livello NBA, ha spesso pagato una limitata esplosività. Non possiede inoltre un gioco di passaggi particolarmente sviluppato.
Si tratta quindi di un giocatore situazionale, la cui principale dote è quella di allargare il campo. Proprio per questo, in coppia con centri molto fisici e che hanno bisogno di spazio nel pitturato come Bilan, Vernon Carey e Gora Camara, potrebbe rivelarsi una pedina chiave dell’attacco di Roma.
Come ogni tiratore che si rispetti, non è uno che si tira indietro quando c’è da prendere una conclusione difficile o allo scadere, anche nelle serate in cui sembra non entrare nulla. Ma soprattutto non ha paura di prendersi tiri pesanti.
Tutti ricordano la sua clamorosa tripla dall’angolo allo scadere con la maglia dei Los Angeles Lakers nel 2022, che portò la gara all’overtime proprio contro i Pelicans.
DIFESA
Se in fase offensiva, nonostante i limiti, Ryan sa come rendersi utile alla causa, nella propria metà campo il suo apporto è decisamente inferiore.
L’americano soffre tremendamente negli scivolamenti laterali e il contenimento del primo passo. Quando marca pari ruolo rapidi o cambia sugli esterni, finisce spesso per essere battuto. Inoltre, paga la mancanza di verticalità e tonnellaggio quando deve contenere avversari più fisici spalle a canestro.
Il risultato? Nel gioco dei blocchi e dei successivi cambi difensivi, gli attacchi avversari tendono a puntarlo sistematicamente come uno degli anelli deboli della catena, trasformandolo in un bersaglio fisso.
Proprio i limiti strutturali nella propria metà campo sono stati spesso tra i principali motivi del minutaggio ridotto avuto fin qui in carriera dall’ala statunitense. Una lacuna diventata ancora più evidente una volta arrivato in Europa.
Anche in questo caso, numericamente la sua prima stagione europea non ci fornisce un campione sufficiente per un’analisi davvero approfondita. Se però prendiamo come riferimento la sua miglior stagione NBA, quella con i Pelicans, emerge come Ryan abbia concesso 0,94 punti per possesso nelle situazioni in cui l’uomo da lui marcato concludeva l’azione. Gli avversari hanno inoltre tirato contro di lui con il 40,8% da tre e il 46,8% dal campo.
A questo si aggiunge una pericolosa mancanza di versatilità tattica, che finisce per condizionarne la permanenza sul parquet.
Nel momento in cui le polveri si bagnano e il tiro da tre punti non entra, l’ex NBA rischia infatti di trasformarsi in un giocatore difficile da mantenere in campo. Non avendo nel proprio arsenale particolari doti da regista per innescare i compagni, né una versatilità difensiva tale da compensare nelle altre fasi, Ryan si trova spesso senza un vero piano B a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà.
CONCLUSIONI
In definitiva, Matt Ryan arriva a Roma sicuramente come uno dei giocatori più intriganti, ma allo stesso tempo più difficili da inquadrare del nuovo roster della Maxima. Il talento offensivo è evidente e il tiro da tre punti rappresenta un’arma potenzialmente devastante per una squadra che avrà bisogno di aprire il campo e punire gli aiuti difensivi. Molto del suo rendimento dipenderà però dal contesto. Se Roma riuscirà a costruirgli conclusioni sugli scarichi e in uscita dai blocchi, il suo impatto potrà essere importante e, nelle giornate migliori, persino decisivo.
La vera discriminante tra un utilizzo massiccio e un ruolo ai margini, come accaduto a Dubai, emergerà però nelle giornate no, quando il tiro dalla distanza non entrerà e Ryan dovrà trovare un altro modo per rendersi utile alla causa. La sfida di coach Cotelli sarà quindi trovare il giusto equilibrio tra la valorizzazione delle sue qualità e la necessità di mascherarne i difetti. Dopo una prima esperienza europea poco indicativa, Roma può rappresentare per Ryan l’occasione per dimostrare di poter essere qualcosa in più di uno specialista situazionale.
Le premesse per diventare un’arma importante ci sono tutte. Ma, probabilmente più che per altri giocatori del roster, il confine tra un Ryan decisivo e uno difficilmente utilizzabile passerà da una cosa molto semplice: la capacità di continuare a segnare da tre con continuità.





