Andrea Bargnani è tornato. Non per schiacciare a canestro, ma per restituire al basket italiano un po’ di ciò che questo sport gli ha dato. Lo fa con il ruolo di ambassador della Supercoppa Italiana, che inaugura la stagione 2025 al Forum di Milano. In un’intervista esclusiva a Il Foglio, Bargnani ripercorre la sua carriera senza filtri, tra ricordi, soddisfazioni, infortuni e un’idea chiara: “Non ho rimpianti. Ho vissuto il sogno e ora voglio restituire qualcosa.”
Dagli esordi a Treviso alla vetta della NBA
La storia di Bargnani parte da Trezzano Rosa, prosegue a Treviglio, passa per Roma e decolla con Treviso. Poi, nel 2006, il salto che ha fatto la storia: prima scelta assoluta al Draft NBA con i Toronto Raptors:
“Arrivare in NBA è stato andare oltre i miei sogni. Ho fatto l’americano in America.”
Per diverse stagioni è stato uno dei principali riferimenti offensivi dei Raptors, con una media superiore ai 20 punti. Indimenticabile la prestazione da 41 punti al Madison Square Garden l’8 dicembre 2010.
Il rapporto con la Nazionale: talento e sfortuna
Il legame con la Nazionale Italiana è sempre stato forte, anche se segnato dagli infortuni e dalla mancanza di continuità con altri grandi come Belinelli, Gallinari e Datome:
“Abbiamo giocato pochissime partite insieme. Quando c’ero io, magari non c’erano loro, e viceversa.”
Il rimpianto? La partita contro la Croazia al Preolimpico di Torino 2016: “Vorrei rigiocarla da sano. Avevo un osso del piede rotto.”
Il basket italiano oggi secondo Andrea Bargnani
Non manca uno sguardo critico ma costruttivo sullo stato del basket italiano:
“Il nostro campionato non è messo benissimo. Bisogna coordinarsi per crescere.”
Con la Serie A scivolata al sesto posto tra i campionati europei secondo EuroHoops, Bargnani sottolinea la necessità di rinnovare impianti, coordinare i percorsi giovanili e trattenere i talenti:
“Oggi i migliori giovani vanno subito nelle università americane. Quale padre rifiuterebbe un’offerta del genere?”
Il futuro: tra formazione e passione
Bargnani non pensa alla carriera da allenatore, ma non esclude un ruolo attivo nel movimento:
“Non penso ad allenare, ma lavorare con qualche giocatore individualmente sì. Mi piace il lavoro che fa Datome con le Nazionali. Non sparirò.”
Anche oggi, a quasi 40 anni, Andrea Bargnani resta un riferimento per chi sogna il basket ad alti livelli. Non solo per i successi, ma per l’umanità e la consapevolezza con cui guarda indietro e avanti.
“È inevitabile sbagliare qualcosa, ma devi sfruttare gli errori per migliorare. Non mi piacciono quelli che si mettono a rimuginare troppo.”




