Il quarto di finale tra Olimpia Milano e Virtus Bologna è stato totalmente a senso unico. L’Olimpia ha preso presto in mano le redini di ritmo e gioco, dilagando nel secondo tempo e rendendo la partita mai in discussione. Vediamo cosa ci ha detto il match rispettivamente per le singole squadre.
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Virtus Bologna
Ancora una volta l’evidenza dice che questa squadra è corta e con poche alternative, figuriamoci se mancano tre giocatori a dir poco fondamentali come Clyburn, Zizic e Morgan. Sono tre giocatori che non sempre sono stati fondamentali (Clyburn a parte), ma che lo diventano quando la coperta è corta. Già la Virtus non è profonda e “concedere” assenze la rende vulnerabile e priva di variabili. Nessuno è in grado di creare dal palleggio, non c’è pericolosità perimetrale e l’unico che la fornisce, ovvero Belinelli, è totalmente insostenibile difensivamente e, ieri sera, dopo un paio di triple ha perso smalto. L’azione simbolo è Mannion sulla linea di fondo che senza spazio apparente lo salta e appoggia facilmente. Beli rimane un maestro offensivo in tutto ciò che fa, ma è sempre meno sostenibile in difesa. Pajola è commovente per la miriade di cose utili che fa in campo, ma non può cantare e portare la croce, non è il suo lavoro e non è nato per quello come giocatore. L’unico che crea qualcosa da situazioni “private” è Toko Shengelia, altro giocatore che visto da vicino è un’enciclopedia di come si usi corpo e piedi, ma anche lui non può essere lo Shengelia di cinque anni fa. Purtroppo Daniel Hackett è ormai sempre meno incisivo e questo dalla punta è un problema perchè praticamente la Virtus non ha un singolo creatore di vantaggi che non si chiami Will Clyburn. Ieri è stato super Diouf, anche grazie a un Gillespie difficile da presentare, ma per ambire allo scudetto come diceva Ivanovic in conferenza stampa serve ben altro. Innanzitutto essere al completo, ma è cosa sempre più rara per tutti con il calendario di Eurolega e soprattutto avere una particolare brillantezza e incisività, ora che anche Cordinier sembra essere appesantito dalle fatiche di una stagione dalle enormi richieste sinora.
Olimpia Milano
Le assenze di Nebo e Causeur sono sì pesanti, i minuti molto contingentati di Mirotic anche, ma rimangono assenze che, se messe sulla bilancia, sono meno impattanti rispetto a quelle della Virtus per peso specifico all’interno delle rotazioni. Milano ha sostanzialmente dominato la partita con queste assenze, un Mirotic lontanissimo dalla migliore condizione, un Gillespie onestamente spaesato (e siamo stati buoni) e un Diop che in 36″ in campo ha fatto un fallo e una persa e non si è più rivisto. Però c’è una profondità diversa, c’è un fuoriclasse che ha fatto il fuoriclasse come Shields e che spesso ha creato e concluso di talento. Due triple nel primo tempo con Pajola nei pantaloncini, ma non solo. Questa è la differenza sostanziale tra queste due squadre. Nonostante l’Olimpia, tolto Shields, non abbia incredibili creatori dal palleggio, ieri Dimitrijevic ha fatto a fette la difesa avversaria con canestri e letture sul pick and roll, Bolmaro ha punito sistematicamente i cambi e Mannion, senza fare chissà quali magie, ha portato il suo mattoncino. Un capitolo a parte merita Zach LeDay, silente in tutto il primo tempo, ma che nel secondo ha spezzato la partita. Pur non definendo l’Olimpia una squadra di Eurolega con talento sconfinato, al momento è di un altro tier rispetto alla Virtus. Questo non vuol dire che vincerà la coppa o lo scudetto, ma oggi il divario tra le due squadre, magari non sono i venti punti raggiunti ieri, ma non è nemmeno una singola giocata o un dettaglio. C’è di più. Brescia sarà un interessante banco di prova in semifinale, perchè ora che la diretta rivale non c’è più, la pressione paradossalmente sale molto e Brescia ha dimostrato ieri di saper vincere anche quando magari non dovrebbe o non gioca al suo meglio.
