Con il clamoroso ritorno di Marco Belinelli in Italia, sono rimasti solo Danilo Gallinari e Nicolò Melli a mantenere alto l’onore dell’Italia in NBA. Oggi parliamo dell’ex Milano e Reggio Emilia, alla seconda annata con i New Orleans Pelicans.
RIVOLUZIONE PELICANS
La semplice presenza di Zion Williamson ha reso i Pelicans uno dei team più amati dai seguaci del League Pass. In due estati David Griffin ha portato avanti una rivoluzione, nel vero senso della parola, dato che non è rimasto nemmeno un giocatore del roster che ha chiuso la stagione 2018/19.
Porte girevoli, affari importanti, ma Nicolò Melli è rimasto al suo posto. Non era così scontato, ed è un ottimo segnale sulla fiducia che ripone in lui il Front Office.
Nella mega trade con Milwaukee, OKC e Denver, i Pelicans hanno preferito cedere via sign and trade Josh Gray e Zylan Cheatham ed inserire Kenrich Williams, pur di non includere il ‘nostro’ nell’affare. Partendo dal presupposto che non possiamo conoscere con precisione le trattative, è comunque lecito ipotizzare che parte delle scelte future cedute a OKC (una prima 2023 e due seconde) siano servite a convincere Presti ad accettare ben 5 giocatori con accordi garantiti -George Hill, Josh Gray, Kenrich Williams, Zylan Cheatham e Darius Miller- ma quasi tutti senza futuro ad Oklahoma (Gray e Cheatham già tagliati). Inserendo Melli inoltre i Pelicans avrebbero avuto un minimo di flessibilità in più per completare il roster. Nella loro situazione avrebbe fatto comodo, dato che ora, con 14 atleti sotto contratto, sono a poco più di 400.000 dollari dalla Luxury Tax.
IL ROSTER
Ma torniamo al campo, dando uno sguardo al depth chart dei Pels:
PG: Eric Bledsoe, Lonzo Ball, Kira Lewis
SG: J.J. Redick, Nickeil Alexander-Walker, Josh Hart, Sindarius Thornwell
SF: Brandon Ingram, Wenyen Gabriel, Naji Marshall (two-way)l
PF: Zion Williamson, Nicolò Melli
C: Steven Adams, Jaxson Hayes, Willy Hernangomez, Will Magnay (Two-way)
Lo starting five include i due nuovi arrivi Eric Bledsoe e Steven Adams, con il trio Lonzo Ball, Brandon Ingram e Zion Williamson. Non sembra un assetto ideale per quanto riguarda lo spacing, ma di sicuro è un passo in avanti nel rimediare ad uno dei principali difetti emersi nella scorsa stagione, ovvero la difesa del pitturato.
Zion e compagni nel 2019/20 hanno concesso oltre 35 tiri a partita entro un metro e mezzo dal ferro, il peggior dato di tutta la lega. E il peggiore a Ovest per Frequenza di conclusioni concesse entro i 6 piedi (circa 182 cm). Dati che Stan Van Gundy non accetterà in nessun caso…
Di recente Lonzo Ball ha posto l’accento sulle priorità del nuovo corso.
“Vogliamo giocare un basket fisico. Vogliamo controllare l’area su entrambi i lati del campo, attacco e difesa. Questo è il nostro piano-partita”.
Parole confermate dai numeri, almeno fino a oggi.
Dopo 6 partite New Orleans è sul podio per percentuale di rimbalzi presi sia in attacco che in difesa, ed è uno dei 5 team con un pace inferiore ai 100 possessi x 48 minuti, concedendo 103.7 punti x 100 possessi (n.4 NBA, secondi a Ovest).
Zion Williamson e Brandon Ingram sono le prime opzioni offensive, e, pur se in modi diversi, guadagnano molti viaggi in lunetta. Se il volume di tiri liberi è assolutamente un punto di forza, l’efficienza è da migliorare, con Ball, Zion e Adams sotto il 60%.
IL RUOLO DI MELLI
SVG ha iniziato la Regular season con una rotazione fin troppo corta, utilizzando con continuità soprattutto JJ Redick e Josh Hart nella second unit.
Il nostro Nicolò Melli per ora supera di poco i 10 minuti x game, probabilmente anche a causa di un inizio negativo al tiro (1 /3 da due, 3 /10 da tre). Sembrerà banale, ma una sua eventuale striscia di prove importanti potrebbe convincere lo staff ad affidargli un ruolo di maggior peso specifico.
Le sue caratteristiche di uomo squadra con IQ e grinta si sposano bene con il progetto di SVG. Questo, e la fiducia mostratagli dal Front Office durante la offseason, ci lascia ben sperare per il prosieguo della stagione.
Il suo principale ‘rivale’ ad oggi è Jaxson Hayes, un progetto di lusso ma ancora lontano dal livello necessario per rivestire un ruolo importante nella rotazione di un team che non vuole assolutamente mancare l’appuntamento con i playoff.
Serve un terzo big man di impatto, dato che quando Steven Adams è in panchina il rendimento crolla di oltre 20 punti per 100 possessi. Un Melli al top del suo gioco potrebbe essere l’opzione migliore del mazzo a disposizione di Van Gundy. Anche lo scorso anno il nostro ha iniziato col piede sbagliato, per poi crescere durante la Regular season. Il suo tiro da fuori, la capacità di muovere la palla e l’esperienza finirono per convincere Gentry, uno che comunque ha sempre predicato una pallacanestro non esattamente congeniale all’ex Reggio Emilia e Milano.
Con il nuovo coaching staff in teoria c’è molta più sintonia tecnica, ma manca la conoscenza reciproca. Ci auguriamo quindi che sia solo questione di tempo prima che Nicolò trovi la giusta dimensione nei nuovi Pelicans.




