A soli 34 anni, Nikola Kalinic ha deciso di appendere le scarpe al chiodo, una scelta che ha colto di sorpresa buona parte del mondo del basket europeo. L’ala serba appariva ancora in buone condizioni fisiche e perfettamente in grado di dire la sua ai massimi livelli. Eppure, come ha raccontato lui stesso, dietro quella decisione c’è un percorso interiore che andava avanti da tempo:
“Questa situazione si protraeva da qualche anno. Non provavo più la stessa passione di prima da molto tempo. Non so se chi mi guardava in TV se ne sia accorto, ma non era più come prima. Ho iniziato a preparare il terreno per questo passo, e poi si è presentata un’occasione per risolvere la situazione in questa direzione. Ho deciso di fare questo passo e ho raggiunto un accordo per rimanere alla Stella Rossa.”
Le prime voci avevano collegato il ritiro a ragioni familiari, in particolare al desiderio di stare vicino alla figlia. Kalinic, però, ha voluto chiarire che il nodo principale era di natura mentale, non fisica. Il corpo rispondeva ancora, ma la testa non lo seguiva più:
“Fisicamente mi sentivo benissimo, ma a livello cestistico non mi sentivo bene. Riuscivo a capire come stava il mio corpo dalle mie schiacciate. Alla fine della stagione volavo, ma non riuscivo a ritrovare me stesso a livello cestistico.”
La stanchezza mentale e la scelta di preservarsi
Kalinic ha descritto con grande sincerità il momento in cui ha capito che era arrivato il momento di fermarsi: le riunioni di squadra erano diventate un peso, la ripetitività della preparazione tattica lo aveva svuotato. E poi c’era un pensiero concreto legato alla salute a lungo termine:
“Non avevo più voglia di farlo nemmeno quando andavo alle riunioni. Quante volte possiamo parlare di pick-and-roll? Llull va a sinistra, Sloukas a destra. Non ce la facevo più. Mio padre ha giocato a ping-pong fino a 41 anni; non volevo arrivare al punto di dovermi sottoporre a interventi chirurgici all’anca e al ginocchio. Ho raggiunto tutti i miei obiettivi, ho visto il mondo, conosciuto gente, guadagnato soldi. Non ha senso continuare a giocare finché non si rompono i tendini d’Achille.”
Un futuro in panchina con la Stella Rossa
Il capitolo successivo della carriera di Kalinic è già iniziato. Il serbo è rimasto alla Stella Rossa in un ruolo all’interno dello staff, con l’obiettivo dichiarato di intraprendere la carriera di allenatore. Si vede come un collegamento naturale tra lo staff tecnico e il gruppo squadra, forte della sua esperienza ad altissimo livello.
Infine, un passaggio sul connazionale Milos Teodosic: Kalinic ha raccontato di essere rimasto sorpreso quando il playmaker aveva lasciato il club, salvo poi scoprire che Teodosic voleva semplicemente concedersi un anno di pausa.
