Attilio Caja conosce Roma meglio di chiunque altro. Il tecnico pavese, che detiene il primato di panchine alla guida di una squadra romana di pallacanestro — con la Virtus dal 1994 al 1999, poi ancora dopo la parentesi a Pesaro — osserva da vicino, in un colloquio con Il Messaggero, la falsa partenza di BC Roma e Maxima Roma in questo avvio di Serie A1 e non usa mezzi termini: «Le due squadre devono mettersi a posto in fretta».
Il messaggio è chiaro. In una piazza come Roma, dove ogni evento porta con sé l’aspettativa della vittoria, partire male rischia di compromettere non solo i risultati sul campo, ma tutto il lavoro costruito attorno al progetto. «Se c’è un progetto nuovo non si devono perdere troppi match: si può vanificare il lavoro fuori dal campo», avverte Caja. Un concetto che vale doppio per due realtà ancora in fase di rodaggio, ma che non possono permettersi di perdere tempo.
Maxima: Bilan l’unico a salvarsi
Domenica al Pala Eur il pubblico non è mancato — quasi settemila spettatori, un segnale importante del lavoro svolto sul territorio dalla Maxima Roma. Ma la prestazione in campo ha lasciato qualcosa a desiderare. Secondo l’analisi di Caja, la squadra ha fatto troppo affidamento su palleggi e soluzioni individuali, trovando sbocco quasi esclusivamente attraverso Bilan: 18 punti e 11 rimbalzi per il lungo, che oltre alla propria produzione ha saputo creare spazio e liberare i compagni. Un apporto fondamentale, ma non sufficiente a costruire una vittoria.
Il confronto con Napoli, avversaria di giornata, è impietoso: «Napoli era più pronta e organizzata e si passava la palla molto bene», osserva Caja. Un livello di maturità collettiva che BC e Maxima devono ancora raggiungere. «Il tempo vale un po’ per tutte le squadre, molte delle quali sono tutte nuove», concede il tecnico, ma il margine per aspettare si assottiglia partita dopo partita.
Quando il Pala Eur faceva 12mila persone
I quasi settemila del Pala Eur hanno risvegliato in Caja qualche ricordo di un’altra epoca. Ai suoi tempi con la Virtus Roma, quella curva era abitudine riempirla fino all’orlo: «Si passava facilmente dai cinque ai diecimila spettatori, una volta facemmo 12mila persone in una partita di stagione regolare contro la Buckler Bologna di Alberto Bucci». Anni in cui la pallacanestro romana viveva un momento d’oro, con playoff sempre raggiunti e un’atmosfera che spingeva forte.
Memorabile, in quel periodo, la partita del 1998 contro Bologna, con Danilovic che mise a referto 47 punti in un clima tutt’altro che tranquillo sugli spalti. L’ultimo titolo in ordine di tempo rimane la Supercoppa italiana del settembre 2000, conquistata contro la Kinder Bologna di Ginobili e Rigaudeau. Da allora, il deserto.
Ora ci riprovano BC Roma e Maxima, con un derby cittadino già in calendario per l’11 ottobre. Poco tempo per resettare, come dice Caja. Ma anche un’occasione da non sprecare.





