Il tema è stato affrontato già più volte: il nuovo format di Eurocup ha dato adito a speculazioni e polemiche trite e ritrite. Ridurre le 18 partite di stagione regolare a una sorta di prolungata preseason, favorendo la spettacolarità degli scontri playoff con l’introduzione della partita secca negli elimination round dagli ottavi di finale sino alla finale del Pionir, ha scatenato le critiche dei puristi. Sarà solo con il finale di stagione che si potrà trarre un primo bilancio. Il rischio di svuotare di significato gli incontri dei gironi, però, è una variabile che, a inizio stagione, poteva essere messa in conto. Al netto di infortuni e rinvii causa Covid, possiamo dire che il pericolo è scongiurato. Alcune indicazioni su squadre e singoli sono già emerse, seppur un giudizio definitivo è tracciabile solo col termine dei gironi A e B. Che il Buducnost Voli Podgorica fosse una squadra pericolosa era risaputo. Che la squadra allenata da Dzikic sia una mina vagante che nessuno vorrebbe affrontare in gara singola è opinione comune sin dall’estate scorsa, nonostante la partenza di Amedeo Della Valle. La campagna acquisti è stata quella di una società ambiziosa: Micov, DJ Seeley, Wiley e Jagodic-Kuridza sono profili da Eurolega, figurarsi per l’Eurocup. La prima metà di stagione, se possibile, ha aumentato ulteriormente le speranze della società montenegrina. Terzo posto in ABA Liga dietro alle corazzate Partizan e Stella Rossa; secondo posto a pari merito con Valencia nell’infuocatissimo girone B di Eurocup. L’ultimo notevole successo in ordine di tempo è la vittoria all’Unipol Arena al cospetto di una Virtus incerottata. La prestazione di Popovic e del neo arrivato Kendrick Perry hanno portato il referto rosa in una serata non scintillante. A steccare parzialmente, per una volta, anche uno dei giocatori chiave del collettivo del Voli, il cui apporto passa spesso in secondo piano in quanto poco appariscente sul boxscore. La centralità di Justin Cobbs nel sistema di Dzikic, tuttavia, è indiscussa. Cobbs: genio incompreso o incomprensibile?
I HATE PEOPLE !!! … how much for my own island ?
— Justin Cobbs (@JCobbs1) September 16, 2021
Serata balcanica di fine novembre. No contest game nel round 5 di Eurocup. Dominatore dell’incontro, un play americano di 30 anni dalla lunga esperienza europea, caratterizzata da abnegazione, sacrificio difensivo e ordine nelle trame offensive. Per una sera, però, il proscenio è suo. 33 punti (6/9 da 2, 3/3 da 3, 12/12 ai liberi), 3 rimbalzi, 5 assist, 4 palle rubate e 7 falli subiti. 44 di PIR. L’annata di Cobbs è sicuramente oltre ogni rosea aspettative. Ma non siamo qui a tesserne le lodi cestistiche. La sua sola presenza in campo ieri sera ha sorpreso tutti. Come mai? L’abbiamo presa larga, molto larga. Perché strumentalizzare è semplice, giudicare frettolosamente ancora di più. Justin Cobbs, naturalizzato montenegrino, è atleta dichiaratamente contrario alla somministrazione di qualsiasi tipo di vaccino previsto per contenere la diffusione e la letalità di Covid-19 e di tutte le sue varianti. Secondo la legge italiana (vedasi il caso Johnson a Cantù), nessun atleta non vaccinato può condividere l’attività agonistica sui parquet nostrani. Trasferta vietata per Cobbs? Teoricamente sì. Ma il genio umano non possiede limiti. Il play di Dzikic non ha condiviso viaggio aereo e spogliatoio coi compagni regolarmente vaccinati. Eppure in campo c’era. C’era, perché ha raggiunto Bologna in autonomia, giungendo al palazzetto giusto in tempo per l’inizio del riscaldamento. A prescindere dalla coerenza per la quale non si possa condividere lo spogliatoio coi compagni ma sia consentito affrontare gli avversari in campo, quello che ha fatto scalpore è l’Odissea affrontata da Cobbs. Voci parlano di un viaggio solitario in auto dal Montenegro, spifferi lasciano pensare a un volo aereo privato con scalo a Lubiana e successivo trasferimento in Italia. Lungi da noi giudicare la presa di posizione di Justin Cobbs. Capiamo poco di basket, figuriamoci di gestioni sanitarie e politiche di una pandemia. Di sicuro, l’inventiva di cui potrebbe difettare talvolta in campo (non svegliate dal sogno Willie Reed…) non è dote sconosciuta fuori.
