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Home NBA

NBA, Russell Westbrook: controversi e compromessi

Massimiliano Bogni by Massimiliano Bogni
3 Mag 2021
in NBA
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NBA, Russell Westbrook: controversi e compromessi
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STRAIGHT TO STRAIGHT

Senza l’odio della gente non sapresti quant’è bello niente

Mandali aff*****o, escine sorridente

Apri gli occhi e spegni il resto

Se vuoi farlo, fallo adesso

Credici sempre, ama te stesso

Neanche la tripla di Gary Trent Jr., che sancisce la trentaduesima sconfitta stagionale della malcapitata e sconclusionata Washington. Nemmeno la tripla doppia del più giovane sloveno a essere il più giovane sloveno (oprosti, Luka, oprosti), che interrompe la serie di 13 vittorie nelle ultime 15 partite degli esaltanti ed entusiasmanti Wizards. Avanti, costi quel che costi. Lo sguardo di Russell è imperturbabile. La fame prescinde dai risultati. La garra è inscalfibile. I complimenti non lo gratificano, le critiche gli scivolano via. Dallo stop forzato del marzo 2020, le prestazioni di Westbrook hanno racchiuso l’essenza della sua pallacanestro. Why not? Un triplo concentrato di contraddizioni. L’arrivo nella bolla di Orlando con grandi aspettative all’uscita al secondo turno per mano dei futuri campioni. Le accuse rivoltegli per la shot selection e la passività difensiva, ascrivibili anche per la serie vinta contro gli amati Thunder, sono più acute che mai. La convivenza complicata con la run ‘n gun di D’Antoni e l’attrazione gravitazionale del numero 13 in rosso. Parossismi di un’anima tanto detonante quanto restia al venire a patti coi propri demoni. La chiacchierata trade con l’altro “peggior contratto dell’NBA”. L’inizio di stagione 2020-2021 all’insegna dei protocolli di sicurezza COVID. L’infortunio al quadricipite destro e la successiva ricaduta. La cavalcata di aprile, che spalanca provvisoriamente le porte del Play In Tournament alla franchigia capitolina. Altro che ottovolante, altro che montagne russe.

Nell’ultimo mese più che mai, è chiaro come Westbrook si sia issato a comandante della neve. Il vascello imbarca ancora troppa acqua per dirsi stabile sulla linea di galleggiamento. Le maglie della difesa, dall’arrivo da Chicago del sottovalutatissimo e versatile Daniel Gafford, si sono parzialmente strette, compensando la falla provocata dall’infortunio di inizio traversata di Thomas Bryant. La squadra è per distacco quella col ritmo di gioco più alto, cui però non è sempre in grado di associare altrettanta efficienza e attenzione quando si tratta di infilare la palla nel cesto. Il timone è nelle salde mani di Brodie, in grado di armare al meglio i cannoneggiamenti dall’arco di Bradley Beal e sapersi prendere le personali responsabilità nei momenti clutch della partita. Si è passati dal giudicare fallimentare una stagione falcidiata dagli infortuni a cospargerci il capo di cenere, scusandoci col nativo di Inglewood per aver, ancora una volta, dubitato della sua perseveranza. La tempesta pare ora calmarsi. Il mare è calmo, il vento spinge la prua della nave lungo una rotta ora diradata e tranquilla (leggasi schedule da qui a fine regular season). “Terra! Terra!”, gridano i mozzi e i rematori, marinai e ufficiali. Reazioni del Capitano? Nessuna. Perché, fondamentalmente, a Russell Westbrook non è mai importato nulla.

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Tags: NBARussell WestbrookWashington Wizards

Massimiliano Bogni

Massimiliano Bogni

Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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