Nelle ultime ore, in casa Virtus Bologna non si parla d’altro che di Luca Vildoza. Il giocatore è stato coinvolto in un episodio di lite e possibile aggressione con dei volontari della Croce Rossa. Nella giornata di ieri i bianconeri hanno comunicato che l’argentino partirà per la trasferta di Lione, ma l’investigazione sul caso continua a essere in corso. Proviamo a fare chiarezza allora su quello che è accaduto, tramite la ricostruzione effettuata da La Repubblica Bologna e la testimonianza della volontaria della Croce Rossa coinvolta, riportata da Eleonora Capelli.
Come anche il quotidiano conferma, Luca Vildoza è partito per Lione poiché la procura non ha convalidato il suo arresto. La questione è destinata ad allungarsi, con l’obiettivo di raccogliere più testimonianze possibili. In città, da ieri, non si parla d’altro e ancora poco si sa su cosa sia effettivamente accaduto. Ciò che c’è di certo è che il giocatore è finito in questura, raggiunto subito da Paolo Ronci dopo l’allerta ricevuta intorno alle 24. Dalla Virtus arrivano comunque segnali positivi, visto che il comunicato “non scarica l’atleta” e i bianconeri affermano di riporre completa fiducia nel lavoro d’indagine.
Vildoza e sua moglie si ritengono “vittime di altrui comportamenti illegittimi”, ma rimane da capire le dinamiche effettive di ciò che è successo. Nel caso arrivi un’accusa, l’argentino potrebbe essere licenziato per giusta causa, viste le clausole sempre presenti legate a condotte inappropriate fuori dal campo. Sicuramente si tratterebbe di una partita pesante, poiché Ivanovic ha fortemente voluto Vildoza in squadra firmandolo con un contratto triennale sul milione di euro. Ma la Virtus non vuole sicuramente legare il proprio brand a un giocatore che sia collegabile ad atti indecorosi, e questo di fatto ancora non allontana definitivamente la possibilità che l’ex Olympiacos lasci Bologna.
Nel frattempo, sempre per La Repubblica, Eleonora Capelli ha intervistato la volontaria della Croce Rossa coinvolta nell’episodio. Questa la ricostruzione dei fatti secondo quanto detto dall’operatrice.
“Siamo passati davanti al Palazzo dello Sport e ci avevano appena assegnato un codice giallo. Abbiamo fermato il mezzo in via Calori con le 4 frecce, perché né io né l’autista sapevamo dove fosse la strada che dovevamo raggiungere. In quel momento abbiamo sentito il clacson e visto una Mercedes nera che voleva passare, come poi ha fatto. L’autista ci ha fatto il dito medio.”
Da quel momento, la situazione inizia a complicarsi.
“Abbiamo messo in moto con le sirene e i lampeggianti, la Mercedes era davanti a noi e si spostava da destra a sinistra frenando la nostra andatura. Abbiamo persino rischiato di tamponarla. Al semaforo sui viali, siamo passati noi davanti ma l’autista mi ha detto: «Non possiamo andare avanti così, finiamo per fare un incidente».”
A quel punto l’operatrice ha affermato di essere scesa dall’ambulanza, con l’intenzione di spiegare al giocatore di essere su un’emergenza. “Mi sono avvicinata al finestrino, lui ha tirato giù il vetro e ha cominciato a farmi segno con la mano che noi guardavamo il cellulare.” Sempre secondo la volontaria, lei avrebbe riferito alla coppia in inglese di stare operando per un’emergenza. Da quel momento, scoppia il caos.
“Quando ha aperto la porta mi ha attaccato al collo, mi ha alzato da terra. Io ho cominciato a urlare, anche la donna che era con lui è scesa dalla macchina e mi ha tirato i capelli. […] Gli altri volontari che erano con me hanno visto tutto, sono intervenuti, siamo riusciti a calmarli. I miei colleghi chiedevano l’intervento delle forze dell’ordine, io ho visto passare una pattuglia dei carabinieri e li ho fermati.”
Questa la ricostruzione dell’episodio condotta dalla volontaria. Non è chiaro ancora, invece, quale sia la versione del giocatore e di sua moglie. Non rimane altro, quindi, che affidarsi all’investigazione che la Procura condurrà: solo da quel momento sarà possibile tirare le somme di quanto accaduto.
