Il primo acuto della stagione cestistica italiana è pronto a scattare sul parquet della Nova Arena di Tortona, e la Virtus Bologna, quest’anno targata Costa, si presenta ai nastri di partenza della Supercoppa LBA 2026 con i galloni della contender autoritaria. Sotto la guida di uno staff tecnico focalizzato sulla massima intensità e su un roster profondamente rinnovato, le Vu Nere possiedono le chiavi tattiche e tecniche per alzare il primo trofeo del 2026/27. La semifinale mette però subito di fronte una sfida proibitiva: quella contro i campioni in carica dell’Olimpia Milano.
Backcourt esplosivo e rotazioni infinitesimali
Il principale upgrade della compagine bolognese risiede nella formidabile profondità del reparto esterni. Si, sono partiti Carsen Edwards e Matt Morgan, ma l’innesto di un terminale offensivo di prim’ordine come Marcus Carr, unito alla visione di gioco e alla verticalità di Rasheed Bello e alla pericolosità perimetrale di Trent Frazier, garantisce al quintetto felsineo una spiccata versatilità nel pick and roll. La capacità di alternare guardie con differenti letture tattiche permette di mantenere alto il pace offensivo, alternando momenti di isolamento dal palleggio a set corali. Completano il reparto i due azzurri Tommaso Baldasso e Davide Casarin, pronti a guadagnarsi spazio in uscita dalla panchina. Da capire chi tra gli stranieri verrà lasciato fuori.
L’asfissia difensiva e la leadership sul perimetro
La solidità difensiva della Virtus poggia ancora sull’arcigna leadership di Daniel Hackett, quest’anno nominato capitano al posto del partente Pajola, e sulla buona applicazione tattica di Wendell Moore, il migliore dei nuovi arrivati nelle prime gare amichevoli. Nel contesto di settembre, con condizioni di peak conditioning non ancora ottimali per tutti i roster, la pressione asfissiante sulla palla e la capacità di rompere i sistemi delle linee di passaggio avversarie rappresentano l’arma ideale per generare punti facili in transizione primaria. L’inserimento di elementi fisici come Kessler Edwards e la duttilità di Derrick Alston Jr ampliano le opzioni di switch difensivo. Anche Francesco Ferrari e Bobi Klintman possono dare una mano. Anche qui gli elementi non mancano, ma qualcuno tra gli slot dei non formati dovrà essere sacrificato.
Equilibrio e ampiezza nel settore lunghi
Sotto i tabelloni, la fisicità e l’atletismo di Momo Diouf e l’energia di Aliou Diarra offrono un mix perfetto di pericolosità interna e spaziatura. Da valutare ancora le condizioni di Kevin Kokila.
Affrontare un formato a eliminazione diretta come la Final Four richiede letture immediate e possessi puliti nei momenti clutch. La Virtus Bologna vanta un roster ringiovanito ma in grado di far male, unendo la leadership esperta dei veterani a una freschezza atletica in grado di logorare gli avversari sulla distanza dei 40 minuti.
Contro l’Olimpia non sarà semplice, ma il gioco atletico e a pace alto di Mumbrù, unito ad una difesa potenzialmente di alto livello sul perimetro, potrebbe aiutare la Virtus a piazzare il colpaccio.
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