Gianfranco Pieri se n’è andato a ottantanove anni, due giorni fa. Una delle figure più rappresentative della pallacanestro milanese del dopoguerra, playmaker e bandiera del Simmenthal per undici stagioni, poi commercialista stimato a Milano fino alla fine. Due vite piene, entrambe vissute con la stessa serietà.
Il modo più autentico che l’Armani ha di rendergli omaggio — con le maglie listate a lutto — è quello di vincere la Supercoppa LBA il prossimo fine settimana a Tortona. Un trofeo che Pieri non ha mai potuto conquistare semplicemente perché, ai suoi tempi, non esisteva ancora.
Undici anni da protagonista, nove scudetti e una notte di aprile
Nato a Trieste il 6 febbraio 1937, Pieri arrivò all’Olimpia nel 1955 a diciotto anni, portato da Cesare Rubini che lo aveva individuato come pivot nella loro città. Con il tempo, la sua statura — 1,91 metri, notevole per l’epoca — lo trasformò in un costruttore di gioco raffinato, punto di riferimento tecnico e umano di un Simmenthal che dominava in Italia e si faceva rispettare anche in Europa.
Il bilancio di quegli anni parla da solo: nove scudetti e, soprattutto, la prima Coppa dei Campioni mai vinta da una squadra italiana. Era il primo aprile 1966, a Bologna: la vittoria sulla Slavia Praga rimase il momento più alto della sua carriera. Pieri la alzò da capitano.
Come scrive il Corriere della Sera, veniva chiamato «Il Professore» per gli occhiali che indossava anche in campo. Giocò anche con la Nazionale, alle Olimpiadi di Roma nel 1960 e a Tokyo nel 1964. Lasciò il basket a soli 33 anni, senza smettere di studiare, e rimase tifoso dell’Olimpia per sempre.
Sabato si comincia, con i nuovi tutti da scoprire
L’EA7 si presenta a Tortona da grande favorita. In semifinale, sabato alle 19:45, l’avversaria sarà la Virtus Bologna. L’eventuale finale è fissata per domenica alle 17, contro la vincente di Venezia-Tortona.
Oltre al risultato, c’è curiosità per vedere all’opera i nuovi acquisti: Wright, Mathews e Peters sono i nomi più attesi. In regia agirà Darius Thompson, nel ruolo che fu proprio di Pieri — quello stesso ruolo in cui Rubini lo aveva lanciato, arrivando ragazzo da Trieste.




