La prestazione contro la Grecia non poteva rappresentare la fotografia di quello che è, ormai da anni, il simbolo e trascinatore della nazionale italiana: Simone Fontecchio. Una partita negativa non poteva e non doveva scalfire di una virgola la sua considerazione e il suo ruolo. La prova contro la Bosnia lo ha dimostrato con chiarezza, anche se non può essere considerata uno standard: segnare 39 punti, record assoluto per un italiano a EuroBasket (superati i 36 di Andrea Bargnani), non è la norma, così come non lo è l’1/11 dal campo con la Grecia. In mezzo a questi estremi c’è tutto il valore di Fontecchio.
Il suo coinvolgimento offensivo è imprescindibile. Quando l’Italia non riesce a generare attacco dalla difesa, emergono tutti i limiti di una squadra che fatica a creare da giochi rotti. Spesso si è chiesto a Spagnolo di gestire il pallone, ma il suo profilo non è quello di un creatore puro. Persino il pick and roll di Pajola, pur non essendo un attaccante naturale, risulta più funzionale. Fontecchio, a sua volta, non è un creatore dall’isolamento, ma va innescato: con movimenti senza palla, uscite dai blocchi o mismatch. Resta però l’unico giocatore in grado di garantire continuità realizzativa: quando tira 1/11 come con la Grecia l’Italia fa fatica e perde, se gioca nella media come con la Georgia hai chance concrete, mentre se è quello visto contro la Bosnia, l’Italia può perdere solo con le top squadre in Europa.
Il valore aggiunto non è solo la prestazione da 39 punti, che ci porta a un promettente 2-1 in classifica dopo le vittorie su Georgia e Bosnia. Ora manca Cipro, che dovrebbe essere una formalità, e soprattutto la Spagna, gara potenzialmente decisiva per il secondo posto. Non è più la Spagna di Rudy Fernández e Sergio Llull, ma resta un avversario temibile: battibile, certo, ma che puoi anche perdere se non giochi con intensità totale. Questa nazionale vive di energia, ed è un merito: raramente ha abbassato il livello, e i risultati lo dimostrano. In un torneo così lungo può, però, capitare un calo, ma l’Italia ha costruito la solidità per saperlo gestire.
La sfida con la Spagna sarà uno snodo chiave, perché chiudere secondi nel girone sarebbe tutt’altro che scontato. Fontecchio tornerà a essere il punto di riferimento: encomiabile il modo in cui ha reagito alla serata storta con la Grecia, rimettendosi in carreggiata con la Georgia e costruendo le basi per l’esplosione contro la Bosnia. Il motto degli NBA player è chiaro: never too high, never too low. Non esaltarsi troppo dopo le vittorie, né abbattersi per le sconfitte. Fontecchio lo interpreta alla perfezione: sempre presente, concentrato, con l’atteggiamento giusto. E questa Italia lo segue da anni.





