Vent’anni fa, il 28 giugno 2006, i Toronto Raptors chiamarono Andrea Bargnani con la prima scelta assoluta al Draft NBA. Un momento che ha riscritto la storia del basket europeo: nessun giocatore del Vecchio Continente, senza passare dal college americano, era mai stato scelto per primo. Oggi il «Mago», ambassador di Lega Basket, guarda al presente con la stessa lucidità con cui allora affrontava le difese avversarie.
Bargnani è atteso al Festival dello Sport di Trento, a Palazzo della Provincia, per un appuntamento che si trascinava da anni tra inviti e rinvii:
«Mi invitano da otto anni e finalmente ci sono i presupposti per la mia presenza»
Queste il suo esordio in un’intervista sul tema rilasciata al Corriere del Trentino. L’ex giocatore ha usato inoltre parole di stima per l’Aquila Basket, definita un club che lavora bene sia sul piano sportivo sia su quello economico, con bilanci che reggono alla prova del tempo.
NBA Europe: sì ai capitali, no ai doppioni
Il tema più caldo del momento è il progetto NBA Europe, con la lega americana impegnata in trattative parallele con Euroleague e Fiba. Bargnani non si sottrae al dibattito e fissa subito il punto centrale: l’accordo tra le parti è indispensabile, ma deve portare a un unico vertice continentale, non a competizioni sovrapposte:
«È fondamentale trovare un accordo affinché non ci siano campionati fotocopia, ma un unico vertice europeo, altrimenti c’è una dispersione di energie enorme. Il fatto che arrivino nuovi capitali è positivo per il movimento e per la LBA, perché servono investimenti su infrastrutture e sviluppo.»
Sul fronte dello sport-business, il ragionamento si fa più strutturale. L’ex lungo della Benetton Treviso riconosce la crescita del settore, ma avverte che i conti non tornano ancora:
«In Europa molti club generano enormi perdite rispetto alle franchigie nordamericane. Serve un’impostazione diversa se vuole diventare davvero uno sport-business e non restare solo atto sportivo.»
Impianti, squadre e il valore dello spogliatoio
Sul campionato italiano, Bargnani preferisce la prudenza alle previsioni facili. «A settembre non mi sbilancio», taglia corto, ricordando che una squadra o una proprietà non si giudica in dieci giorni e che le valutazioni serie richiedono tempo, a volte anche più stagioni.
Il nodo degli impianti rimane uno dei più dolorosi per il basket italiano. Bargnani lo definisce senza mezzi termini un problema immenso, che riguarda lo sport in generale e nel quale l’Italia sconta un ritardo persino rispetto alla Spagna. Il modello di Venezia, con il nuovo palasport in arrivo, viene indicato come esempio virtuoso: la Reyer, sottolinea, ha costruito una programmazione solida nel tempo ed è destinata a recitare un ruolo da protagonista anche nella stagione in corso.
Su Treviso, città che ha segnato la sua formazione e il suo salto verso l’NBA, Bargnani spende parole affettuose. Cita lo strumento del Consorzio come formula gestionale valida e ricorda con piacere la figura di Marcelo Nicola, allenatore della squadra e suo «grande amico». Anche Verona viene menzionata con rispetto: storia gloriosa, potenziale economico e una tifoseria calda, elementi che rendono la sua presenza in LBA un valore aggiunto.
Chiude con una riflessione personale che vale più di qualsiasi statistica. Lo sport, racconta, gli ha dato una direzione quando cresceva a Roma, tenendolo lontano da scelte sbagliate. E lo spogliatoio, definito «un vero livellatore sociale», resta per lui uno degli ambienti più formativi che esistano. Al punto che, da genitore, ha già deciso: i suoi figli faranno sport, qualunque disciplina scelgano.




