La sconfitta contro la Virtus Bologna ha avuto il merito della chiarezza: Varese non è ancora pronta, e il divario rispetto a una squadra di Eurolega è risultato evidente sin dai primi minuti. Un crash test severo, che ha fotografato una realtà ancora in costruzione.
Le attenuanti non mancano — le assenze di McDowell-White e Della Valle pesano, e non poco — ma nemmeno bastano a spiegare tutto. La squadra vista all’Itelyum Arena è apparsa ben al di sotto di quel 65% di condizione dichiarato dallo stesso Kastritis alla vigilia. Il passivo finale, dilatato dal crollo atletico negli ultimi otto minuti, ha amplificato una difficoltà che era già visibile dall’avvio: Varese ha sofferto la fisicità e l’intensità delle Vu Nere senza mai trovare le contromisure giuste.
Una squadra ancora timida, con troppo peso sulle spalle di Hale
L’unico squarcio positivo è arrivato nel terzo quarto, quando si è intravisto il basket che Kastritis vuole costruire: difesa aggressiva e transizione rapida. Ma è durato poco, ed è stato eseguito con una frenesia che la Virtus ha saputo punire in contropiede, rallentando poi il ritmo con un gioco di controllo che ha tolto benzina alla manovra biancorossa.
Come scritto da La Prealpina, il problema più evidente è stato caratteriale. La versione operaia che aveva funzionato in precampionato ha mostrato i suoi limiti davanti a una difesa ringhiante: troppi giocatori in difficoltà, incapaci di prendersi responsabilità. Librizzi è stato l’unica eccezione, mentre Hale — costretto dalle assenze a fare tutto — ha prodotto prestazioni ampiamente rivedibili, schiacciato da un ruolo doppio e logorante.
Il calendario non aspetta: cinque partite in quattordici giorni
Il cantiere OJM ha ancora bisogno di tempo, ma il tempo è esattamente ciò che manca. Il prossimo ciclo è impietoso: 4 ottobre a Scafati, 7 a Murcia, 10 in casa con Trieste, 13 con il Peristeri Atene e 18 a Trento. Cinque partite in due settimane, con solo due gare tra le mura amiche di Masnago. Un percorso che porterà direttamente verso la Final Eight di Coppa Italia e la Top 16 di BCL.
A complicare il quadro c’è anche una conoscenza reciproca ancora insufficiente tra i giocatori. Kastritis stesso sta ancora cercando i quintetti più funzionali, gestendo rotazioni profonde e frequenti nel tentativo di mantenere alta l’energia su entrambi i lati del campo. Un roster lungo è una risorsa, ma va orchestrato con precisione. Sarà fondamentale trovare al più presto un assetto preciso per evitare che le rotazioni minino la continuità.
A differenza di dodici mesi fa — quando furono necessari interventi strutturali per correggere una squadra costruita male, con operazioni come l’arrivo di Iroegbu al posto di Moody e l’inserimento di Stewart — i problemi attuali sembrano più legati a dettagli da sistemare che a difetti di impostazione. Ma anche i dettagli, con questo calendario, possono fare la differenza tra una stagione che decolla e una che arranca.





