Affinché il confronto a distanza con l’Olimpia Milano si trasformi in una serie al meglio delle 7 partite e affinché questa sfida inizi col maggior riposo possibile, gara3 è paradossalmente più Win-or-Go-Home per la Virtus Bologna che per la Bertram Yachts Tortona. Al PalaEnergica Paolo Ferraris i padroni di casa, senza Christon ma con Hunter e Hunt entrambi nei 12, sono costretti a vincere per regalare un’altra serata di LBA Playoff. D’altra parte la Virtus di Sergio Scariolo, incassati gli elogi di coach Ramondino e con le certezze maturate nei primi due episodi della serie, ha in faretra tutte le frecce possibili e immaginabili per concludere l’opera iniziata alla Segafredo Arena. Quali userà? Come risponderà la squadra piemontese? Scopriamolo nella nostra rubrica GamePlan!
Quante marce scala Tortona?
Cordinier-Candi, Hackett-Hunt, Shengelia-Daum, Belinelli-Macura, Jaiteh-Cain. Gli accoppiamenti con cui Scariolo e Ramondino iniziano la partita sorridono ai padroni di casa: la difesa perimetrale di Bologna fa acqua da tutte le parti, mentre nell’altra metà campo la circolazione del post è decisamente più deficitaria del solito.
Il merito, in entrambi i casi, è dell’aggressività e dell’intensità messa sul parquet da Tortona: attaccare qualsiasi giocatore in maglia nera che non sia Daniel Hackett o Awudu Abass, approfittando dell’autoesclusione di Cordinier nel primo tempo per due leggerezze sul possesso di Candi e andare a rimbalzo offensivo con tutti gli effettivi (5 nel solo primo quarto: Macura, Candi, Hunt, Harper e Filloy ne raccolgono almeno uno prima dell’intervallo) consentono alla Bertram di avere molti più possessi a disposizione, trovando due quarti di ottime percentuali anche dall’arco. Il segreto del +17 toccato a fine secondo quarto, tuttavia, è da individuare nella difesa.
Tortona toglie il post a tavola
In una serata in cui le polveri di Milos Teodosic sono bagnate anziché no, Cordinier gioca solo 19′ e il lavoro asfissiante sulle uscite di Belinelli (sia da stagger che da pin down il lungo difensore si stacca per aiutare e ostruire la linea di passaggio dalla punta, alla fine solo 7 tiri per Beli), la soluzione prediletta per i bolognesi è l’attacco dal post. Ramondino e il suo staff tengono un clinic su come gestire questa situazione, che tanto svantaggio fisico palesa anche a Casale Monferrato e che a Bologna è stato deleterio: se l’entry pass porta a una ricezione nel pitturato, il marcatore tenta l’anticipo coadiuvato dall’uomo più vicino al ferro; se la zona esplorata è invece il mezzo angolo, sempre quello alla sinistra del tabellone per gli occhi dell’attacco, la strategia è stringersi in un fazzoletto nel pitturato con l’uomo al gomito a impedire il ribaltamento su lato forte e a invitare il giocatore in possesso a fare giro dorsale e concludere al ferro, lì dove Cain o Radosevic aspettano solo di contestare l’appoggio dei vari Shengelia e Hackett.
Senza la concentrazione e l’applicazione massima di tutti gli elementi, la tattica non sarebbe comunque efficace, ma le 7 perse dei primi 2 quarti in casa Virtus sono la testimonianza di un sistema che regge.
Sarà ancora Milano-Virtus Bologna in finale Scudetto 🇮🇹🏀
Daniel Hackett è già carico… 😤💪#LBAPlayoff | #EurosportBasket | @discoveryplusIT | @VirtusSegafredo pic.twitter.com/PuudXu0kno
— Eurosport IT (@Eurosport_IT) June 2, 2023
3-2 e ci abbracciamo
Come rallentare una squadra sulle ali dell’entusiasmo, trascinata da un Daum finalmente dominante nel matchup con Toko e un Candi insospettabile tiratore dal palleggio oltre l’arco? Come risolvere l’annoso problema della difesa sul perimetro ogni volta in cui gli esterni vulnerabili o lunghi non cattedratici nel fondamentale vengono bersagliati dalle penetrazioni di Hunt e Harper? Sergio Scariolo deve essersi sentito offeso dall’accenno di 2-3 di Tortona nel primo quarto e, negli spogliatoi del PalaEnergica Paolo Ferraris, medita la più crudele delle vendette.
Jaiteh relegato in panchina e 3-2 sistematica, per proteggere la contemporanea presenza di Teodosic e Belinelli e forzare qualche recupero in più. Tortona inizialmente riesce a trovare sfoghi con i movimenti a pendolo sulla linea di fondo, andando a scovare le zolle nei mezzi angoli lasciati sguarniti dalle maglie della difesa. Ramondino stesso tenta di rispondere con una 1-3-1 a inizio 4°Q, orientandosi a seguire a uomo sul primo taglio senza palla e raddoppiando sul lato.
Troppo tardi, però: il tiro libero diventa un buco nero nel quale ogni possesso di Tortona finisce per scomparire e riapparire nelle mani della Virtus. Vuoi per le deflections nel passaggio diretto dalla punta, vuoi per il lavoro degli esterni da lato debole sulle riaperture dopo un’eventuale ricezione, l uniche conclusioni pulite del secondo tempo di Tortona arrivano direttamente dalla ricezione a 5 metri dal canestro.
Gli eccessi vincenti della Virtus
Bologna salta su qualsiasi finta da 3, anche per via di un tag sui vari blocchi sulla palla quantomeno audace. Teodosic ha costantemente un corpo gettato addosso dalla difesa di Ramondino, che sia quello del difensore primario o quello del lungo in situazioni di show o hard hedge. Shengelia è pasticcione nel finishing, Cordinier si ostina a voler gestire in prima persona il possesso, Jaiteh è insostenibile se ogni primo passo di Tortona porta un esterno nei suoi paraggi.
Con un Mickey energico allo stato brado e un Hackett scosso positivamente dalla clamorosa lavata di capo di Scariolo sul 64-57, la Virtus si impone più di status e autorità che di tecnica: Tortona non realizza alcuna tripla negli ultimi 22’30” (in lettere, qualora non rendesse l’idea: ventidue minuti e trenta secondi) di partita e, nonostante i migliori Macura, Harper e Daum della serie, si infrange sulla zona virtussina della ripresa.





