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Home EuroLeague

NBA Europe non arriva (solo) per il basket: meglio capirlo

Simone Mazzola by Simone Mazzola
14 Nov 2025
in EuroLeague, NBA
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NBA
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Sì, il titolo è un po’ forte, ma non è clickbait: è la realtà dei fatti.
Partiamo dal presupposto che l’NBA sbarcherà in Europa. Che sia nel 2027 o in un momento diverso è ancora da capire al 100%, anche se la percezione è che abbiano già in mente una data precisa. Essendo però solo una percezione, vale zero — come molte delle supposizioni fatte finora a varie latitudini.
Meglio, dunque, parlare di fatti: di scenari reali, di elementi tangibili che possono aiutare a comprendere la situazione del basket mondiale, evitando illazioni o voli pindarici.

Un’unica regia per il basket mondiale

L’interesse della NBA è quello di avere il basket mondiale sotto un unico cappello: il proprio.
Cosa significa questo? Che non è solo l’Eurolega a essere attratta dai mercati floridi ed economicamente opulenti del Medio Oriente (e forse anche dell’Estremo Oriente).
In NBA vige una regola importante, che è bene conoscere: nessun ente o azionista non americano può detenere più di una certa percentuale delle quote di una franchigia.

Detto ciò, può una macchina da business chiudere gli occhi davanti a mercati come Dubai, Abu Dhabi o altri Paesi ricchi di risorse e visibilità? Ovviamente no.
Da qui nasce l’idea di espandersi in Europa, per intercettare il secondo miglior basket mondiale per spettacolo, tifosi e investimenti economici.

Tuttavia, come sappiamo, si tratta spesso di investimenti in perdita.
L’Eurolega vive di questo equilibrio instabile: magnati disposti a spendere in un basket privo di reale sostenibilità.
La NBA, invece, è e resta un business prima ancora che uno sport — e dunque non potrà mai adottare un modello economicamente insostenibile o, peggio, inconcepibile dal punto di vista imprenditoriale.

L’NBA arriverà per il business, non solo per lo sport

È bene scolpire questo concetto nella pietra: la NBA è un business prima di tutto, e lo sarà anche in Europa.
Qui torniamo al titolo, e aggiungiamo una frase che forse non piacerà a molti, ma che bisogna iniziare ad accettare:

la NBA non arriverà in Europa per il basket (o perlomeno, non solo per quello).

Se lo avesse voluto fare avrebbe rilevato integralmente le squadre di Eurolega per creare un proprio campionato — e invece non sarà così.

Se ragionassimo in modo puramente sportivo, come si potrebbe escludere la Stella Rossa e il Partizan, che portano ventimila spettatori a partita?
Come lasciare fuori Panathinaikos e Olympiacos (sì, può succedere), oppure Efes e Fenerbahce?
Questo dovrebbe far riflettere: sono mercati poco interessanti, con scarso potenziale di crescita e limitato appeal commerciale.

Le città scelte non sono casuali

La domanda da porsi è: “Perché le città coinvolte e finora trapelate sono Milano (con Milan e Inter), Londra che non ha una tradizione cestistica, Monaco di Baviera — che ha più storia ma non è mai stata una potenza di Eurolega, figuriamoci l’Alba Berlino — e infine Roma, che oggi non ha né una squadra né un palazzetto adeguato?”

Non abbiamo inserito nel ragionamento i brand Real Madrid e Barcellona, perché sono ovvi, così come Manchester, che non a caso vanta una forte liquidità araba grazie al City di Guardiola.

Tutto questo ha un unico significato: il business.
Oggi non sappiamo se ci sarà l’Olimpia Milano, se sarà supportata da Milan e Inter, o se saranno proprio Milan e Inter a creare una squadra.
Non conosciamo i dettagli, né quali strutture verranno utilizzate o se verranno costruiti nuovi impianti in tempi così brevi.

Un piano da mezzo miliardo di euro

Secondo quanto raccolto dalle nostre fonti, la NBA è decisa a partire.
Lo farà, anche se non è ancora chiaro quando.
Ma una cosa è certa: se sarà confermato il buy-in da 500 milioni di euro per entrare nel progetto, dovrà esserci un piano di rientro e di profitto molto chiaro.
È impossibile, in queste condizioni, mettere lo sport davanti al business.
E non importa se ci sono ventimila persone al palazzetto, se poi pagano 5 euro a biglietto o se il comportamento dentro e fuori dal campo può danneggiare l’immagine del prodotto.

È possibile che nascano nuove squadre create da zero, sostenute da investimenti faraonici, e che vedremo in Europa giocatori oggi impensabili da portare di qua.
Non sarebbe assurdo, per esempio, offrire 8 milioni di euro (cifra ipotetica) a un Russell Westbrook a fine carriera per giocare nei “London Lions” di turno, piuttosto che nei Sacramento Kings.
Potrebbe essere un ponte per attrarre grandi capitali esteri, che non possono entrare direttamente nelle franchigie NBA per via dei limiti attuali.

E l’Eurolega?

Per lei si prospettano due scenari principali, che approfondiremo nel “sequel” di questo articolo, dedicato proprio alla massima competizione europea.
Un torneo che oggi non sta attraversando il suo momento più florido, ma che potrebbe comunque tentare di resistere — anche a un pugno ben assestato.

Tags: basket mondialebusiness sportivoEuroLeagueNBA EuropeOlimpia Milano
Simone Mazzola

Simone Mazzola

Simone Mazzola è ideatore e fondatore di Backdoor Podcast. Giornalista pubblicista iscritto all'albo, segue e racconta il basket quotidianamente da oltre vent'anni. Nel corso della sua carriera ha collaborato con redazioni del calibro di FoxSports e del sito italiano NBA. È inoltre autore del libro "American Dream: un infiltrato alle NBA Finals".X: https://x.com/mazzola_simone IG: https://www.instagram.com/datruth84/

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