La vittoria di Napoli aveva dato un pò di brio all’Olimpia Milano e avrebbe potuto creare un pò di convinzione in più dopo le grandi difficoltà europee. Invece la fossa sembra sempre più profonda e la sconfitta contro il Barcellona di ieri è un campanello di allarme grave.
Ora è emergenza, forse
La partita contro i blaugrana è stata per occhi e stomaci forti, il Barcellona ha dimostrato semplicemente di essere meno nel buco rispetto all’Olimpia. Ha provato di tutto per mantere a galla i biancorossi che non sono neanche stati capaci del sussulto d’orgoglio per evitare la terza sconfitta casalinga consecutiva in Eurolega. Questo è quello che preopccupa in assoluto di più: la mancanza di un elettrocardiogramma che faccia pensare a una squadra viva.
Piatto cosi…no
A inizio stagione era plausibile pensare che l’Olimpia avrebbe giocato ai 75 piuttosto che ai 90 punti, era lecito aspettarsi una squadra combattiva dietro per crearsi ritmo davanti e sfruttare atipicità, qualità fisica e atletica a disposizione. E invece dietro siamo al disastro totale, non c’è ancora uno straccio di efficacia difensiva, ma soprattutto quello che lascia basiti è la completa assenza di mordente, di lotta, di voglia di sporcarsi le mani. Un roster che ha Hall, Bolmaro, Ricci, Burnell e Wright solo per fare qualche nome, non può essere così abbattuto come un anziano sotto i 40 gradi milanesi di luglio. Non è spiegabile e vedere così piatto anche un agonista come Leandro Bolmaro accende più di un campanello di allarme serio.
Serve si pazienza, ma se si vedono delle cose dalla squadra, dalla panchina, dalla società. Qui invece si vede davvero poco, nessun miglioramento, nessun animus pugnandi e solo un gruppo che rifiuta la lotta.
Il pubblico vuole una sola cosa
Si parla spesso del Forum, del pubblico di Milano e della sua picchiata verticale come presenze e come coinvolgimento. E no, non è una questione di vittorie e sconfitte…o perlomeno non solo. Di certo tutti i risultati tragici in Europa degli ultimi anni non aiutano, ma quello che il pubblico milanese non accetta è non vedere una squadra che lotta su ogni pallone, che vuole dare tutto in campo per la maglia e per le persone che pagano per vederli giocare.
Non chiede di vincere sempre (anche perchè se no in Eurolega si giocherebbe a porte chiuse), ma una cosa su cui non transige è l’abnegazione, il sacrificio e la lotta. Non è un caso che Giampaolo Ricci sia spesso invocato a gran voce, come lo è stato Bruno Cerella o Mario Gigena. Giocatori di talento? No. Campioni di prima fascia? Nemmeno. Ma figure in cui il tifoso si identifica e ama per la voglia di lasciare tutto sul campo. L’ultima Olimpia a incarnare questo fuoco fu, probabilmente, quella di Lino Lardo, seguita poi da quella di Messina delle Final Four che, con un altro roster e altro talento, aveva quel tipo di DNA.
Chiedere le Final Four a questo gruppo significa avere chiaro ben poco di quello che succede nel mondo del basket attuale, ma il sacrificio e la lotta, quelli no, non si comprano neanche con i milioni greci. Questa società in campo non la dimostra da tanto tempo e un motivo ci dovrà pur essere. Ripetendo quello che avevamo detto tra podcast e la nostra newsletter Chasedown, a che livello questo problema stia è difficile da capire, ma sicuramente c’è e va risolto. E nessuno si deve sentire super partes o escluso dal ragionamento, sebbene a Milano sembra che solo pochi abbiano quel senso di pressione ed esigenza nel conseguire risultati sportivi. Il timore che un altro anno d’insuccessi e contestazioni sia alle porte c’è e tra una settimana il record potrà essere 1-8 (doppia trasferta ad Atene con Panathinaikos e Olympiacos). Un K2 che solo un miracolo può ribaltare, neanche un cambio di allenatore.





