- Accoppiamenti tra quintetti iniziali–>lato Virtus: Pajola-Cinciarini, Belinelli-Visconti, Cordinier-Tambone, Abass-Ford, Dunston-Totè; lato Pesaro: Cinciarini-Cordinier, Tambone-Pajola, Visconti-Belinelli, Ford-Abass, Totè-Dunston. Visconti nello Starting Five per necessità, Shengelia dalla panchina per bilanciare uno squilibrio eccessivo in termini di creation e playmaking tra i lunghi che si creerebbe con Abass-Polonara da subito contemporaneamente sul parquet.
- Prime scelte della Virtus sulla difesa del P&R centrale di Pesaro: aggressive drop di Dunston e stunt in guardia di Pajola. Anche se il blocco è portato sul prolungamento del tiro libero, in quella via di mezzo pericolosissima da interpretare per le difese tra un middle P&R e un side P&R, non cambiano le scelte delle Vu Nere.
- Prime indicazioni dall’atteggiamento di Pesaro: tassativamente vietato sbilanciarsi a rimbalzo offensivo e prestare il fianco alla transizione virtussina. Totè e Ford non accennano nemmeno il tagliafuori, anticipando il rientro a protezione della propria area. Cambio sistematico tra le guardie su ogni consegnato Pajola-Cordinier in semitransizione. Letture affidate al difensore del bloccante sui P&R per azzardare il lato della penetrazione degli handler di Bologna.
- Termometro delle energie a disposizione della Virtus non è la qualità delle rotazioni da lato debole o quella della transizione difensiva, bensì la difesa POA. Prime due azioni con Pajola coinvolto in isolamento contro Tambone e Cinciarini – non esattamente Punter e Nunnally – e due volte in cui Pajo è comodamente battuto col primo palleggio. La Virtus si adegua e collassa con un passo d’anticipo. Di necessità, e di sofferenza, virtù. Abass dà del tu a Ford nella gestione del post-up, Dobric tiene due scivolamenti e contesta il jumper di Bluiett, ma Dunston-Totè e Visconti-Lundberg sono penetrazioni con l’area sguarnita che denotano un motore quantomeno ingolfato.
- Seconda chiara scelta di Pesaro: si anticipa sulla linea di corsa di Belinelli prima che il #3 riceva il blocco pin down o stagger per l’uscita. Alla lettura di Beli della scoperta linea di fondo e all’intesa con gli handler in punta lo sfruttare i tagli backdoor. Ci sono poi le scelte, ossia la teoria, e l’esecuzione di Visconti, ossia la pratica. E non necessariamente le due componenti collimano.
- La palla, dal P&R centrale di Pesaro, non riesce mai a uscire sul perimetro: la combinazione drop+stunt trasforma il pick&roll in un mero 2vs2, togliendo gli uomini sul perimetro dalla circolazione.
- Terza chiara scelta di Pesaro: sui P&R originati dalla ricezione in uscita dal blocco lo switch è sistematico. Vantaggio concesso non sul catch&shoot né sul palleggio-arresto-e-tiro ma sull’entry pass per il bloccante.
- 9-0 di controparziale Pesaro firmato banalmente dalla superiore energia di Totè rispetto a Dunston. Niente set speciali per il centro italiano, solo spazio e opportunità per mettere palla per terra e punire la logia difesa-non-difesa di un veterano costretto agli straordinari nell’1vs1 fisico. Stesso copione della sfida di Brindisi, con Totè a fare le veci di Jordan Bayehe.
- Shengelia da 5, la difesa Virtus cambia i connotati: non più drop ma show&recupero sul blocco sulla palla (quasi sempre, essendo Mazzola il 5 della second unit pesarese, pick&pop).
- Fine 1Q: 4 palle perse Virtus, 3 palle perse Pesaro. Buoni propositi non completamente rispettati, ma nemmeno disattesi in toto.
- Prima soluzione percorsa dalla second unit della Virtus: ricezione profonda in post di Shengelia. Poca efficacia nelle prime occasioni, rischio di accontentarsi di aver trovato la prima opzione e far vincere la stanchezza fisica e mentale nel confronto con la necessità faticosa di muoversi senza palla dietro l’angolo.
- Palla persa numero 4 di Pesaro che evidenzia la buona esecuzione di una scelta perseguita dalla Virtus sin dall’inizio: sul ribaltamento che precede il P&R si esegue deny defense, dando le spalle al mittente del consegnato e curandosi esclusivamente delle finte e del movimento del destinatario.
- Si corre di meno per le fatiche di EuroLeague? Si fa correre molto di più la palla in semitransizione. La tripla di Dobric del 25-21 è sfoggio, quasi arrogante, di maggiore proprietà tecnica della Virtus nei confronti di Pesaro. La tripla successiva di Hackett in transizione spacca definitivamente la gara: è QUESTO il momento cruciale, dove la “non superficialità” menzionata da Buscaglia nel pre-partita costa caro.
- Shengelia molto più efficace fronte a canestro sul perimetro che spalle in post basso: contro lunghi o più stazzati (Totè) o più mobili lateralmente (Mazzola) non è la serata per creare vantaggio nei pressi del ferro. Ma Toko è un campione e, anche con sofferenza, va in parte contro la propria indole ed è comunque efficace. Pesaro non ha la lunghezza di braccia negli esterni per contestare il tiro del georgiano se si decide di ruotare, non ha l’esplosività nei lunghi per reagire alla seconda azione difensiva e accoppiarsi oltre la linea da 3 punti. Se anche i compagni sono in ritmo, il tiro di Shengelia da fuori è un’ulteriore scintilla.
- Fine 2Q: 9 perse Virtus, 7 perse Pesaro. Maluccio per entrambe.
- Poco da segnalare a livello di variazioni sul tema nel secondo tempo. Almeno fino a 2’52” dalla fine del 3Q: sul 50-39 Virtus la Vuelle si schiera box&1 con Tambone a seguire Belinelli a uomo e gli altri 4 uomini (Cinciarini-Visconti in prima linea, Ford-Mazzola in seconda) a coprire i vertici del pitturato. Banchi replica inserendo il miglior creatore dal palleggio a roster (Lundberg) per Cordinier, anche se le prime due azioni Bologna continua a giocare per le uscite di Beli sfruttando il bonus. Controparziale Pesaro con Bologna che si intestardisce a penetrare non con Lundberg ma con Pajola (!) dal mezzo angolo: pochissima lucidità nel riconoscere chi possa fare cosa.
- A prescindere dalla tripla segnata da Abass che chiude il parziale pesarese e riporta il vantaggio di Bologna in doppia cifra, il solo osservare Maurizio Buscaglia con quasi entrambi i piedi in campo che salta e si agita nel telecomandare la propria difesa riconcilia con la passione che qualsiasi coach mette di settimana in settimana, a tutti i livelli. Ponendo anzi l’interrogativo su quanto senso abbia ormai dire “questa è una squadra da X”.
- Dopo alcuni possessi iniziali di assestamento, l’aggiustamento della Virtus produce dividendi: non più attaccare la zona dal palleggio ma dal post, individuando il 3 in seconda linea da isolare in post up e costringendo a scelte drastiche la difesa di Pesaro. Drastica, come rischia di diventare la scavigliata di Dobric a contesa ormai conclusa in questo specifico momento della stagione della Virtus. Decima stazione: Gesù è spogliato delle vesti.
- Fine partita: 16 perse Virtus, 9 Pesaro. Tutti i propositi, il loro rispetto e la loro aderenza al reale, sono andati a farsi benedire.
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