Parliamo sempre più spesso di strutture, sostenibilità, mancanza d’investitori e tanti altri aspetti sullo scarso appeal e ancor minore qualità del prodotto pallacanestro, però c’è un ragionamento che va oltre le questioni materiali e tocca la sfera della gestione del risultato, delle aspettative e conseguenti reazioni.
Ne ha parlato in modo trasparente Sergio Scariolo in un’intervista al Resto del Carlino:
La cultura sportiva è ancora immatura. Le reazioni alle vittorie e alle sconfitte sono sproporzionate, soprattutto a novembre quando non si vince niente.
Questo è uno dei punti cruciali che attanaglia il nostro sport: in due giorni puoi aver vinto dieci partite in fila, ma se ne perdi due consecutive è tutto da buttare. È successo alla Virtus dopo un inizio di campionato sopra le aspettative visti i tanti cambiamenti, è successo all’Olimpia Milano dopo le due sconfitte in Russia, ma solo per citare gli esempi più eclatanti.
Sergio Scariolo chiude il suo pensiero con un mantra che andrebbe stampato e distribuito a vari livelli:
Tanto più c’è risultatismo ed emotività, tanto meno le squadre funzionano e hanno prospettive di crescita.
Le squadre che, compatibilmente con mercato e contingenze, costruiscono e perseguono progetti pluriennali, sono quelle che (se e quando) raggiungono il successo lo mantengono, avendo creato dalle basi i propri successi e avendo seguito una strada fatta di lavoro e non sensazionalismo. Il “calore della piazza” spesso influenza in modo immotivato le scelte delle società e nella nostra chat Telegram Premium abbiamo avuto modo di parlarne con Peppe Sindoni e Nicola Alberani che hanno dato visioni illuminanti.
Il pensiero che una gestione societaria si faccia influenzare dal tifo e dai social network è di per sé preoccupante e garanzia d’insuccesso. Ma succede anche troppo nel basket di oggi dove il cambiamento e le “toppe” sono sempre meglio del lavoro e della continuità. Finchè, a tutti i livelli, non si scardinerà questa logica della vittoria come liberazione dalla sconfitta e non il frutto di un percorso, vivremo sempre schiavi del risultato perdendo di vista cosa serva a un progetto per funzionare e durare. Siamo a parlarne quasi periodicamente, ma sembra che si guardi sempre il dito (risultato oggi) che la luna (successo).





