Ve lo avevamo già anticipato e così è stato. Le decisioni dell’ECA riguardanti le squadre russe sono andate a sconvolgere gli equilibri del basket che conoscevamo in Europa. Così come hanno generato discussioni a non finire, scatenando il pensiero di tutti gli appassionati e addetti ai lavori. Chi pensa che la sospensione imposta sia troppo dura, chi pensa che sia un scelta giusta, chi pensa che sia ancora troppo poco. Molte sono le sponde su cui schierarsi, non per forza una più giusta dell’altra. É evidente però che politica e sport, mai come in questo periodo, siano due ambiti fortemente interconnessi tra di loro. A dirlo è stata anche la FIBA, che per quello che sta succedendo in Ucraina ha escluso le squadre russe dalle coppe europee. Così come il Comitato Olimpiaco Internazionale, che ha invitato ad escludere gli atleti russi da tutte le competizioni.
Tra le voci scatenatesi sulla vicenda ci sono, come dicevamo prima, anche quelle degli addetti ai lavori. Arbitri e giocatori hanno manifestato più volte il loro dissenso verso ciò che sta accadendo, e negli ultimi giorni anche gli allenatori. Primo fra tutti Saras Jasikevicius, una vera e propria autorità all’interno dell’Eurolega. Un uomo che non perde mai occasione per esprimere il proprio pensiero, specialmente su un tema tanto importante.
Sto davvero male, ad essere sincero. Forse qui non ve ne rendete conto perché siamo lontani. Ho vissuto in quelle parti del mondo e mi rendo conto di cosa sta accadendo.
Spagna e Catalogna devono prendere questa guerra più sul serio. Deve finire ora. Dobbiamo aiutare gli ucraini il più possibile. Come cittadino lituano seguirò le istruzioni del mio governo, mettendo il basket in secondo piano se sarà necessario. Ho sempre odiato parlare di politica, ma questa non è politica: è guerra.
Un discorso molto accorato, con cui Jasikevicius ha sottolineato come si debba anche essere pronti a mettere il basket da parte. Richiamando a più consapevolezza da parte di tutti, cittadini e tifosi. Il basket e la politica forse idealmente dovrebbero essere lontani tra di loro, ma nella realtà dei fatti non lo sono mai stati. A maggior ragione se si parla non solo di politica, ma di una vera e propria guerra. Il coach del Barca ha invitato tutti a prendere una posizione, supportando il più possibile un popolo così tanto in difficoltà.
Più recenti sono invece le parole di un’altra figura di spicco, il cui nome sarà scritto per sempre negli annali dell’Eurolega. Oggi Ettore Messina è stato intervistato ai microfoni della Gazzetta Dello Sport, intervenendo sull’attuale situazione. A differenza del suo rivale in territorio catalano, l’ex assistente degli Spurs non si è solo soffermato sulla guerra ma si è espresso anche sulle decisioni prese dall’ECA settimana scorsa.
Avrei voluto più chiarezza dall’Eurolega, è una cosa un po’ pilatesca aver detto, sospendiamo tutto fino al 21, e poi vediamo. Questa è una cosa che aiuta la competizione, ma non è una presa di posizione contro quello che sta avvenendo, che è vergognoso. Oltretutto siamo in una situazione, in cui le stesse squadre russe, vedi il Cska, hanno già iniziato a liberare dei giocatori. Quindi mi pare una dimostrazione che sono i primi a non credere di poter finire la stagione.
Un parere molto forte quello del coach dell’Olimpia, forse anche un’accusa. Aver sospeso le squadre russe dall’Eurolega infatti rende il tutto ancora più incerto, almeno fino al 21 Marzo. Come se i dirigenti non avessero avuto il coraggio di escludere direttamente dalla competizione le società interessate. Una scelta comprensibile, ma che dimostra il poco polso utilizzato. Distaccandosi anche dalle decisioni che tutti gli altri movimenti sportivi stanno prendendo, scegliendo la diretta esclusione. Sport e politica non possono infatti rimanere lontani, a maggior ragione in questo caso. E se lo dice anche Ettore Messina…
Non sono d’accordo con chi afferma che lo sport deve stare fuori dalla politica, perché qualsiasi cosa che facciamo nella vita è politica, qualsiasi posizione che prendiamo è politica. Non esiste che lo sport faccia finta di essere un mondo a se stante.
