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Home NBA

NBA salary cap: il contratto televisivo creerà un secondo caso Durant?

Simone Mazzola by Simone Mazzola
16 Ago 2024
in NBA
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Suns

Credits IPA Agency

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L’NBA ha siglato un contratto televisivo a cifre incredibili e mai raggiunte prima, ma quanto questo influirà sugli stipendi e sul salary cap? Avremo un caso come quello che portò Kevin Durant ai Warriors creando automaticamente e più per la sorte che per merito una dinastia? Vi proponiamo alcuni estratti importanti tratti da un articolo del New York Times, molto chiaro che spiega tutto ciò che c’è da sapere su questi meccanismi.

  • Luka Doncic potrebbe guadagnare 70 milioni considerando gli aumenti del Salary cap e tutti gli aggiustamenti. Ogni anno le cifre dei potenziali max contract aumentano in maniera esponenziale, si siglano record con grande regolarità e questo conferma la buona salute economica della Lega.

Mentre la NBA attende l’entrata in vigore del prossimo accordo sui diritti mediatici, si sta riflettendo molto su come questo influirà sul salary cap e sugli stipendi dei giocatori. Il prossimo accordo raddoppierà, in media, i compensi annuali che la lega riceve dai suoi partner mediatici. Le squadre si aspettano un aumento del 10% nel salary cap nel 2025 e nelle stagioni successive. Gli stipendi dovrebbero aumentare. Luka Dončić, ad esempio, potrebbe guadagnare più di 70 milioni di dollari in poche stagioni.

  • Ricordiamo però cosa successe all’interno della stagione 2016 quando ci fu chiaramente una stortura che, non dico falsò il campionato, ma permise un qualcosa che non sarebbe dovuto esisteree, alterando un po’ gli equilibri di una lega che già annoverava una squadra da 73 vittorie.

Se ricordate il 2016, quando è entrato in vigore l’attuale accordo televisivo, ci fu un enorme balzo nel salary cap. È aumentato del 34,3% da un anno all’altro, permettendo ai Golden State Warriors, che avevano appena vinto 73 partite, di firmare Kevin Durant. Molti giocatori furono pagati profumatamente quell’estate. Il problema è che ciò ha anche causato qualche caos (e ha contribuito a costruire una dinastia). Da quel momento il cap è cresciuto più lentamente. Questa volta, la NBA e la NBPA hanno negoziato un cap smoothing nel CBA per mitigare questo fenomeno, evitando che il salto avvenga tutto in una volta e limitando la crescita del cap da un anno all’altro al 10%.

Mentre il cap sarà smussato, i ricavi reali non lo saranno. Ed è qui che entra in gioco questa clausola del CBA. L’Articolo XXXIX, Sezione 8, stabilisce come la NBA o la NBPA potrebbero decidere di uscire anticipatamente dal CBA se il BRI superasse significativamente l’ammontare che i giocatori possono guadagnare ogni stagione. La differenza tra la quota dei giocatori del BRI e l’importo in stipendi contrattuali (più benefici) che guadagnano complessivamente ogni stagione è chiamata “shortfall” nel CBA. In altre parole, se l’importo che i giocatori guadagnano in stipendi e benefici è inferiore a circa la metà del BRI, allora c’è uno shortfall.

Questa clausola del CBA si concentra su due tipi di shortfall: se gli stipendi contrattuali totali (più benefici) sono inferiori alla quota dei giocatori del BRI di oltre il 25% in un anno, o se tale shortfall supera il 10% per due anni consecutivi. Se si verifica una di queste situazioni, le due parti sono obbligate a discutere in buona fede la questione e come eventualmente risolverla. Una proposta esplicitamente menzionata nel CBA è una “distribuzione più tempestiva della quota designata (del BRI) negli stipendi totali”.

  • Inoltre ci sono alcune condizioni che potrebbero permettere alle parti di uscire dal CBA, ma in realtà chi potrebbe avere più interesse-vantaggio a uscire dall’accordo nelle finestre previste proprio alla stipula?

La parte più probabile a decidere di uscire in tal caso sarebbe l’associazione dei giocatori. Anche se i giocatori riceverebbero circa metà del BRI in ogni caso, i giocatori potrebbero decidere che il cap smoothing li ha scollegati troppo dalla reale situazione economica della NBA e che i contratti non stiano crescendo abbastanza in quel contesto. Quando la NBA e la NBPA hanno negoziato il CBA, hanno inserito clausole che permettevano a entrambe le parti di uscire in determinate condizioni a seconda di dove sarebbe finito il prossimo accordo mediatico. In una, la NBA ha ottenuto una certa protezione nel caso in cui l’accordo mediatico fosse stato deludente; in questa, la NBPA ha ottenuto margine di manovra se l’accordo mediatico e il business della lega fossero cresciuti troppo rapidamente. È una considerazione interessante, mentre la NBA, giustamente, si vanta del suo nuovo accordo mediatico. I numeri sono giganteschi e offrono alla NBA una significativa stabilità economica per gli 11 anni a venire. Il fatto che i ricavi della NBA possano aumentare così tanto da costringere le due parti a tornare al tavolo delle trattative è un problema migliore per la lega rispetto all’opposto.
Tuttavia, al momento, sembra improbabile che la NBA raggiunga il punto in cui una di queste clausole possa essere attivata. Secondo gli esperti, uno shortfall del 25% sembra improbabile. C’è una possibilità realistica che i giocatori superino un shortfall del 10% nel primo anno del nuovo accordo sui diritti mediatici, dicono le fonti, ma non ci si aspetta che questo accada per due anni consecutivi.

  • Quello che dovremmo imparare in Europa riguardo alla sostenibilità è proprio la diversificazione. Certo, non possiamo parlare dei fantastiliardi di accordi che la NBA ha siglato, ma la cosa che più fa impallidire la concorrenza è che questo accordo incredibile non è l’interezza dei ricavi dell’NBA e… tenetevi forte…non è neanche la metà.

Altre fonti di entrate che potrebbero non crescere allo stesso ritmo. La lega potrebbe anche iniziare con un surplus nell’anno prima dell’entrata in vigore del nuovo accordo, non con un deficit. Quest’anno, i giocatori hanno dovuto restituire denaro. La prossima stagione, il cap aumenterà solo del 3,36% rispetto al 2023-24 dopo che è risultato inferiore alle previsioni della lega. Una crescita del cap del 10%, il massimo consentito dal CBA, non è garantita per il resto del decennio. Questa è la durata della pace lavorativa negoziata dalla NBA e dalla NBPA. Il principale motore è stata la situazione mediatica e i ricavi che ha portato nelle casse della lega. Sarà interessante vedere quale sarà l’impatto del nuovo accordo mediatico.

 

Tags: diritti televisiviKevin DurantNBA
Simone Mazzola

Simone Mazzola

Simone Mazzola è ideatore e fondatore di Backdoor Podcast. Giornalista pubblicista iscritto all'albo, segue e racconta il basket quotidianamente da oltre vent'anni. Nel corso della sua carriera ha collaborato con redazioni del calibro di FoxSports e del sito italiano NBA. È inoltre autore del libro "American Dream: un infiltrato alle NBA Finals".X: https://x.com/mazzola_simone IG: https://www.instagram.com/datruth84/

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Backdoor Podcast è una testata giornalistica telematica, registrata presso il tribunale di Monza (Aut. n. 11/19 del 04/11/2019) – Direttore responsabile: Simone Mazzola (n.t. ODG 169818).

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