Dopo due stagioni trascorse da head coach e assistente allenatore rispettivamente in Israele e Lituania, Max Menetti è al momento tornato in Italia da free agent. L’allenatore è stato ospite dell’evento che si è tenuto al Rotary Club Guastalla e ha parlato della propria carriera, legata a doppio filo con la Pallacanestro Reggiana. Max Menetti è infatti il coach più vincente della storia dei biancorossi e, inevitabilmente, il nome rimarrà per sempre legato a quello della società emiliana. Intervistato da Tiziano Soresina sulla Gazzetta di Reggio, l’allenatore ex Zalgiris si è raccontato in toto, tornando a parlare dei grandi successi raggiunti sulla panchina di Reggio Emilia. Di seguito, alcuni dei passaggi più interessanti delle sue dichiarazioni.
Sugli inizi di carriera:
Ho smesso di giocare presto perché non ero portato. Ho capito che la mia vocazione era allenare, a 17 anni ho iniziato con il mini basket a Reggio Emilia. Qui si è sempre data importanza al settore giovanile e all’idea di costruire bravi allenatori per dare luce a grandi giocatori.
I sette anni di successi a Reggio:
In quei sette anni il capolavoro sportivo è stato mettere insieme persone diverse sia dal punto di vista tecnico, culturale e caratteriale e farli remare in un’unica direzione. I grandi successi di Reggio Emilia in quegli anni sono derivati dall’idea di studiare e dalla voglia di rinnovarsi sempre. Tutto quello che hai fatto l’anno prima, può non servire in quello successivo.
L’esperienza allo Zalgiris:
Lì il basket è il primo sport nazionale e loro sono molto protettivi a riguardo della loro cultura cestistica. Lo straniero deve adeguarsi e serve solo per il raggiungimento del risultato, mentre in Italia non è così. Qui ho esaudito il sogno Eurolega.
Troppi stranieri in Serie A?
Non riesco a dare responsabilità agli allenatori, il basket in Italia è cambiato. Le proprietà sono diverse e si mira al risultato a ogni costo, siamo più aperti e credo sia una virtù.





