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Urania Milano: con Vigevano un ko alla “Space Jam”

Ricordate l’inizio di “Space Jam”, quando i malefici alieni rubano il talento ai migliori giocatori Nba trasformandoli nell’ombra di loro stessi? Per quanto assurda, è l’unica teoria che possa spiegare i primi due quarti dell’Urania Milano nel ko interno contro Vigevano (63-70). Tra palloni che finiscono fuori direttamente dalla propria rimessa, rimbalzi che sfuggono di mano come se il pallone fosse imburrato, air ball da tre e ripetute conclusioni da sotto nella stessa azione che incappano sempre nel ferro, lo spettacolo (soprattutto nel primo quarto) ha davvero del fantascientifico.

In tutto questo Vigevano gioca la sua combattiva ma comunque onesta partita, riuscendo ad accumulare progressivamente un vantaggio che la porta al 27-40 dell’intervallo e quindi al +18 (31-49) di metà terzo quarto. Dopo il quale il copione della partita sembra seguire quello del celebre film con MJ, perché i Wildcats ritrovano un minimo di gioco con la regia sotto traccia di Maspero (2 punti, 7 assist) e con il contributo di Cavallero (8 punti, 6 rimbalzi), mettendo a segno una serie di efficaci transizioni per recuperare lo svantaggio e addirittura portarsi avanti all’inizio dell’ultima frazione (55-54 e poi 57-54 grazie a quattro dei 22 punti finali di Gentile). Ma il lieto fine non è previsto e questa volta non c’entrano i Nerdlucks (i malefici alieni di cui sopra), ma una serie di fattori che denunciano un debito di condizione fisica e anche di lucidità mentale che non paiono dipendere solo dallo sforzo esercitato nel recupero.

Brava allora l’Elachem a riprendere l’inerzia della partita semplicemente mantenendosi sui binari imboccati in precedenza: da una parte una decisa difesa che con Maspero in panchina a riprendere fiato evidenzia la serata più che “no” di Amato (5 punti, con 1/6 nelle triple, e solo 3 assist), dall’altra un attacco disciplinato che sfrutta la mano di Peroni – colpevolmente lasciato libero dall’arco come già sulla sirena della seconda frazione – per le due triple consecutive che chiudono i giochi (59-68 al 37°) ampiamente prima della resa palla in mano dei milanesi con una ventina di secondi ancora sul cronometro.

Tra cinema e realtà, il commento finale è da vecchio adagio: un’Urania davvero troppo brutta per essere vera. Con tabellini individuali che in alcuni casi denunciano chiaramente l’assenza dei giocatori-chiave (4 punti e 7 rimbalzi per Udanoh, che non viene cercato ma non si fa nemmeno trovare nel colorato; 7 punti di Cesana con 2/6 nelle triple e 1/4 ai liberi; già riportato quello di Amato) e in altri casi nascondono nemmeno tanto bene le loro mancanze. Perché negli 11 punti di Potts ci sono un deficitario 1/6 da oltre l’arco e 3 brutte palle perse (15 totali quelle di squadra), mentre nei 22 punti di Gentile ci sono un insufficiente 8/21 dal campo e la stoppata ingenuamente subita sul tiro del potenziale 59-54 che contribuisce non poco a ridare la carica a una Vigevano che nella preziosa e meritata vittoria ha il meglio dal suo gruppo di italiani (13 punti per Rossi, 11 per Leardini, 10 per Stefanini, 9 da Peroni) e il necessario dal duo di americani (8 punti per Mack, 6 punti e 10 rimbalzi per Smith).

Dopo aver provato qualsiasi possibile quintetto per trovare almeno un precario equilibrio nei 40 minuti, coach Marco Cardani sa bene che c’è da lavorare molto e subito per far tornare le cose com’erano sino a un recente passato. E nelle dichiarazioni di fine partita conferma dal suo privilegiato punto di osservazione una percezione avuta dalla tribuna stampa: quella di facce e frizioni mai viste in precedenza in quest’Urania, chiamata ora a ritrovarsi anche come gruppo per dare il giusto finale al film del suo Campionato. (Paolo Corio)

Paolo Corio
Paolo Corio
Giornalista di professione, scrivo di basket per passione dall'ormai lontana stagione 1999-2000. Per BDP seguo principalmente Pallacanestro Cantù in LBA e Urania Milano in A2.

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