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Pacers alle Finals 2025: dalla trade per Haliburton al sogno NBA contro OKC

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Tyrese Haliburton
Credits Ipa Agency

Gli Indiana Pacers hanno pensato per la prima volta di tornare alle NBA Finals, dopo il 4-2 incassato dai Lakers di Shaq e Kobe nel 2000, qualche giorno prima dell’8 febbraio 2022.

I Sacramento Kings alzano la cornetta e digitano +1-317, prefisso di Indianapolis: il forte interesse è per Domantas Sabonis, centro dell’attacco di Indiana, reduce da 2 All-Star Game di fila. I Pacers non riattaccano, dicono che se ne può parlare. Buttano lì il nome di Tyrese Haliburton, così per dire, per togliersi uno sfizio, tanto non c’è alcuna speranza che si possa muovere il perno su cui girerà il futuro dei californiani. Però l’NBA è l’NBA (e i Kings sono i Kings), where amazing happens: Tyrese si può muovere, non è inscambiabile. Negli uffici dei Pacers salta qualche battito: si intuisce sin da subito che decenni di costante e lodevole competitività a buoni livelli ad ogni costo possono vivere un plot twist mica da ridere. In una maniera spettacolare e imprevista, molto poco “da Pacers”, la traiettoria della franchigia del Midwest cambia.

Poco meno di 2 anni dopo, la nuova intuizione decisiva: con Buddy Hield e Bruce Brown si corre che è un piacere, i Pacers sono la squadra più intensa e divertente della Lega, ma questa versione della early offense di coach Carlisle è troppo estrema per essere sostenibile, troppo fragile per la solide fondamenta necessarie per una run profonda ai Playoff. Anche a costo di sacrificare una minima percentuale di possessi, di triple in contropiede, di spaziature avanti 20 anni rispetto alla media NBA, ecco Pascal Siakam: secondo violino con esperienza da secondo violino in una squadra da titolo (Toronto Raptors 2019), timeline più vicina al grande veterano del gruppo per rinvigorire anche i suoi stimoli (P Skills è un ’94, Myles Turner un ’96), qualche annata di troppo nell’aurea mediocritas canadese per non concedersi di ripartire da zero in un altro contesto.

Le Finals 2025 che gli Indiana Pacers si giocheranno con gli Oklahoma City Thunder sono nate così, con l’aggiunta a roster del vero MVP delle Eastern Conference Finals vinte 4-2 coi Knicks e di quello che il trofeo lo terrà nella personale bacheca. I due mattoni principali, i più difficili da replicare e ipotizzare a bocce ferme, attorno a cui lo staff tecnico più qualitativo dell’NBA attuale (Rick Carlisle, head coach che ha vissuto le prime NBA Finals da giocatore nel 1986; Lloyd Pierce, lead assistanc coach; Jim Boylen, Jenny Boucek e Mike Weinar, assistant coach; Josh Corbeil e Carl Eaton, trainer; Jannero Pargo, Maurice Baker e Isaac Yacob, player development coach) ha saputo cesellare ogni accessorio, a livello di uomini e di X&O’s.

Così come per i Thunder, nulla di ciò che i Pacers sono diventati ha del “miracoloso”: è la realizzazione migliore possibile di tutti i singoli pezzi che compongono una rotazione da primi posti a Est, culminata nel momento più indicato della stagione. Il segnale più indicativo? Il miglioramento rispetto al 2023/24 è arrivato senza aggiunte significative tramite trade, free agency o Draft (Furphy, Bryant, Bradley sono elementi marginali, e la stagione della scommessa Wiseman è durata 5’), ma dall’aumento di valore di tutti protagonisti già visti. Il più cresciuto è Nesmith, prima in tremenda difficoltà ad attaccare un closeout e ora capace di abbinare a una lockdown defense dei playoff al 50% da 3 su 5.4 tentativi a gara; il più amato dalla fanbase è Andrew Nembhard, NembHell per ciò che ha fatto vivere anche a Jalen Brunson in gara-6, ai secondi Playoff consecutivi in cui innalza il rendimento rispetto a una regular season con qualche balbettio da secondary handler; il più continuo è Toppin, atleta senza senso e con sempre meno passaggi a vuoto a livello di letture ed esecuzioni; il più evoluto è Turner, alla 10° stagione a Indiana, sempre chiacchierato in sede di mercato, sempre oscillante tra compiti offensivi e difensivi in carriera e oggi adattabile in tempi rapidissimi a seconda del matchup. E poi McConnell, Mathurin, Sheppard, Walker.

 

 

COSA TENERE D’OCCHIO DURANTE LE FINALS?

  • Efficacia nei primi secondi dell’azione d’attacco: Indiana comanda i 2025 NBA Playoff per punti in transizione (27.5 per 48’), sfruttando un costante gap atletico a proprio favore con Bucks, Cavs e Knicks. Sulla carta, per kilometraggio e lunghezza del roster, OKC è il gruppo con cui questo divario potrebbe assottigliarsi di più, se non addirittura scomparire: Indiana dovrà cercare di toccare più i tasti della concentrazione e non dell’atletismo, per continuare a trovare vantaggi da esplorare ben prima dello scadere dei 24”.
  • La “battaglia” a rimbalzo: con rispettivamente 47.2% e 48.5% di Reb%, Pacers e Thunder sono tra le peggiori squadre nel controllare le carambole dopo canestri sbagliati. Rispetto a Indiana, OKC potrebbe trovare qualche alternativa per generare extrapossessi con quintetti “big” (rimbalzisti come Hartenstein e Jaylin Williams, specialmente se accoppiati a Holmgren, mancano al roster di Indiana): i Pacers hanno cercato di tamponare la falla inserendo Tony Bradley in rotazione con New York, con risultati tendenti al pessimo.
  • Aggiustamenti: quando Rick Carlisle ha vissuto in prima persona le NBA Finals (le ha vinte coi Boston Celtics, da giocatore, tra il maggio e il giugno 1986), Mark Daigneault aveva 1 anno e 4 mesi. Per l’head coach dei Pacers sarà il 6° viaggio di sempre alle Finals, per quello dei Thunder il 1° (di una lunga serie, a meno di stravolgimenti imprevisti nel futuro a breve termine): quanto conterà il fattore esperienza, in quanto a rapidità e “filosofia” dei cambiamenti in corsa?
  • Chi in difesa su SGA: gli accoppiamenti sui lunghi, Jalen Williams e il resto degli esterni di OKC saranno determinati in conseguenza alla scelta principale, una delle più complicate in sede di preview. I due migliori difensori sull’MVP visti nei precedenti di questa regular season sono stati Nesmith e Jarace Walker: il primo si è stortato una caviglia nel 3° quarto di gara-3 coi Knicks, il secondo se l’è girata in quello di gara-6 e salterà sicuramente le prime 2 gare della serie. Incrociando le dita che almeno l’ex Celtics sia vicino alle condizioni migliori per occuparsi di Gilgeous-Alexander per la maggior parte dei possessi, occhio alle difese di squadra: nella sfida di Santo Stefano Indiana ha abbozzato una 1-3-1, ma OKC ha mostrato di digerire abbastanza velocemente ogni tentativo di zona per ostruire le vie del pitturato a Shai.
  • Punto di forza vs punto di forza: Indiana effettua 62.89 passaggi in più rispetto a Oklahoma, perde il pallone solamente nel 10.3% dei possessi ed è la squadra dei Playoff con la percentuale più alta di canestri assistiti (66.5%!); Oklahoma City viaggia a ritmi tendenzialmente più bassi ma perde ancora meno il pallone (8.9% Tov%) e capitalizza più di tutti gli altri il numero esagerato di palle perse “vive” provocate negli avversari (12.1 punti a partita off turnovers). Dove eccelle l’una eccelle anche l’altra, e nessuna delle due pare intenzionata a ribaltare il piano partita.
  • Haliburton scorer o Haliburton creatore? Nelle due cavalcate ai playoff coi Pacers, Indiana è 16-3 quando Tyrese accumula almeno 15 tentativi dal campo; quando Hali tenta 10 o meno conclusioni dal campo, Indiana è 1-6. Nei due precedenti stagionali, lo #0 ha registrato solamente 1 palla persa in tutto, tentando però solamente 18 tiri (6 nella sconfitta di Santo Stefano, 12 in quella del 30 marzo). Trovare strade facili verso il ferro è quasi impossibile, a meno di trovare immediatamente ritmo al tiro…
  • Percentuali da 3: dalle conclusioni che la difesa dei Thunder concederà, soprattutto dagli angoli, e dalla loro conversione passerà la capacità di creare parziali. Dall’inizio dei playoff, 7 giocatori dei Pacers tirano almeno col 40% da 3 (Bryant, Nesmith, Nembhard, Siakam, Sheppard, Turner e Walker), ma 3 dei primi 7 per volume stanno peggiorando notevolmente i numeri della regular season (Haliburton col 33.3% su 7.1 tentativi, Toppin col 28.6% su 2.6 tentativi, Mathurin 28.2% su 2.6 tentativi). Sono le NBA Finals: una serie contro i Thunder senza 8 uomini di rotazione col 35+% dall’arco è tosta da portare a casa.
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