C’è una tendenza molto particolare che si sta facendo strada nella Lega e che ha come frontman e volto principale Victor Wembanyama: l’attitudine difensiva da parte dei giovani giocatori.
È un approccio mai visto prima in NBA. Eccellere nella metà campo difensiva è stata storicamente una qualità che i giocatori sviluppavano solo anni dopo il loro ingresso.
Giusto per dare un ordine di grandezza, in 6 stagioni, dal 2016 (dopo il giovane Kawhi in maglia Spurs) al 2021 non ci sono stati voti per il Defensive Player of The year a giocatori con 22 anni o meno e nel 2017, 2018 e 2019 in nessun quintetto difensivo compariva qualche giocatore inferiore ai 24 anni. Nel 2019 nello specifico, nei quintetti All-Defensive, 8 players su 10 avevano 27 anni o più. Insomma, la definizione di “giovane” era molto spesso associata a “talentuosi, divertenti, ma non chiedetegli di difendere…”.
Qualcosa è cambiato negli ultimi anni, al comparire di una “infornata” di giocatori dallo spiccato talento difensivo prima che offensivo che ha naturalmente nell’alieno di passaporto francese l’esempio più lampante. Non starò qui a dilungarmi sulle incredibili capacità di Wembanyama, nè sulle cifre senza senso che sta mettendo su al secondo anno di NBA, ma prenderemo in considerazione unicamente le stoppate per partita: 4.1. ll numero si presenta ancora più spaventoso se si pensa che in circa tre decadi solo in quattro occasioni c’è stata una media superiore a 3.0, una di queste ad opera dello stesso Wembanyama la scorsa stagione con 3.6.
Considerando le statistiche avanzate risulta che Victor stoppi il 10.9% dei tentativi degli avversari, cioè tu puoi tirare 100 volte ma sai che in realtà solo 90 tiri arriveranno nei dintorni del canestro. Numeri che hanno dell’incredibile e che portano gli avversari a girare al largo quando è sotto le plance (e non solo perchè il suo raggio d’azione arriva anche ai 6.75)
Nonostante il difensore dell’anno in carica sia ancora il 31enne Gobert, stiamo assistendo ad un tentativo di cambio della guardia che è letteralmente scoppiato nella stagione in corso. Si guardi ai primi due mesi dove i difensori del mese sono tutti under 25: Oltre a Wembanyama ci sono infatti
- Dyson Daniels 21 anni: liberato dalla croce di essere considerato un rincalzo a New Orleans, si è tramutato nel partner perfetto per sgravare Trae Young di responsabilità difensive rispondendo con 3.1 palle recuperate ad allacciata di scarpe 113 complessivi in stagione (30 più degli inseguitori Shai, J-Dub e Cason Wallace, tutti di OKC)
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- Evan Mobley, 23 anni: il baluardo difensivo dei Cavs da 35-6, già terzo nelle votazioni di Defensive Player dell’anno due ani fa.
- Jaren Jackson Jr. difensore del mese nell’ovest lo scorso cicembre. Il più anziano del quartetto con i suoi VENTICINQUE anni che sta vivendo una stagione di grande lustro dopo esser stato l’unico presente nella disgraziata scorsa salagione dei Grizzlies.
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Ma non esclusivamente singoli giocatori; questa ondata di spirito difensivo coinvolge intere squadre, se si pensa agli Oklahoma City Thunder, 24.6 anni di media e un Defensive Rating di 103.9, il migliore della lega con Chet Holgrem fermo ai box da e per parecchio (il numero nudo e crudo forse non fa capire il livello di eccellenza, ma per dare un metro di paragone, i Timberwolves 23-24 miglior difesa della regular avevano un DefRtg di 109, quindi 5 punti in più). Una difesa caratterizzata da una pressione continua da parte degli esterni che forzano un numero davvero grande di palle perse dagli avversari e recuperate per rapidi contropiede.
Stessa tendenza si trova anche negli Orlando Magic, 25 anni di media, un infermeria che esplode ma una solidità difensiva ancora ai vertici della lega, senza dimenticarsi poi dei sorprendenti Houston Rockets, seconda forza ad Ovest, 24.8 anni di media, qui la trazione è alimentata dai lunghi dove Alperen Sengun (22), Amen Thompson (22) e Tari Eason (23) impongono una fisicità e un’aggressività davvero elevata che porta a palle recuperate, stoppate e un Difensive Rating di 108.3. Se in questa stagione Wembanyama e Daniels possono finire primo e secondo nella lotta al DPOY è verosimile che tutti gli spot disponibile nel First-All Defensive Team possano andare a giocatori di venticinquenni o più giovani.
Non è solo una qualità dei singoli o dei team ma bisogna dare atto anche alle visioni dei Board che iniziano a valutare i giocatori al Draft o International, non solo dal talento offensivo, ma anche dalla predisposizione e dalle skills difensive. Ne sono una prova i Rookie Yves Missi che fa il possibile nel deserto dei Pelicans; Jaylen Wells di Memphis che da subito si è fatto carico di attenzionare il principale terminale offensivo avversario o Donovan Clingan di Potland, già baluardo difensivo della U-Conn campione NCAA, che anche al piano superiore continua a mostrare un’attitudine a difendere il pitturato sopramedia, senza dimenticare Alex Sarr, scelta numero 2 al Draft che si trova molto più a suo agio in difesa piuttosto che in attacco (vero che la Washington 24-25 non brilla per eleganza del gioco).
Insomma, è partita una rivoluzione silenziosa che sta elevando ancora di più il gioco, quasi una risposta naturale per equilibrare l’enorme talento offensivo visto in quest anni. Molto più efficace di qualunque tentativo di variazione al regolamento o alla struttura del gioco e, senza ombra di dubbio.. più godibile da noi fortunati a poter assistere a questo spettacolo. Grande attacco batte sempre Grande difesa, siamo forse vicini alla smentita di questo storico assioma cestistico? Alla nuova generazione di giocatori l’onere della risposta.





