Dopo il mercato stellare che la squadra giuliana ha fatto quest’estate e con tutti i nomi “di spessore” aggiunti a un roster già di buona qualità, le aspettative erano molto alte nei confronti della squadra di coach Gonzales. La prima metà di campionato, però, è stata caratterizzata da innumerevoli sconfitte, alcune delle quali con un ampio scarto, una difesa a dir poco traballante e un attacco non sempre, più mai che spesso, coeso. La scossa è arrivata contemporaneamente all’inizio delle prime buone partite del “nome più grosso della squadra”: Juan Toscano-Anderson. L’ex Golden State ha faticato non poco a trovare il feeling giusto con il basket europeo, ma si è sbloccato nel momento più complicato della stagione dei biancorossi. Da quel momento Trieste ha vinto i due derby (Treviso e Udine), ha battuto la sorpresa del campionato Tortona in casa, il Galatasaray in Turchia in una partita incredibile e per ultimo, ma non per importanza, Milano. Il team giuliano ha completamente cambiato marcia, soprattutto in attacco facendo girare molto di più e molto meglio la palla.I problemi in difesa, però, persistono e i 113 punti concessi a Cremona ne sono la prova più smagliante.
COSA FUNZIONA
Jahmi’us Ramsey: senza dubbio il giocatore più produttivo di Trieste fino ad oggi, con i suoi 20 punti di media e mai una giornata storta. Contro Milano ha chiuso la partita nel finale, contro Treviso ha segnato 34 punti con un clamoroso 7/11 da tre e nelle altre partite ha sempre giocato su livelli più che sufficienti.
Mady Sissoko: nonostante sia la sua prima vera esperienza tra i professionisti, non sta pagando in nessun modo il gap di esperienza che ha con gli avversari. La sua presenza in area è diventata ormai fondamentale per coach Gonzales, grazie alla fisicità e l’atletismo, ma anche grazie all’intelligenza cestistica che gli permette di anticipare i lunghi avversari.
L’attacco a livello realizzativo: che questa squadra avesse molti punti nelle mani lo si sapeva da subito, infatti, nonostante la palla non giri tantissimo, le cifre parlano chiaro: Trieste è prima in LBA per falli subiti, tiri liberi realizzati, seconda per percentuale dall’arco (38%) e 87 punti di media messi a segno. Questi sono i cardini del gioco dell’allenatore spagnolo, che predilige un basket veloce, a volte forzando qualche palla persa di troppo (16esima con 15 a partita), moltissimi tiri da 3 e tanto uno contro uno. Nella seconda metà di campionato le cifre sono cresciute ulteriormente visto il miglioramento della squadra, probabilmente dovuto al fatto che i giocatori necessitavano un po’ di tempo per trovare la chimica corretta.
COSA NON FUNZIONA
La difesa: sono 92 i punti concessi di media da Trieste alle sue avversarie. La metà campo difensiva è stata fin dal primo momento il tallone d’Achille della squadra di Gonzales (era lo stesso problema anche dell’Alba Berlino, ex squadra del coach spagnolo). La massima espressione di questa lacuna sono i 113 punti subiti in trasferta contro Cremona, un dato inaccettabile, specialmente se contro una squadra non di primissima fascia. Questi punti sono spesso frutto di cattiva comunicazione difensiva, errori di distrazione e poco lucidità nelle scelte sia offensive che difensive (perché palla persa corrisponde a contropiede).
COSA DEVE MIGLIORARE
La continuità: ora che i giuliani hanno preso ritmo sia in campionato che in coppa (dopo una brutta partenza, si è riaperta completamente la corsa per il secondo posto) l’importante è non perderlo con brutti passi falsi. Le prossime quattro partite tra campionato e coppa (trasferta a Sassari e Varese, in casa contro Reggio Emilia e Wurzburg) sono tutte alla portata della Trieste a cui ci stiamo abituando e questi match saranno importanti per consolidare la presenza della squadra giuliana in zona playoff, aspirando anche zone più agiate della classifica.





