CERTI AMORI FINISCONO…
Che ne sai? Non ti hanno mai detto di no. Tu non hai mai pianto, e non sai che cosa sono i “non si può”. Te ne freghi, tanto…
Decide di annunciarlo il 4 luglio 2017 con una lettera affidata a The Players’ Tribune. Otto anni in cui Gordon è cresciuto come uomo e professionista, cullato da una franchigia e da un intero Stato che, per affetto e riconoscenza nei confronti del proprio paladino, hanno saputo ricordare i sentimenti che i ragazzi del suo stesso ateneo provavano per lui quando si aveva vent’anni. Otto anni in cui Hayward non è mai riuscito a far compiere ai compagni lo step decisivo per passare dall’essere un buon collettivo solido e robusto all’essere una squadra vincente. Le rive bagnate dalla stilla del What if stavolta sono quelle del Real Salt Lake. Prossima destinazione? No, non è casuale. Una società del Massachusetts è disposta a offrirgli un contratto faraonico: $128 mln in 4 anni. Si dà il caso che, se si esclude il ruggito Ubuntu dei Big Three del 2008, l’ultima striscia vincente degli anni ‘8 sia legata a doppio filo con il tiro di un bianco dalla schiena traballante proveniente da French Lick, Indiana. Si dà il caso che, proprio dall’estate 2017, la stessa franchigia abbia assunto come allenatore un visionario proveniente dal mondo universitario, che in dieci anni a Butler ha creato uno dei sistemi più invidiati tra le midmajor schools. Tutto perfettamente bilanciato. Gordon Daniel Hayward. Allenato da Bradley Kent Stevens. Entrambi neoarrivati ai Boston Celtics di Larry Bird, insieme a Kyrie Irving e Al Horford. Lo sceneggiatore dell’inizio è ancora tra noi? Si spiegherebbero molte cose…

5 minuti. Coitus interruptus. Tanto sono durate le speranze di titolo regalate dal boss Danny Ainge alla fanbase bostoniana nel 2017. Letteralmente 5 minuti. A 7 minuti dalla prima sirena dell’Opening Night della stagione 2017/2018, Gordon Hayward si alza per ricevere un lob. Possiamo solo immaginare cosa sia passato nella testa di Gordon quando al momento dell’atterraggio, gesto che avrà ripetuto chissà quante volte nel corso della carriera, qualcosa va storto. No, ci teniamo alla vostra e alla nostra sensibilità. Se volete gustarvi una frattura scomposta di tibia e perone, cercatevela per conto vostro. 5 minuti. Letteralmente 5 minuti. I rimpianti per non aver portato Utah al titolo. Le aspettative di un futuro pieno di splendore insieme all’allenatore che più di tutti lo ha fatto avvicinare alla realizzazione di un sogno. Possiamo solo immaginare. E provare compassione. L’operazione. La terapia. La riabilitazione. La fatica e l’etica del lavoro, forgiate dal “bastone e carota” della famiglia umile delle campagne di Brownsburg. Il ritorno sul campo. Le prestazioni ai Playoff 2019 nella serie contro gli Indiana Pacers (Oogway direbbe “Il caso non esiste”). L’impressione che la sua gamba non sia mai tornata e mai potrà tornare ai livelli pre-infortunio. I dubbi sulla sua coesistenza con un core di giovani di cui dovrebbe essere il facilitatore in campo e nello spogliatoio, ma che si rivela sempre più spesso un corpo estraneo. Gordon Hayward e i Boston Celtics: tradimento in luna di miele.
Me ne vado come fossi pazzo, sì, pazzo di te. Me ne vado perché un po’ ne ho voglia, un po’ perché… Perché te sai solo cancellarlo. Vuoi solo chi non ti sta cercando più, come me.
Autunno 2020. La pandemia ha sconquassato anche l’imperturbabile National Basketball Association. Chiedete allo stesso Gordon, che ha dovuto rinunciare ad assistere l’amata Robyn nei giorni della nascita del quarto figlio a causa delle norme restrittive caratterizzanti la Bolla di Orlando. Danny Ainge, scottato ancora dall’enorme investimento dell’estate 2017, sembra voler puntare sulla nidiata di giovani rampanti sul punto di prendere il volo. I 34 milioni a libro paga di Hayward sono una zavorra eccessiva. Ancora una volta, Gordon vive il rimorso. Ancora una volta. gli è stato messo il bastone tra le ruote. In questo caso, però, il rimorso è più dorato del solito. Abbiamo già detto di come Michael Jordan, appese le scarpe al chiodo, ha dato più volte dimostrazione di non replicare le divine gesta anche in altri ambiti. Da quando siede dietro alla scrivania targata “Executive” degli Charlotte Hornets, la storia non fa eccezione. Solo lui, probabilmente, era disposto a prendersi in questo frangente un giocatore chiaramente injury prone. A 30 milioni l’anno per 4 anni sembra un filo esagerato, però.
25 punti con ottime percentuali dal campo, 8 rimbalzi, 4 assist, 4 palle rubate. Così recita la statline di Hayward nella vittoria della notte contro Sacramento. “Qualcuno crede ancora in me”, avrà ingenuamente e benignamente pensato Hayward. Lungimiranza o follia? Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto, dopo anni di anonimato totale, gli Hornets sono tornati sulla mappa NBA. LaMelo ROY2021 Ball, PJ Washington, Devonte’ Graham, Malik Monk, Miles Bridges: I giovani su cui puntare ci sono. Al momento, i Calabroni del North Carolina disputerebbero i Playoff. Non è chiaro se abbiano realmente la struttura alare necessaria per continuare a volare, ma Gordon Hayward sta ripagando la fiducia di MJ e della franchigia intera. Migliori percentuali da 2, da 3 e ai liberi di sempre; career high da 44 punti contro Atlanta. Mai così coinvolto e mai così efficiente in carriera, neanche nelle migliori annate dello Utah. Il destino sembra voler regalare un’ultima possibilità al ragazzo bianco dai fondamentali elegantissimi. Il taglio di capelli, nel corso dei decenni, è costantemente migliorato. Speriamo che il rapporto col destino possa seguire lo stesso percorso.
16 marzo 2021. 00:30 ora italiana. TD Garden, Boston, MA. Boston Celtics vs Utah Jazz. Storie di dolori e rimpianti. Racconti di lacrime e sospiri. Sensi di colpa e incompiutezza. Amori ora lontani, che mai saranno dimenticati.
Che ne sai? Non ti hanno mai detto di no. Tu non hai mai pianto e non sai che cosa sono i “non si può”. Te ne freghi, tanto no, non lo sai cosa vuoi, cosa stai cercando. Ti rinnamorerai a marzo, il 16 marzo.





