Da fortino inespugnabile a palazzetto fin troppo ospitale. È il paradosso vissuto da Masnago, nonostante un pubblico in crescita del 10% rispetto agli anni in cui giocare in casa era quasi sinonimo di vittoria sicura. I numeri raccontano bene il cambiamento. Attilio Caja, alla guida dell’Openjobmetis Varese dal 2014 al 2020, ha vinto 39 partite casalinghe su 54, pari al 72%. Un dato che stride con l’attuale 33% della stagione 2025/26, il peggiore del periodo post-Covid. Dal 2020/21 in poi, il rendimento interno è crollato al 48% (39 vittorie su 81).
Il segreto delle partenze sprint delle squadre di Attilio Caja
Il marchio di fabbrica delle squadre di Caja era il cosiddetto “graffio dell’Artiglio”, soprattutto in casa. Un’identità chiara, costruita fin dai primi minuti.
«In almeno metà delle partite interne eravamo +15 o +20 all’intervallo», racconta oggi il tecnico pavese a La Prealpina, ora coach della Fortitudo Bologna.
«Qualcuno mi diceva scherzando che non si godeva nemmeno tutta la partita. Questo succede quando c’è una vera impronta difensiva: dai ritmo, segni canestri facili e togli certezze agli avversari».
Una mentalità che si costruisce in allenamento
Secondo Caja, le partenze forti non sono casuali. Si allenano:
«Trasformando ogni seduta in una guerra, per abituare la squadra a entrare in campo con quella mentalità. È la base per indirizzare le partite: nel primo tempo vedi il lavoro settimanale, nel secondo arrivano gli aggiustamenti».
Un concetto che il coach applica anche oggi a Bologna, dove le partenze aggressive restano una costante.
Identità prima delle percentuali
Se le partenze sono affannose, come spesso accade alla Varese di quest’anno, il problema non è il tiro:
«L’identità non va e viene e non dipende dalle percentuali. Se parti dalla difesa e “salti addosso” agli avversari, dai subito l’impronta. Il pubblico poi ti segue, ma è la squadra che deve metterlo in partita».
Più pubblico, meno vittorie: un controsenso solo apparente
Nonostante il calo di risultati, Masnago registra più presenze. Per Caja non è un mistero:
«I tifosi vanno perché le cose sono fatte bene. Merito della società, delle politiche giuste e della capacità di coinvolgere il pubblico oltre i risultati».
Un discorso che vale anche per Bologna:
«Alla Fortitudo gli abbonati sono cresciuti in tre anni da 3.800 a 4.600. C’è una predisposizione ambientale che va coltivata».
Risultati importanti, ma non decisivi
Il campo conta, ma non è tutto.
«A Varese i risultati aiutano, ma pesa molto il rapporto con la città. Evidentemente si è lavorato bene, anche con i giovani e con iniziative come Varese Basketball».
Quando il pubblico spinge, l’effetto è chiaro:
«A Masnago come a Bologna sembra di giocare in discesa».
17 anni di Serie A: bilancio da difendere
Varese è in Serie A da 17 stagioni consecutive, ma dal 2009/10 ha centrato solo 4 playoff, l’ultimo proprio con Attilio Caja. Il bilancio?
«La continuità è già un merito enorme. Tante piazze sono crollate. Varese ha aggiunto anche qualche ciliegina, come i playoff 2017/18 e la stagione 2022/23 frenata solo dalla penalizzazione».
Caja sottolinea anche il lavoro societario:
«Va riconosciuta la capacità di Luis Scola di attrarre nuovi investitori. Oggi la situazione è più stabile e rassicurante».
Serie A e A2: due mondi diversi
Infine, uno sguardo ai campionati:
«La A2 è stimolante ma complicata e costosa. Le regole non permettono di rimediare agli infortuni. Vincere è un terno al lotto, anche spendendo molto».
Il consiglio è chiaro:
«Varese deve tenersi stretta la Serie A, che disputa con merito da tanti anni».





