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Pajola al Partizan: addio alla Virtus tra attriti e un flirt con Milano

Alessandro Pajola lascia Bologna. Dopo undici stagioni in bianconero, l’ultimo capitano della Virtus ha scelto il Partizan come prossima destinazione. A portarlo a Belgrado è stato Paspalj, subentrato nel corso della stagione come direttore sportivo al posto di Savic, e già protagonista di un mercato estivo che sta prendendo forma.

Per Pajola si chiude un ciclo lungo e intenso, non privo di attriti nel finale. Il congedo dalla Virtus è stato descritto come tutt’altro che sereno, e al suo ritorno in Fiera non è detto che l’accoglienza sia solo di applausi. Nel frattempo, a Bologna si guarda avanti: tra i play che occuperanno il suo spazio ci sono Bello, Carr, Casarin e Trent Frazier, il cui arrivo era nell’aria da tempo prima ancora dell’annuncio ufficiale.

Prima di decidere per il Partizan, il regista anconetano aveva valutato anche l’Olimpia Milano. Il corteggiamento dell’Armani c’è stato, ma non è mai andato in porto: un flirt rimasto tale, tra un primo rifiuto e un tardivo riavvicinamento che non ha prodotto nulla di concreto.

Belgrado, una destinazione con radici profonde

Il Partizan non è una scelta casuale per chi conosce la storia del basket europeo. Il club serbo porta con sé un patrimonio di memoria che tocca anche Bologna: volti che hanno calcato il parquet della Porelli sono passati da quelle parti. Nella bacheca del Partizan campeggia l’Eurolega del 1992, conquistata dalla coppia Djordjevic-Danilovic.

In campo, Pajola si troverà a fare il secondo play alle spalle di Carlik Jones, con la possibilità di condividere il parquet con lui per sbloccare la vena offensiva del compagno. Gli ordini arriveranno da Joan Penarroya, allenatore del club. Il Partizan, reduce da una stagione difficile e desideroso di riscatto, sta costruendo la rosa pezzo per pezzo: prima le cessioni, ora gli acquisti.

Per Pajola, come scrive Walter Fuochi sulle pagine di Repubblica, non si tratta di un semplice trasferimento. È un viaggio verso luoghi carichi di storia cestistica, su una via che profuma di basket vero. Nella metafora aziendale cara ai grandi del gioco, non è né l’architetto né il manovale: è la carta sicura.

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