Dati, tecnologia, intelligenza artificiale e — soprattutto — il fattore umano che nessun algoritmo riesce ancora a replicare. Questi i temi al centro del videopodcast Intelligenza umana e artificiale nello sport, prodotto nell’ambito dell’undicesima edizione dello Smart Life Festival in collaborazione con AD Consulting, la Nazionale Italiana della Comunicazione Digitale e la Gazzetta di Modena. A condurre la conversazione, durata oltre un’ora, il giornalista Gabriele Canovi insieme allo studente di Radio FSC-Unimore Antonio Porqueddu.
Tre gli ospiti: Manuel Poggiali, ex pilota e oggi rider coach di Ducati MotoGP oltre che performance analysis manager di Gresini Racing; Niccolò Quattrini, responsabile delle relazioni istituzionali della Nazionale Italiana della Comunicazione Digitale; e Andrea Menozzi, responsabile del settore giovanile della Pallacanestro Reggiana.
I numeri aiutano, ma non bastano
Come riportato da Gazzetta di Modena, nel basket giovanile la raccolta dati è ormai parte integrante del lavoro quotidiano. Menozzi, però, mette subito in chiaro dove si trovano i confini di questo approccio:
«I numeri e i dati ci aiutano a valutare i ragazzi e capire come accompagnarli nella crescita e nel miglioramento, ma non dobbiamo costruire le squadre basandoci soltanto su quelli. L’intelligenza emotiva, la comunicazione e la capacità di instaurare relazioni restano prioritari. Ne sono certo e credo che questo sia un elemento positivo.»
Una posizione che trova eco nelle parole di Quattrini, il quale distingue nettamente tra ciò che la tecnologia può fare e ciò che rimane prerogativa esclusiva dell’essere umano:
«Le tecnologie sono strumenti che seguono protocolli: non hanno un’anima, non sono consapevoli, ma producono dati e informazioni. Quando parliamo di giovani che si allenano, è la sensibilità dell’allenatore a fare la differenza: è lui a comprendere il carattere, la sensibilità e lo stato d’animo di ciascuno. Dobbiamo imparare a governare l’innovazione, mettendoci nelle condizioni di essere pronti, reattivi e proattivi, senza lasciarci dominare dalla tecnologia.»
La fragilità dei giovani nell’era digitale
Un passaggio del confronto ha riguardato le nuove generazioni di atleti. Menozzi ha sollevato un tema che va ben oltre la pallacanestro: i ragazzi di oggi mostrano, in media, una maggiore fragilità rispetto al passato, e una parte di questa vulnerabilità viene ricondotta all’esposizione mediatica precoce che il mondo digitale porta con sé:
«Questa esposizione alimenta inevitabilmente le aspettative e genera pressioni, contribuendo a renderli più fragili.»
Dal motorsport, Poggiali offre una prospettiva complementare: la tecnologia accelera l’analisi e comprime i tempi di lavoro, ma l’interpretazione finale resta in mano al pilota. «Il pilota è sempre quello che può mettere la ciliegina sulla torta», ha detto, aggiungendo con una battuta che se i dati bastassero da soli, qualcuno avrebbe già vinto quindici mondiali come Agostini. Ai giovani, invece, il suo messaggio è diretto: essere ambiziosi, darsi degli obiettivi e lavorare per raggiungerli.
Il videopodcast sarà disponibile sulle piattaforme digitali della Gazzetta di Modena e di Smart Life Festival.





