È appena iniziata la stagione di Euroleague e già siamo davanti a dei processi che forse sono prematuri o forse no. Chiaramente la squadra doveva avere un periodo di assestamento, verificare l’impatto dei nuovi con l’Eurolega e una chimica da cercare, ma anche l’attesa dei leader per vedere se avessero abbracciato o meno il ruolo, come e con che impatto. Alla fine c’era da valutare se questa squadra fosse stata creata in modo sensato e migliore rispetto alle ultime stagioni. Le risposte, a oggi, sono negative…a dir poco.
Non si batte l’uomo
È una delle questioni che sentiamo dire da ormai due anni e più di questa Olimpia Milano priva di handler, creator, realizzatore, chiamiamolo come vogliamo, ma riduciamo al banale “giocatore che batte l’uomo”. Milano ne ha uno e si chiama Shavon Shields, che però ha una sola soluzione: finire. È un passatore sotto la media, ma è diventato un notevolissimo giocatore di uno contro uno. Non è un caso che l’unica vittoria in Eurolega arrivi proprio da una sua sfuriata nel finale. In questo roster chi batte l’uomo è solo lui e con una sola soluzione. Nel basket di oggi non si può prescindere da queste figure, anche magari meno disciplinate, ma che possano creare vantaggi. Il Panathinaikos ha Sloukas, Nunn e Brown, il Real Madrid Campazzo, Musa, Hezonja, la Stella Rossa Nedovic, Canaan, Yago senza scomodare Milos. Insomma il ragionamento è chiaro. L’Olimpia ha Shields e nessun altro nel roster può battere l’uomo e creare. Oggi senza questo le partite non le vinci e nè Dimitrijevic, nè Bolmaro lo possono fare. Brooks potrà essere un arma letale ed è stata una bella pesca per chi vi scrive, ma fa un altro lavoro. Questa è la mancanza tecnica più evidente.
Leadership
I leader designati della squadra sono Nikola Mirotic e Shavon Shields che, danese a parte contro Parigi, non hanno mostrato di avere quella qualità morale e personale di poter trascinare i compagni nei momenti difficili. Il leader deve essere tecnico e i due lo sono senza dubbio per talento, ma lo devono essere anche come esempio, come forza morale, come capacità di lottare e tirarsi dietro tutta la squadra che si deve nutrire di loro. Questo non è successo e probabilmente nel caso di Mirotic mai succederà, forse Shields con qualche sfuriata di talento lo può fare, ma nemmeno lui è in quel tier se consideriamo tutto a 360 gradi. Il leader da quel punto di vista, al momento, è Zach LeDay.
Gestione
Della partita con lo Zalgiris ci si ricorda la rimonta subita, ma per 26 minuti era stata un’Olimpia Milano clamorosa, la migliore da tempo a questa parte. Quel frangente ha dato l’esempio di come dovrebbe essere questa Milano, come dovrebbe giocare e impattare le partite. E qui entra in gioco anche la gestione tecnica, oltre ai giocatori. Farsi rimontare 27 punti in 14 minuti senza che arrivi un tentativo d’invertire la tendenza è assai preoccupante. Ma se quella può essere una contingenza particolare, è più grave ancora l’approccio indecoroso avuto nel primo tempo con l’Efes. Le difficoltà di roster e gli infortuni nei lunghi dovevano importi di entrare col sangue agli occhi per riscattare la rimonta subita e per supplire con il cuore alle mancanze. Invece la squadra è arrivata a tirare fuori fischi sonori dal Forum per le nefandezze messe in campo. Un approccio così in un momento tale è inaccettabile e se i giocatori hanno colpe, la guida tecnica ne ha altrettante, perchè se una squadra entra in campo così molle, dormiente e per niente volenterosa di lottare, qualche problema oltre al campo c’è. Anche qui è bastato il terzo quarto (neanche tutto) per dimostrare cosa debba fare questa Olimpia per competere in Eurolega e rimontare anche venti punti a una squadra di talento come l’Efes. Ma non si può giocare 8, 14 o 24 minuti in una partita per poi spegnere tutto nei restanti. In Eurolega, ma non solo. Questa squadra non riesce a invertire i trend e la fiducia incondizionata non è sempre sintomo di solidità, ma può diventare anche accanimento a un certo punto.





