Guglielmo Caruso parla chiaro fin dalle prime battute della stagione. Il capitano del Napoli Basket, 27 anni, ha le idee ben definite su cosa significhi indossare quella fascia in una città come Napoli, e non ha intenzione di nascondersi dietro le aspettative.
Da quando Stefano Gentile ha lasciato la squadra, il peso del ruolo è ricaduto interamente sulle sue spalle. Un peso che Caruso non percepisce come un fardello, ma come qualcosa di cui andare fiero, come ha dichiarato in un’intervista al Corriere dello Sport:
«Lo rivesto con l’orgoglio di chi difende i colori della sua città. Un privilegio non per tutti. In alcuni frangenti può non essere facile questo ruolo, ma per me lo è.»
L’esordio al PalaEur contro la Maxima Roma ha dato segnali incoraggianti. Secondo Caruso, il risultato è andato anche oltre le aspettative iniziali, frutto di un lavoro tattico preciso voluto da coach Repesa: idee semplici, applicate con disciplina. Ma il capitano azzurro è il primo a ridimensionare i facili entusiasmi, ricordando che si tratta soltanto dell’inizio di quello che definisce il campionato di LBA più competitivo che abbia mai vissuto.
Un gruppo ancora da scoprire
La squadra non ha ancora potuto esprimersi al massimo delle proprie possibilità: dall’avvio della stagione, per ragioni diverse, il roster non è mai stato al completo. Il vero potenziale del gruppo resta quindi ancora da misurare. L’impegno in Coppa, con partite ogni tre o quattro giorni, viene però visto da Caruso come un’opportunità concreta per accelerare la costruzione della chimica collettiva:
«La società ha fatto un mercato importante, non possiamo nasconderci. Sarà fondamentale non farsi distrarre dai giudizi troppo positivi o, quando le cose non andranno per il meglio, farci deprimere da qualche critica.»
Sul gruppo, il capitano si dice soddisfatto: c’è unità, disponibilità ad accettare le correzioni reciproche, voglia di crescere insieme. Elementi che, a suo avviso, contano quanto i singoli talenti.
Quanto a Repesa, Caruso non ha dubbi sul feeling tra il coach e l’ambiente:
«Secondo me è napoletano dentro. È carico di energia, pronto a comunicare quello che prova.»
Napoli ti dà tanto, ma chiede in cambio
Caruso descrive il rapporto con la città come qualcosa che i compagni stranieri stanno imparando a capire giorno per giorno, camminando per i vicoli, respirando l’atmosfera, raccogliendo i segnali che Napoli lancia a chi la abita. Un legame che non si costruisce con i risultati, ma con l’atteggiamento e la disponibilità a non tirarsi mai indietro.
I tifosi, dal canto loro, chiedono di sognare. E Caruso ritiene che ne abbiano tutto il diritto, anche alla luce di quanto sta costruendo il club. «Il popolo partenopeo è carico e dobbiamo sfruttare questa cosa a nostro vantaggio», dice senza giri di parole.
C’è spazio anche per un momento più personale nell’intervista. Alla presentazione della squadra, i tifosi hanno abbinato una canzone a ciascun giocatore. A Caruso è toccata Yes I Know My Way di Pino Daniele, e gli è stata consegnata anche una cassetta con il brano inciso. Un gesto che racconta, forse meglio di qualsiasi statistica, quanto il legame tra questo capitano e la sua città vada ben oltre il parquet.
Sulla Nazionale, infine, Caruso non chiude nessuna porta:
«Una volta che hai vestito la maglia dell’Italia poi ti resta addosso marchiata sulla pelle. So che posso guadagnare un punto solo crescendo e impegnandomi. La Nazionale rimane sempre un obiettivo per ogni giocatore.»





