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LBA Game of the Week: Openjobmetis Varese-Germani Brescia

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Flickr Pallacanestro Brescia

È iniziato il nuovo campionato di serie A e con lui riparte anche la nostra rubrica Game of The Week. Andiamo ad analizzare, ogni volta, gli spunti tattici più interessanti dalla partita della settimana, provando, per quanto possibile, a dare copertura a tutte le sedici squadre, una alla volta.

Per questo primo appuntamento del 2020/2021 recuperiamo una squadra che l’anno scorso, anche per via dell’interruzione, non avevamo avuto modo di trattare: l’Openjobmetis Varese. Doppiamente interessante in questo caso, perché non solo ha giocato la partita più avvincente del weekend nel derby lombardo con Brescia, a sua volta squadra che ha costruito un roster per puntare ai primi quattro posti. Ma ha anche visto l’esordio in panchina nel nostro campionato di un coach di sicuro interesse come Massimo Bulleri. Vediamo allora più a fondo che cosa ci ha mostrato questa gara.

45 DOWN, IL GIOCO CON CUI L’OPENJOBMETIS HA VINTO LA PARTITA

Varese ha giocato una buona partita, soprattutto dando subito l’idea di avere un’identità ben precisa. Scola e Douglas sono i riferimenti offensivi principali, mentre attorno ruotano giocatori che sembrano aver ben chiaro il proprio compito.
De Vico ha fatto la parte del leone segnando con continuità da tre punti, Giovanni De Nicolao ha avuto un buon esordio in massima serie, alternandosi con profitto a un Ruzzier sempre più a suo agio.

Coach Bulleri ha cavalcato alcuni set che hanno portato alti dividendi ai suoi. Il primo che andiamo ad approfondire parte con un blocco verticale in area del secondo al primo lungo (da qui la definizione 45 Down, ossia il “4” che porta un blocco verticale, “down”, per l’uscita del “5”). Quest’ultimo esce e riceve fuori dai tre punti in guardia. A quel punto la lettura successiva del playmaker determina la continuità del gioco.

Può esserci un consegnato col giocatore che ha ricevuto oppure un blocco in allontanamento da parte del secondo lungo, per favorire la ricezione del play. Qualunque sia la scelta, da lì si sviluppa un pick&roll cosiddetto “spread”, con, oltre ai due esterni negli angoli, anche il secondo lungo appostato fuori dai tre punti per uno scarico.

Evidenti gli effetti del gioco, che va a premiare i diversi tiratori presenti nel roster della Openjob (Jakovits, Strautins, De Vico), ma al contempo apre gli spazi per le penetrazioni di Ruzzier, De Nicolao e Douglas e, in ultima analisi, può lasciare modo di dare palla in post basso. Sapendo che un minimo aiuto dal perimetro lascerebbe un tiratore con tanto spazio per segnare sullo scarico.

Non un caso che i biancorossi si siano andati a prendere i canestri decisivi nel supplementare proprio su questa situazione. Nello specifico sfruttando i cambi difensivi che hanno lasciato Sacchetti e Ristic esposti all’uno contro uno di Douglas.

LO SVILUPPO DI ZIPPER E IL TAGLIO IVERSON

Interessanti anche le letture sul gioco Zipper, che ormai è il pane burro nel playbook di tantissime squadre. In particolare l’aggiunta dell’altrettanto di moda blocco “Spain” dopo il pick & roll (abbastanza clamoroso il passaggio che manca Douglas per Scola completamente libero nel secondo spezzone).

Non manca, ovviamente, anche uno sviluppo più tradizionale. Col pick&roll giocato facendo uscire sul perimetro il secondo lungo (quello che porta il blocco “zip” alla guardia in uscita), così da garantirsi sempre tre tiratori sul perimetro.

Per ultimo, vediamo anche lo sviluppo del gioco basato sul taglio Iverson. In sostanza un attraversamento della guardia agevolato dal doppio blocco dei due lunghi.

Varese ha usato questo set per esaltare le capacità di Luis Scola. Primo bloccante sul tandem per la guardia, per poi leggere la situazione e alternare aperture per un tiro, come nel primo spezzone, oppure seguire la guardia e portare un pick&roll da giocare su un quarto di campo completamente scarico e, dunque, libero da aiuti difensivi.

In definitiva, Varese già alla prima di campionato ha mostrato una buona identità offensiva di squadra, pur con i suoi limiti. La vittoria contro un gruppo ambizioso e di qualità come la Germani ne è una dimostrazione. E una testimonianza di come Massimo Bulleri sia un coach da seguire con interesse e potrebbe tornare nel nostro Game of the week.

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n.fiumi
Classe 1985, bolognese di nascita. Folgorato da Danilovic, ammaliato da Ginobili, tradito da Abdul Gaddy. Incidente che mi ha portato a valutare le cose in maniera più disincantata.Classico esempio di paziente affetto dal "Disease". La vita è troppo breve per vedere brutto basket ma, se non c'è altro, il campionato ungherese resta un'ottima opzione.

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