Dante Calabria, dopo aver raccontato cosa è successo a Pistoia, ha spiegato ai nostri microfoni anche come è terminato il tutto.
Con tre anni di contratto, come si è chiusa la vicenda? Hai ottenuto quanto dovuto? Come è andata a finire, concretamente?
Per fortuna è subentrato Joe Davìd, persona seria che conosco da tempo. Ha preso in mano la situazione e mi ha chiesto pazienza. Insieme a Massimo abbiamo lavorato a una soluzione. Non ho preso tutti e tre gli anni, ma non volevo mettere il club nelle condizioni di fallire o di azzerare le finanze. Volevo una chiusura giusta. Ci siamo riusciti grazie a Joe e Massimo. Così la società ha potuto continuare, anche se in A2, per i tifosi e la città, perché Pistoia conta. Era importante per me: tifosi, dirigenza, sponsor non meritavano tutto questo. In tanti sono stati, tra virgolette, “ingannati” a credere in qualcosa che non era reale.
Pensi che questa storia possa influire sulla tua carriera futura o è una pagina chiusa? Ti senti “marchiato” da quanto accaduto?
È qualcosa fuori dal mio controllo. Vorrei tornare ad allenare in Italia o in Europa. Dopo Puerto Rico sto andando in Canada. Amo allenare, lavorare con i giocatori, comunicare. Se qualcuno avesse dubbi nell’assumermi, può chiamarmi: sarò diretto e trasparente. Chi mi conosce sa che sono onesto e allo stesso tempo proteggo club e squadra. A Pistoia con la stampa ho dovuto farlo, pur non avendo più voce tecnica: la società non meritava quei danni. Può avermi danneggiato? In parte sì. Ma basta parlare con chi c’era per capire che la tossicità veniva da due persone. Sono felice che sia finita e di poter andare avanti.
Dopo tutto questo, hai mai avuto modo di chiarirti faccia a faccia con presidente o figlio?
No, e non ne ho alcun desiderio. Quanto è successo ha mostrato una totale mancanza di rispetto e, direi, di dignità umana. Preferisco andare avanti con la mia vita. Rivederli sarebbe già troppo presto.





