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Fair Play a Cividale: la Brigata Rualis esempio nazionale

Cividale del Friuli continua a distinguersi non solo per la sua storia e la sua identità, ma anche per il modo in cui vive lo sport come strumento di coesione sociale. Qualche settimana fa alla Brigata Rualis è stato riconosciuto il Premio Fair Play assegnato dal CONI.  Si tratta di un riconoscimento che va oltre il campo da gioco: è la certificazione di un modello di tifo e di comunità nato spontaneamente, cresciuto sugli spalti e diventato nel tempo uno dei simboli più autentici del legame tra città, squadra e territorio.

Come ha sottolineato il Presidente Davide Micalich, per lui questo premio vale come un trofeo, perché concretizza uno dei principi da cui si era partiti in piena era Covid: rimettere la pallacanestro e lo sport al centro del villaggio. “Lo sport deve tornare a fare ciò per cui esiste – ha detto – ovvero aggregare, far divertire, regalare sogni, condividere ideali, accettare e soffrire per le sconfitte e gioire tutti insieme per le vittorie. Bisogna credere nei giovani, dare opportunità e mantenere sempre il massimo rispetto reciproco. Il Premio Fair Play premia proprio questo modo di vivere la squadra e il territorio, nato spontaneamente: un tifo sano, genuino, che insieme alla Brigata coinvolge e valorizza tutti, soprattutto coloro che hanno sempre creduto in questo sogno e nel modo di provare a trasformarlo ogni giorno in realtà”.

La Brigata Rualis nasce poco prima della prima stagione di A2 della Ueb Cividale, ma le sue radici affondano nelle partite decisive contro Bergamo e Vigevano nei playoff di serie B. In quei momenti, nello spicchio di tribuna alla destra dei telecronisti, i tifosi iniziano a unirsi sempre più per sostenere la squadra. Dopo il periodo buio del Covid, quando la città di Cividale del Friuli si stava lentamente riempiendo di giallo, si sentiva la voglia di riconquistare la libertà e di costruire qualcosa di nuovo. Così, una sera, nel quartiere popolare di Rualis, nasce ufficialmente il gruppo, con il primo striscione appeso a segnare l’inizio di una storia. La scelta del nome e del colore blu non è casuale: rappresentano l’identità del gruppo e completano, insieme al giallo, i colori della bandiera friulana.

Fin da subito le idee sono chiare: la Brigata vuole onorare e rappresentare al meglio il proprio territorio. Con l’arrivo di squadre importanti e tifoserie numerose, il palazzetto doveva diventare un luogo unico, capace di stupire chiunque passasse sulle rive del Natisone. Creare un ambiente che desse lustro alla città era una missione, e per farlo la Brigata si è data due semplici regole: solo tifo a favore e niente “io”, solo “noi”. La risposta è stata immediata e coinvolgente. Le tribune si sono riempite di famiglie, bambini, nonni e giovani, uniti dallo stesso spirito e dalla voglia di colorare il settore per vivere qualche ora di spensieratezza. Lo stile è quello del rugby: ognuno tifa per i propri colori, ma sempre con rispetto e con la capacità di ritrovarsi insieme, anche oltre la partita.

Col tempo, il tifo si è trasformato in qualcosa di più grande. È nata una sinergia speciale con società, sponsor, giocatori e il resto della tifoseria, e la Brigata ha iniziato a guardare anche a chi aveva bisogno. Sono state organizzate raccolte fondi per l’alluvione in Emilia Romagna, iniziative per progetti sull’autismo, visite agli anziani nelle case di riposo, aiuti per uno studente coinvolto in un grave incidente, partecipazione a serate di beneficenza e, oggi, una nuova raccolta fondi per l’alluvione che ha colpito il Friuli. L’obiettivo è sempre lo stesso: regalare un sorriso, una speranza, e dare qualcosa in più al territorio.

La Brigata Rualis era partita allo sbaraglio, senza sapere quanto sarebbe durata o cosa sarebbe diventata, ma sempre con l’intenzione di valorizzare Cividale e la sua gente. Grazie anche a qualche colpo di fortuna, come l’attenzione di un giornalista del “Marca” e il riconoscimento di alcune figure politiche, è arrivato questo importante premio del CONI. Con questo riconoscimento sono stati premiati tutti: in primis le persone che hanno creduto nel sogno e nel modo di renderlo ogni giorno un po’ più reale. Ed è proprio questo il valore più grande di tutta questa storia: un gruppo nato spontaneamente, che ha trasformato il tifo in comunità, e la comunità in un esempio di Fair Play.

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