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Home EuroLeague

Eurolega: David Blatt, al piacere di rivederla

Massimiliano Bogni by Massimiliano Bogni
17 Giu 2022
in EuroLeague, Europa
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David Blatt
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Non ce ne voglia Tamir. 5 punti, 3 rimbalzi e 1 assist abbondante in 15’ per partita non lo consegneranno agli annali di Euroleague. Nulla di memorabile, niente di rilevante. A parte una piccolissima cosa: il cognome. Un Blatt legato a una squadra con la canotta gialla della massima competizione europea. Dovrebbe ricordarci qualcosa. Un richiamo a immagini, interviste, time-out di qualche anno fa: qualità video imparagonabile a quella di oggi, partite che a distanza di anni paiono sempre più belle e appassionanti di quanto siano realmente state, personaggi esaltati e incensati ben oltre i meriti effettivi. Un qualcosa che vorremmo si ripresentasse, insomma. Rivedere il cognome Blatt legato all’Euroleague non ha potuto che far piacere. Dopo quattro anni tra Hapoel Holon e Gerusalemme in BCL, Tamir ha tastato per la prima volta l’EL con la formazione di Israel (coincidenze?) Gonzalez. Bella la gavetta. Bellissima la crescita graduale. Encomiabile lo sviluppo del giocatore che è diventato. Ma del vero Blatt sentivamo tutti la mancanza. Perché David Blatt è il Blatt che non ci meritiamo per nessun motivo, ma di cui abbiamo estremo bisogno.

IL GRANDE RITORNO

Come svoltare un afoso pomeriggio di metà giugno attraverso un comunicato stampa? Semplice: dichiarare che David Micheal Blatt ritornerà ufficialmente nei ranghi societari del Maccabi Tel Aviv in veste di presidente del comitato professionale e consulente esterno. Nell’attesa di capire in cosa consisterà nel dettaglio la presenza di Blatt nell’organigramma della società israeliana, sul volto di ogni aficionado del basket europeo non è potuto che comparire un sorriso. In mesi burrascosi per il board di Euroleague, incapace di mostrarsi autorevole e autoritario nella gestione di licenze, squadre russe o innumerevoli questioni logistiche, un profilo come quello di David Blatt è manna dal cielo.

Si torna sempre dove si è stati bene, recita l’adagio. Il sodalizio tra David Blatt e il Maccabi giunge al terzo capitolo. Dopo aver solo sfiorato i gialli durante la carriera da giocatore, l’allora allenatore dell’Hapoel Galil Eylon entra a far parte dello staff di Pini Gherson. Tra il 1999 e il 2004 sarà sia head coach che assistente allenatore, contribuendo in questo ruolo alla vittoria di due Euroleague. A distanza di sei anni farà ritorno a Tel Aviv, guidando per un lustro il Maccabi sino alla conquista della sesta Euroleague della storia (2014). Alla terza esperienza, David Blatt ricoprirà un ruolo diverso: non più in panchina, alla guida e al fianco dei propri giocatori, ma dietro alla scrivania, osservando dall’alto, muovendo i fili alla stregua di un artista di strada. Uno che di talento e genialità se ne intende, eccome.

Just a reminder on Luka

David Blatt (and almost everyone on Europe) knew… pic.twitter.com/h2A0ORcuPK

— Eurohoops (@Eurohoopsnet) May 16, 2022

“Giocatori e persone che aiuteranno il Maccabi a tornare dove deve essere”: le dichiarazioni nel documento rilasciato il 15 giugno sembrano i classici buoni propositi affidati alle conferenze di presentazioni. C’è da credere, tuttavia, che David Blatt non lascerà nulla di intentato. Potrà non raggiungere gli obiettivi prefissati, ovviamente: nessuno è in grado di plasmare la realtà a proprio piacimento. Ma se esiste una persona abile a ridurre al minimo l’impatto di deviazioni e imprevisti nel percorso disegnato, quello è Blatt. Ne ha viste decisamente di tutti i colori per farsi impressionare e abbandonarsi a decisioni affrettate e impulsive. Per questo e infiniti altri buoni motivi, l’accettazione della proposta del presidente Shimon Mizrahi e il GM Nikola Vujčić è un ottimo segnale: annoverare tra le proprie fila Blatt significa che il progetto ha basi solide e prospettive rigogliose. Altrimenti, l’ex coach israeliano non avrebbe avuto remora alcuna nel declinare l’offerta.

La tavola del Rinascimento del Maccabi è apparecchiata col servizio delle serate di gala. Le semifinali di Coppa d’Israele e l’eliminazione al penultimo atto di Winner League sono un’onta da lavare nel più breve tempo possibile: era dal 2008 che non si viveva la doppia e contemporanea debacle. Senza l’esclusione in itinere di CSKA, Zenit e Unics, probabilmente il Maccabi non avrebbe raggiunto nemmeno i playoff di Euroleague: nonostante l’ottimo rush finale in regular season, la serie contro il Real Madrid ha riportato a galla tutte le contraddizioni e le oscillazioni di un roster sulla cui costanza e affidabilità nel lungo periodo ci si interrogava costantemente. E le risposte, nella maggioranza dei casi, non erano confortanti. L’annata ha vissuto l’esonero burrascoso di Ioannis Sfairopoulos e l’interregno di Avi Even. La promozione dell’ex assistente ha scosso l’ambiente, portando una ventata di insperato ottimismo spentasi però dopo troppo poco tempo. Il Maccabi, nell’impetuoso mare di Euroleague, è paragonabile a una maestosa nave da crociera che imbarca acqua nella sottocoperta, generando il panico tra i naviganti, ignari sino al momento del pericolo incombente, impegnati a godersi gli agi e i comfort sui ponti superiori. La 2021-2022 è stata un naufragio. Ora, però, il timone è nelle mani del migliore dei capitani.

GENESI DI UN CAMPIONE

Playmaker nato a Boston, forgiato dall’esperienza collegiale sotto i dettami della Princeton Offense. L’esperienza professionistica da giocatore vissuta interamente in Israele. A 29 anni la prima esperienza da giocatore-allenatore. Colpo di fulmine: tempo quattro anni e, ancora nel pieno vigorio atletico, appende le scarpette al chiodo e imbraccia la lavagnetta. Cinque anni all’Galil Eylon da capo allenatore, l’approdo al Maccabi di Jasikevicius, Parker, Solomon e Nikola Vujčić (coincidenze?). Dopo stagioni vincenti e pluridecorate, David Blatt opta per uscire dai confini israeliani: uno della sua apertura e ricettività non può essere confinato a lungo nella pur doratissima gabbia israeliana. Sino al ritorno in Israele, David Blatt guiderà contemporaneamente squadre di club e nazionali. La grandeur della pallacanestro russa porta, inevitabilmente, la sua firma: l’oro all’Europeo spagnolo del 2007 e i bronzi europei (Lituania 2011) e olimpici (Londra 2012) sono risultati difficilmente replicabili nella storia della patria di Tolstoj, Lenin e Stakanov. Nel 2005 porta la Dinamo San Pietroburgo alla conquista del primo trofeo continentale della storia, la defunta Eurochallenge. Nell’estate successiva prende il posto di Ettore Messina sulla panchina della Benetton Treviso: inutile ricordare l’esito della cavalcata playoff di LBA. Bargnani, Zisis, Nicholas, Mordente, Slokar: i giocatori valorizzati e sviluppati da Blatt sono numerosissimi. Ma esiste una squadra allenata da Blatt nel passato della quale si è tornato a parlare assai di recente.

No, non stiamo parlando del Maccabi vincitore dell’Euroleague 2014. Siamo pur sempre milanocentrici, non dimentichiamolo. Certe cose meglio tenerle nascoste nei cassetti più irraggiungibili della nostra memoria. Serie di playoff e Final Four casalinghe fanno ancora malissimo. No, non stiamo parlando neanche dei Cavs del titolo del 2016. Blatt, illogicamente, viene esonerato a metà di quella stagione, quando la longa manus di LeBron James ha spinto il front office ad affidare la squadra a un esordiente come Tyronn Lue. Bellissimo il “GSW blew a 3-1 lead”, bellissima la Gioconda di LeBron, ma il fatto che nessuno ricordi l’allenatore israeliano come un ingranaggio fondamentale di quell’anello è vergognoso. No, nemmeno il Darussafaka vincitore dell’Eurocup 2018. Almeno, non quel Darussafaka…

Anyway, Efes is turning into the Darussafaka 2016/17 pic.twitter.com/sXhutGXn44

— Marco Pagliariccio (@loupaya) June 7, 2022

Rileggere il roster dei turchi del 2016-2017 è emblematico della grandezza di David Blatt come allenatore. A prescindere dalla presenza di Clyburn, Moerman, Anderson e Zizic, la cui reunion sul Bosforo è imminente (coincidenze?), i nomi ancora sulla cresta dell’onda sono tantissimi. Wilbekin, Wanamaker, Bertans. Giocatori dalla formazione assai variegata ma che, plasmati dal coach nativo di Boston ma naturalizzato israeliano, hanno saputo costruire una carriera duratura ad alto livello. Giocatori scartati dall’NBA. Atleti dal potenziale sotto gli occhi di tutti ma che necessitavano di un allenatore che si fidasse ciecamente di loro. Giovani già presenti in squadra che, sotto l’ala protettrice di Blatt, hanno saputo elevare il proprio livello. Ognuno è responsabilizzato, consapevole del ruolo e delle funzioni da ricoprire in un sistema collettivo. L’esperienza oltreoceano a The Mistake on the Lake ne è ulteriore riprova: David Blatt è personaggio della pallacanestro europea, da pallacanestro europea, per la pallacanestro europea. Teniamocelo stretto più a lungo possibile. Soprattutto dopo il grande spavento che ci ha fatto correre.

Il 19 agosto 2019, un fulmine squarcia il cielo sereno di Atene. David Blatt, all’epoca allenatore dell’Olympiakos, comunica che gli è stata diagnosticata nei mesi precedenti la sclerosi a placche progressiva primaria. Non rischia nell’immediato la vita, ma è una debilitazione di cui tenere irrimediabilmente conto. L’approccio alla sconfortante notizia, tuttavia, è magistrale. Leggere la lucidità e la schiettezza con cui descrive i processi mentali sviluppatisi a ridosso dello shock dovrebbe essere raccomandato in ogni ordine scolastico. Immaginarlo a tre anni di distanza nuovamente su una panchina sarebbe stata pura utopia. Troppo stancante per il corpo di un malato, fiaccato dalla malattia autoimmune. Il cervello e l’intelligenza sopraffina, per fortuna, non sono stati intaccati. Non sarebbe possibile, d’altronde, possedere questo palmares. David Blatt si è reinventato burattinaio di una compagnia di marionette, impresario di un circo la cui compagnia manca ancora di una guida (Kattash? Pascual?) e attivissimo nel reclutare nuovi fenomeni da mostrare sulla scena. Chiunque sarà, verrà scelto ascoltando il parere illuminato di Blatt. Dare fiducia e credito alle sue parole, almeno preventivamente, è cosa buona e giusta.

Tags: David BlattMaccabi Tel Aviv
Massimiliano Bogni

Massimiliano Bogni

Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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