La pesantissima sconfitta casalinga contro il Real Madrid ha scoperchiato un vaso di Pandora che in casa Olimpia Milano si sperava di mantenere sigillato ancora per un po’. In sala stampa, un Peppe Poeta insolitamente durissimo non ha cercato alibi tattici o scuse di circostanza, puntando il dito direttamente contro l’atteggiamento di alcuni suoi giocatori: «Senza cuore non si gioca a basket, e qualcuno non ce lo sta mettendo». Un’accusa frontale e priva di filtri, che certifica un momento di disconnessione tra la panchina e parte dello spogliatoio. Il riferimento ai clamorosi cali di tensione, culminati nel parziale di 15-32 subito nel secondo quarto, denota una squadra che alle prime asperità si disunisce, accumula frustrazione e smette di difendere.
La tensione del tecnico è emersa in maniera evidente nella gestione del caso Alec Peters. Sostituito per manifesta inadeguatezza difensiva a favore di un volitivo Pippo Ricci, l’ex Olympiacos è l’emblema di un roster che al momento fatica a trovare un suo baricentro. Poeta ha definito la mossa «una roba di disperazione», ammettendo candidamente le difficoltà nel gestire gerarchie teoricamente definite dallo status europeo dei giocatori. A questo si aggiungono i limiti strutturali di una squadra in cui l’esordiente Cole e un appannato Thompson faticano a creare gioco continuo per gli esterni, innescando blackout offensivi che inevitabilmente si ripercuotono sulla tenuta difensiva.
Tuttavia, sorge spontanea una riflessione: basta davvero appellarsi al “cuore” per risolvere la crisi dell’Olimpia? L’impegno, il carisma e l’agonismo, ben incarnati dai leader designati come Devon Hall e Leandro Bolmaro, sono i requisiti minimi per competere a questi livelli, non l’intera soluzione tecnica. Ridurre le difficoltà attuali a una mera questione di volontà rischia di essere uno specchietto per le allodole. La realtà è che Milano appare tatticamente farraginosa, priva di fluidità nella costruzione palla in mano e vulnerabile sul perimetro. La chiamata alle armi emotiva è un tentativo estremo e necessario per scuotere un ambiente letargico, ma non corregge magicamente le spaziature errate o i mismatch che corazzate come il Real Madrid puniscono con freddezza.
Nonostante le recenti rassicurazioni societarie e la piena fiducia confermata dal club nei giorni scorsi, il tempo e la pazienza si stanno assottigliando. Aver conquistato trofei nei mesi passati garantisce a Poeta un credito importante, ma il ritmo spietato del calendario non ammette settimane di transizione. Il cuore può essere il motore per ripartire e “stare sulla stessa pagina”, ma serviranno urgenti aggiustamenti tecnici e gerarchie più solide. Altrimenti, l’anima da sola non eviterà all’Olimpia un lungo inverno europeo.





