Un occhio al futuro
Mai come quest’anno – frase che i fan dei Clippers si sentono ripetere da ormai troppo tempo – i tifosi della squadra meno famosa di L.A. devono godersi il presente e sperare nell’impossibile (impossibile perché si parla dei Clippers, sui quali aleggia una maledizione: la cosiddetta Clippers’ Curse. Non ci credete? Leggete il libro). Tuttavia, è notizia di questa settimana che Leonard ha firmato un’estensione del suo contratto di tre anni per 153 milioni, non il massimo che avrebbe potuto chiedere Kawhi, il quale ha quindi accettato di ridurre leggermente il suo ingaggio.
Questo con l’obiettivo di fare spazio ai contratti anche delle altre superstar della squadra, nella speranza che anch’esse possano prolungare la loro permanenza ai Clippers. D’altronde già nel 2019, appena dopo aver vinto il titolo coi Raptors, Kawhi aveva espresso la volontà che anche Paul George firmasse coi Clippers prima di confermare il proprio approdo alla franchigia losangelina. Leonard è anche andato incontro alle necessità della squadra con questa riduzione dello stipendio, visti i nuovi obblighi e le nuove conseguenze per chi sfora il salary cap previste dal nuovo contratto collettivo.
"I've had the privilege of sharing a locker room with that man [Kawhi Leonard]…Super professional, works his ass off, despite what everybody thinks."@TeamLou23 reacts to Kawhi's extension.
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— Run It Back (@RunItBackFDTV) January 11, 2024
Lou Williams sulla questione del “load management” di cui tanto si è parlato con Kawhi e la scelta dei Clippers sull’estensione del suo contratto.
L’ultima spiaggia?
Questo ci porta a pensare che Kawhi creda profondamente nel progetto Clippers anche per i prossimi anni, tuttavia sarebbe ingiusto far finta di non sapere che tutte e quattro le superstar della squadra hanno fra i 32 e i 35 anni e come dicevamo prima, George e Leonard hanno delle cartelle cliniche non proprio trascurabili negli ultimi anni. Qualche tempo fa, interpellato sulle (all’epoca) 7 vittorie consecutive dei suoi, Leonard ha risposto di essere concentrato su “qualcosa di più grande”. Senza esplicitare a cosa si riferisse, ma basta poca immaginazione per capirlo.
Tutti questi motivi, sommati all’effettivo all-in che è stato fatto con l’arrivo di Harden e la cessione delle varie scelte ai draft futuri, vogliono significare un’unica, incredibile cosa: mai come quest’anno, i Clippers devono portare a casa il titolo. D’altronde, in tutta onestà, chi non spera almeno un pochino nella tanto attesa rivalsa della squadra più “sfigata” di L.A.?
Lasciamo a voi l’onere della risoluzione del dilemma iniziale, ovvero stabilire di chi sono questi Clippers. Che sia la squadra di Ty Lue, di Harden o di Kawhi a noi non interessa. Ci basta soltanto che non deludano tutti quanti per l’ennesima (forse l’ultima) volta.





