Quando la Rai (con una gestione delle dirette di basket in perfetto stile anni Ottanta, inclusa l’assenza della grafica con tempo e risultato) finalmente si collega con il PalaFlaminio, Cantù è sotto 10-0 contro Rimini. Abbastanza per far temere ai tifosi biancoblu una recidiva della famosa sindrome da trasferta: preoccupazioni sullo stato di salute della squadra brianzola che però svaniscono nel giro di qualche minuto, perché sul tabellone a bordo campo in alto a destra dello schermo (a lungo unica e benedetta fonte di riferimento) inizia gradualmente ad accendersi la rimonta dell’Acqua San Bernardo.
Come preventivabile, gara 1 di finale diventa così una sfida di grande equilibrio, che viene rotto da Cantù nell’ultima frazione (78-66 è il vantaggio al 35°) per poi resistere all’orgogliosa e quasi scontata reazione della RivieraBanca e imporsi per 86-82. Una preziosissima vittoria esterna che porta la firma di Grant Basile (20 punti con 5/5 da due e 8 rimbalzi, compreso quello offensivo che a 15” dalla sirena vale l’uno su due ai liberi che cristallizza il risultato) e anche quella di Dustin Hogue, che non mette a referto nemmeno un rimbalzo ma offensivamente si fa trovare prontissimo nel colorato per una doppia cifra (12) resa ancora più decisiva dai due canestri consecutivi che valgono l’80-83 e quindi l’80-85 nell’ultimo, combattutissimo minuto.
Pur nell’importanza dello 0-1, i giochi sono ovviamente tutt’altro che chiusi. Ma se Rimini deve confidare in un miglior apporto da parte di alcuni suoi uomini-chiave (a partire da Robinson, tenuto dalle solite staffette difensive di coach Brienza a 5 punti, con 2/5 da due e 0/6 dall’arco), Cantù può invece solo augurarsi una replica di quanto visto nella sfida d’esordio. Perché, accanto alle prestazioni offensive di Basile e di Hogue e nel segno di una difesa collettiva che ha limitato tanto Marini (8, con 2/10 dal campo) quanto in parte Tomassini (13, con 2/8 totale), tutti i giocatori dell’Acqua San Bernardo hanno saputo fare le cose giuste al momento giusto.
Gli 11 punti di McGee sono stati soprattutto determinanti per rientrare in partita così come i 12 di Moraschini hanno pesato in particolare nel break dell’ultimo quarto. I 7 punti e 9 assist di De Nicolao hanno garantito fluidità all’attacco canturino per lunga parte dell’incontro così come Valentini (5 punti, 3 assist) ha assicurato qualche efficace ripartenza quando più serviva. E se nel colorato Okeke (5 punti, 3 rimbalzi, una stoppata in 11’) ha controbilanciato almeno per intensità l’impatto di Camara (11 con 5/6 dalla lunetta e 3 rimbalzi in 15’), sul perimetro il contributo di Piccoli (7 punti, 4 rimbalzi) e Riismaa (2 punti, 4 rimbalzi) è andato ancora una volta oltre i numeri per lo sforzo difensivo profuso senza soluzione di continuità.
Due sole, tra tante note positive, le voci stonate a referto per Cantù: quella relativa alle palle perse (13 contro le 8 degli avversari) e quella dei rimbalzi offensivi, non tanto nel bilancio complessivo (8-4 per Rimini) quanto per quei due palloni concessi a Justin Johnson (top-scorer dei suoi con 16 punti) per siglare prima il 75-78 e poi l’80-83 durante l’ultimo assalto dei padroni di casa. Dettagli che comunque non hanno fatto la differenza per tutto il buono di una Cantù che ha dimostrato di esserci come già in gara 5 contro la Fortitudo e nella serie con Rieti. Una presenza fisica e mentale da ribadire in gara 2 (martedì 10 giugno, ore 20.45, diretta RaiSport), nella certezza che gli avversari faranno lo stesso e anche di più rispetto a gara 1. (Paolo Corio)
