Com’è avere in squadra un giocatore, una personalità molto importante come quella di Alessandro Gentile, con una carriera alle spalle, ma che fisiologicamente dovrà un po’ mettersi a disposizione, voi nei suoi confronti, lui nei vostri confronti? Com’è stato l’inserimento e come può essere ipoteticamente la stagione?
Ale è un giocatore fortissimo, cioè di un’altra categoria. Io personalmente sono contento di averlo come compagno di squadra. Secondo me si è integrato benissimo, come tutti gli altri compagni. Secondo me farà una grandissima stagione, glielo auguro e ce lo auguro.
Cantù-Milano, diciamo un dualismo forse non così sentito magari, però tu come lo vivi?
Sinceramente non lo sento così in particolar modo, anche perché la vera sfida di Cantù è con l’Olimpia, quindi non con l’Urania, però sicuramente io adesso sono qui e do il massimo per questa maglia. Non ci penso troppo, sinceramente.
Quali sono i tre giocatori più forti che hai incontrato durante la tua carriera?
Mi viene in mente JaJuan Johnson, con cui ho giocato a Cantù, poi ti dico un buon Alessandro Gentile e Andrea Amato.
Perfetto, così ti sei tolto i problemi in allenamento. Scherzi a parte raccontaci la tua performance da 13 triple, che è qualcosa che rimane comunque nei libri di storia. Sono quelle serate particolari che però devono capitare quando c’è un lavoro dietro.
Sicuramente c’è stato tanto lavoro dietro. Quella è una partita dove veramente vedevo il canestro come una vasca da bagno, come si suol dire.
In realtà è iniziata normalmente, avevo messo praticamente quattro triple in tre minuti. Dopo, in contropiede, sono create tante situazioni favorevoli a me, la palla mi è sempre arrivata e ho sempre segnato. Ho chiuso a metà partita con 8 su 9 da 3, allora sono andato in spogliatoio e ho detto al general manager: “Ascolta ma ci sarà un record, così per sapere…Siamo 8 su 9”. E lui mi aveva detto in quel momento che era 12 il record.
Allora mi dico: “Quattro triple, vuoi non farle?” Ho detto ai miei compagni: “Ragazzi sono quattro triple, se mi vedete cercatemi”. E lì è stato bellissimo perché i miei compagni si sono messi proprio a disposizione, cosa non scontata. Mi hanno continuato a cercare, anche se forzavo qualche tiro mi hanno lasciato fare, e alla fine poi è successo. È stato un bel momento.





