Due storie diverse, un unico punto di arrivo: Roma. Erik Stevenson e Paul Watson sono stati presentati al Centro di Preparazione Olimpica Giulio Onesti, dove la nuova BC Roma prosegue il proprio percorso di avvicinamento alla stagione. Si tratta di due rinforzi americani scelti per completare il roster di coach Alessandro Magro, con caratteristiche differenti ma la stessa voglia di guidare un progetto appena nato e già ambizioso.
Roma, Erik Stevenson: dalla Summer League con Denver all’EuroCup
Stevenson, classe 1999, arriva nella Capitale dopo la prima esperienza completa in Europa con il Manisa Basket, seguita dalla partecipazione alla NBA Summer League con i Denver Nuggets. Ora lo attende la sfida della LBA e dell’EuroCup:
«Sono felice di far parte del primo gruppo di giocatori di questo nuovo club, soprattutto considerando che giocheremo in EuroCup e nel campionato italiano. È un’opportunità di altissimo livello e non vedo l’ora di cominciare. Siamo partiti bene e stiamo cercando di costruire l’intesa tra di noi e con gli altri giocatori della squadra. Stiamo creando le basi di quello che cercheremo di realizzare sul campo.»
Paul Watson: il passato in NBA e il ruolo di guida per i giovani
Più lungo il percorso di Watson, ala classe 1994 che ha già collezionato 46 presenze in NBA con le maglie di Atlanta Hawks, Toronto Raptors e Oklahoma City Thunder. Nel suo curriculum spicca una prestazione da 30 punti e 8 triple contro gli Orlando Magic nell’aprile 2021.
L’americano ha espresso grande entusiasmo per la nuova avventura romana:
«Per me la BC Roma è una grande opportunità. Sono felice di poter intraprendere questo nuovo percorso con un nuovo team e un nuovo importante club come questo. Far parte del progetto della pallacanestro romana è un onore. Roma è un luogo straordinario e, sinceramente, non vorrei essere da nessun’altra parte.»
Watson ha poi concluso sottolineando il contributo d’esperienza che porterà nello spogliatoio:
«Porto con me l’esperienza maturata in NBA e una buona conoscenza del gioco. Credo di avere già iniziato ad aiutare alcuni dei giocatori più giovani. Non devo soltanto scendere in campo e giocare bene, ma anche essere un supporto, sia dentro sia fuori dal campo.»
